Roma batte Tokyo
Altro che Italia travolta dai dazi: il Belpaese corre nell’export e supera pure il Giappone
Nei primi cinque mesi del 2026 le vendite all’estero crescono del 3,4% e il surplus commerciale sale a 20,1 miliardi
Economia - di Alice Carrazza - 17 Luglio 2026 alle 14:22
Altro che Italia travolta dai dazi: il Belpaese continua a correre sui mercati internazionali e, nell’arco degli ultimi dodici mesi, consolida persino il sorpasso sul Giappone. Tra giugno 2025 e maggio 2026 le esportazioni italiane hanno raggiunto 760,4 miliardi di dollari, contro i 757 miliardi del Paese del Sol Levante. Un risultato storico, arrivato mentre il commercio mondiale deve fare i conti con le tariffe americane, due guerre e la debolezza delle principali economie europee.
I numeri smentiscono i catastrofisti
I dati vanno letti senza indulgere nel catastrofismo di chi aveva già dipinto l’Italia come la prima vittima sacrificale della nuova stagione protezionistica statunitense. Secondo l’Istat, a maggio l’export italiano è cresciuto del 4,1% rispetto allo stesso mese del 2025. Nei primi cinque mesi dell’anno l’aumento è stato del 3,4%.
Una parte della spinta deriva da flussi eccezionali: le vendite di metalli preziosi alla Svizzera sono aumentate del 267%, mentre quelle di farmaci alla Cina hanno registrato un balzo del 232%. Allo stesso tempo, alcuni comparti tradizionali del Made in Italy attraversano una fase più complessa. Tessile, abbigliamento e calzature arretrano complessivamente del 2,3%, mentre i mobili perdono il 7,4%.

L’export tiene
L’effetto dei dazi imposti dall’amministrazione Trump si nota giusto sui beni di consumo. Eppure, nei primi cinque mesi del 2026, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono comunque aumentate del 2,3%, sostenute dalla farmaceutica, in crescita del 12,4%, e dalle macchine e apparecchi, che avanzano del 7,3%. In calo del 12,4%, invece, alimentari e vini, tessili, abbigliamento e mobili.
Insomma, il quadro generale smentisce la narrazione di un sistema produttivo italiano incapace di reagire. Le imprese stanno diversificando mercati, prodotti e destinazioni, compensando almeno in parte le difficoltà americane e la debolezza europea.
La spinta arriva dai mercati extra-Ue
L’export verso i Paesi extra-Ue è cresciuto del 4,5%, contro il 2,5% registrato all’interno dell’Unione. La Germania, primo mercato di riferimento per l’Italia, resta ferma e registra un calo del 2,2%. Arretrano anche Spagna e Belgio, mentre tengono Francia, Austria e Polonia.
Il surplus sale a 20 miliardi
Il dato più solido riguarda però la bilancia commerciale. Nei primi cinque mesi del 2026 l’Italia ha prodotto un surplus con l’estero pari a 20,1 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 17,4 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Escludendo l’energia, l’avanzo sale addirittura a 41,9 miliardi, grazie al contributo dei beni di consumo, dei prodotti durevoli e dei beni strumentali.
Dieci anni per colmare un abisso
È su questi numeri che si misura la competitività di un Paese. Nel 2015 il Giappone esportava 168 miliardi di dollari in più dell’Italia. Dieci anni dopo, Roma e Tokyo si contendono il quarto posto tra i maggiori esportatori mondiali, insieme alla Corea del Sud.
Il sorpasso potrebbe durare mesi, oppure consolidarsi nel tempo. I cambi, i prezzi e le oscillazioni del commercio globale possono modificare rapidamente le classifiche. Ma il significato politico ed economico resta: l’Italia non è il malato d’Europa descritto dai sinistri professionisti della sfiducia. È una potenza manifatturiera capace di competere ai vertici mondiali anche nelle condizioni più difficili.