I dati di Washington
Dal Fmi la pagella più attesa: conti ok, lavoro record e banche in salute. “Italia solida e resiliente”
Brutte notizie per la sinistra, ottime per l’Italia: i conti sono a posto, la crescita non eccezionale, causa contesto internazionale, ma resiliente, il lavoro in crescita una medaglia al petto, il Pnrr viaggia molto bene e sul tappeto restano i bubboni del deficit e del debito pubblico, eredità delle giostre contabili degli anni grillini. Da Washington il Fmi, il Fondo Monetario Internazionale, promuove l’Italia, non a pieni voti ma con una buona pagella costruita su sacrifici e serietà. E parla di sostanziale solidità del sistema finanziario, “caratterizzato da un’efficace vigilanza e da banche capaci di dimostrare resilienza anche in scenari avversi estremi”. Nel suo rapporto, si parla di un’economia che ha mostrato capacità di tenuta, con occupazione vicina ai massimi storici, un sistema bancario più solido rispetto al passato e progressi nel risanamento dei conti pubblici. Dall’altra, restano nodi strutturali che continuano a limitare il potenziale di crescita: debito elevato, produttività debole e una partecipazione al mercato del lavoro ancora inferiore rispetto ai principali partner europei. Nessun commento ancora pervenuto da gufi e disfattisti dell’opposizione, ma c’è sempre tempo…
Il rapporto del Fmi sull’Italia
La consultazione dell’Articolo IV’ del Fmi sull’Italia, si legge che il Pil italiano crescerà dello 0,5% nel 2026 e nel 2027, confermando lo stesso ritmo del 2025, mentre nel 2028 la crescita dovrebbe accelerare allo 0,8%. Una dinamica positiva, ma insufficiente per ridurre rapidamente il divario accumulato negli ultimi decenni rispetto alle economie più avanzate. Il vero problema dell’Italia è proprio quello legato alla crescita potenziale. A sostenere l’attività economica continueranno a essere gli investimenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma l’invito del Fmi è a trasformare le risorse in una leva per la produttività.
Il Fmi riconosce i progressi compiuti nel consolidamento fiscale, grazie anche al rafforzamento dell’avanzo primario e al miglioramento della compliance fiscale, ma avverte che il debito “rimane troppo elevato” e “vulnerabile agli shock”. Le stime indicano un rapporto debito/Pil al 138,2% nel 2026, dopo il 137,1% previsto per il 2025. Per il Fondo, l’Italia dovrà mantenere “una linea di disciplina fiscale”, migliorando l’efficienza della spesa pubblica, razionalizzando le agevolazioni e rafforzando il contrasto all’evasione. Un risanamento credibile “resta essenziale” anche per preservare la fiducia dei mercati e contenere il rischio di nuove tensioni sul costo del debito.
Aumentate innovazione e produttività
Washington sottolineano la necessità di accelerare su digitalizzazione, innovazione e adozione delle nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale. E poi serve capitale umano: ovvero formazione, maggiore partecipazione al lavoro (stimolando soprattutto l’occupazione femminile e giovanile) e un contesto più favorevole agli investimenti. Anche perché, altro tasto dolente segnalato più volte dal Fmi, aumentare l’offerta sarà fondamentale in un Paese alle prese con un rapido invecchiamento della popolazione. Resta infine il fattore bollette. Il Fondo conferma che la forte dipendenza italiana dai combustibili fossili importati “espone il Paese agli shock sui prezzi internazionali”. Il Financial Sector Assessment Program (Fsap), incluso nella valutazione Article IV, evidenzia un sistema bancario “complessivamente solido e resiliente” anche “in scenari avversi”.
Confermate le stime di crescita dello 0,5% nel 2026 e nel 2027 (+0,8% del 2028). Nel breve periodo, “il conflitto in Medio Oriente e l’elevata incertezza globale sono fattori che peseranno”, ha detto la capo missione Lone Christiansen, secondo cui “bassa produttività e dinamiche demografiche sfavorevoli sono fattori di freno nel medio periodo”.