Le nuove ricerche
Da Garlasco alla Sacra Sindone: dal Dna nuove risposte sul “lenzuolo di Cristo”. Le prime risposte
Sindone, parla il Dna. Uno studio italiano pubblicato su ‘Scientific Reports’ (gruppo Nature) svela la storia genetica del Sacro sudario custodito nella Cattedrale di Torino, partendo dalla collezione ufficiale di campioni prelevati nella notte tra l’8 e il 9 ottobre 1978 dal medico legale Pierluigi Baima Bollone. Il lavoro nasce da un progetto di ricerca condotto congiuntamente tra il settembre 2022 e il dicembre 2025 dall’università di Padova (referente Gianni Barcaccia) e dall’università di Pavia (referente Alessandro Achilli), con la partecipazione di istituzioni nazionali e internazionali.
Le nuove ricerche sulla Sacra Sindone grazie al Dna
La Sindone, un lenzuolo funerario di lino che porta impressa l’immagine frontale e dorsale di un uomo con evidenti lesioni traumatiche, è da secoli oggetto di interesse storico, religioso e scientifico, ricordano da UniPd e UniPv. Analisi precedenti, tra cui la datazione al radiocarbonio del 1988 eseguita dai laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo, collocano il tessuto tra il 1260 e il 1390 d.C. Un intervallo coerente con la più antica raffigurazione nota della Sindone, il medaglione votivo di Lirey conservato al Museo Nazionale del Medioevo di Parigi, databile tra il 1350 e il 1418 d.C. Le analisi metagenomiche presentate nel nuovo lavoro hanno esaminato Dna isolato da residui organici di diversa origine presenti sui frammenti raccolti ufficialmente. I dati ottenuti mostrano “condizioni di conservazione complesse, consistenti contaminazioni ambientali e molteplici interazioni antropiche accumulate nel tempo”.
Complessivamente, i risultati rappresentano per gli autori “un contributo originale e significativo alla sindonologia: l’analisi del Dna dei campioni ufficiali del 1978 raccolti dal professor Baima Bollone offre una mappatura dettagliata delle tracce biologiche accumulate sulla Sindone nel corso dei secoli, documentando sia lignaggi umani compatibili con popolazioni dell’Eurasia occidentale e dell’area del Mediterraneo, sia un ampio spettro di contaminanti ambientali, e ricostruendo in modo sistematico l‘impronta genetica lasciata sulla Sindone da secoli di interazioni sociali, culturali ed ecologiche”.
Tutto inizia con il professor Baima Bollone
Il gruppo di Pavia, che si è occupato dell’estrazione del Dna nel laboratorio per il Dna Antico di UniPd, evidenzia i problemi incontrati nello studio e, insieme, il valore scientifico della ricerca. “Nonostante le difficoltà legate al tipo di campione analizzato, sia in termine di quantità che di qualità – afferma Nicola Rambaldi Migliore – siamo stati in grado di estrarre Dna e ottenere sequenze genomiche da 7 dei frammenti disponibili”. Achilli riferisce di aver identificato “una linea genetica (mitocondriale) predominante che è caratteristica degli ebrei ashkenaziti, ma che corrisponde esattamente a quella del professor Baima Bollone, che ha prelevato i campioni nel 1978″, sottolineando come “la presenza di cheratine e altre proteine della pelle identificate tramite analisi proteomica confermerebbe che le procedure di prelievo dei frammenti non erano sterili, ad esempio senza guanti”. Benché “la contaminazione al momento del prelievo ha purtroppo coperto molte delle tracce genetiche precedenti”, osserva Antonio Torroni, “sono stati identificati anche altri lignaggi di Dna umano, tra cui un profilo diffuso nell’Eurasia occidentale e un profilo meno comune, ma prevalente in Medio Oriente, in particolare tra i Drusi, ma purtroppo non è possibile datare queste linee”. Riguardo alle nuove analisi radiocarboniche di due fili provenienti dal reliquiario della Sindone, collocandoli tra il 1451 e il 1799, coerentemente con interventi di riparazione documentati a seguito dell’incendio della cattedrale di Chambéry del 1532, Achilli aggiunge che “questo dato sarebbe ulteriormente confermato dalla presenza nei due fili analizzati di proteine tipiche delle fibre di seta, che potrebbe essere stata utilizzata durante la riparazione”.