Cercano il bis
I No Tav vanno alla guerra: “Il campeggio si farà o saremo ovunque. E ci divertiremo più del previsto”
“Il campeggio si farà o saremo ovunque”. È una dichiarazione di guerra quella dei No Tav di fronte alle ordinanze che vietano il campeggio previsto in Val di Susa a Tradueviri da giovedì a domenica. Altro che dissenso democratico contro l’Alta Velocità. La galassia extraparlamentare legata all’ultrasinistra che sabato scorso ha assaltato gli agenti e devastato i cantieri, rilancia e provoca. Cercano il bis. “Non è la prima volta che si proclamano zone rosse. Ma la prima volta che fisicamente viene schierata la celere al di fuori dei presidi per impedire di campeggiare, sostare o muoversi liberamente. Non ci interessa aggiungere nient’altro se non che il campeggio si farà. E sarà più divertente di quello che potevamo prevedere”. Così gli attivisti No Tav in un comunicato stampa.
Val di Susa, i No Tav cercano il bis: il campeggio si farà
In mattinata il prefetto di Torino, Donato Cafagna, ha emesso diverse ordinanze in cui vieta da oggi a cessate esigenze di domenica l’accesso a piedi e la sosta di persone e mezzi nei comuni di San Didero e Bruzole, nelle aree vicine al cantiere Tav di San Didero. Una seconda ordinanza prefettizia vieta nei comuni di Bruzolo Bussoleno, Chiomonte, Giaglione, San Didero e Susa, di detenere, senza giustificato motivo materiali idonei all’occultamento del viso, come caschi, maschere antigas e passamontagna. E oggetti potenzialmente utilizzabili come mezzi contundenti, come fumogeni materiale esplodente. Infine con una terza ordinanza si vieta l’accesso per la durata del campeggio a sentiero, aree boschive nei comuni di Giaglione e Piemonte e il posteggio e la sosta nei comuni di Susa e nelle frazioni Traduerivi e San Giuliano. Contromisure necessarie a impedire un drammatico bis di sabato scorso.
Le ordinanze del prefetto di Torino che vietano la sosta di persone e mezzi
Ma per i bravi ragazzi che hanno ferito 130 agenti di polizia, incendiato camionette, mandato in fumo le attività del cantiere la violenza è una religione, ammantata malamente di impegno civile. “Le lotte sociali e la battaglia contro il Tav ci hanno insegnato che a problemi ci sono sempre soluzioni. E l’importante è tenere quel punto”, si legge ancora nella nota stampa. “Dunque, andiamo avanti, ci prenderemo questi giorni per fare quello che volevamo fare e forse qualcosina in più”. L’escalation verbale non promette nulla di buono. “Giorni per conoscerci, discutere della guerra in corso, parlare di autonomia energetica e di come resistere di fronte lo scenario di crisi internazionale, giorni per parlare del Tav e unire la Val di Susa alle lotte globali, le lotte globali alla Val di Susa. A sgomberi, zone rosse, jersey e militarizzazione rispondiamo con un sorriso e andiamo avanti nella lotta. Ci vediamo intanto al presidio di Venaus. Se non ci lasciano nessuno spazio, noi saremo ovunque”.
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