Contropiede
Caro Michele Serra, sul Quirinale non decidono gli intellò sulla tua amaca
Rispondo a Michele Serra (Repubblica, 1 luglio) secondo il quale, forzo un po’, i presidenti delle Camere (La Russa e prima Fini), seconda e terza carica dello Stato, possono essere “di destra” o “post-fascisti” come piace scrivere a Michele; e può esserlo anche la presidente del Consiglio dei ministri, la signora Meloni. Hanno tutti giurato sulla Costituzione: “antifascista” dice Serra, ma sulla Carta la parola non c’è. Ha giurato anche Giorgia che può apporre ed opporre i segreti di Stato: l’unica ad avere in mano questo rischiosissimo potere che non condivide con alcuno, per preservare la “salus rei publicae” (suggerisco la lettura della sentenza 86/1977 della Consulta).
Non risultano spergiuri, né abusi o deviazioni, ma non serve: al Colle più alto, la destra no. Dice lui. Serra mente, lo sa: non esistono “ragioni strutturali” che impediscono l’elezione parlamentare – perché è con questo procedimento vintage che si fanno ancora i Presidenti della Repubblica – di un uomo o di una donna di destra al Quirinale. Io preferisco una donna non per fare un dispetto a lui, principe degli intellò, ma perché c’è una signora che ha il curricolo di prima donna premier, di prima personalità di destra in quel ruolo, di prossimo inquilino di Palazzo Chigi col contratto di affitto più lungo, e ancora di prima italiana a lunga scadenza nei consessi dei capi di Stato e di governo dove l’Italia era stabilmente cangiante.
Dopo le elezioni politiche del 2027 potrebbe essere lei il decisore massimo del futuro abitante del Quirinale, pro altri o pro se stessa; come piacerebbe a me (dubito a lei); non fosse altro per mettere fine alla deriva “regale” dei presidenti di sinistra. Napolitano bissò il mandato e Mattarella, che aveva esibito i pacchi dell’addio, è lanciato verso il quattordicesimo anno di sacrificio al Colle.
Diciamo una rispettosa verità: sono presidenti senza precedenti la cui rielezione è stata una ferita al carattere repubblicano della Costituzione “antifascista”. La doppia mandata dei Capi dello Stato progressisti – un tempo aborrita dai costituzionalisti come simil-autoritaria, se non peggio e non scrivo la brutta parola – è una macchia nella storia della nostra Costituzione e della sinistra italiana, nel cui pantheon Serra ha pronta la nicchia. Non c’e bisogno di stropicciare la Carta: per avere un Presidente della “rive droite”, è sufficiente vincere le elezioni e poi ricucire la ferita monarchico-“antifascista”. Decide l’urna, non l’amaca.