Il discorso al Monte Rushmore
4 luglio, Trump: «La nostra identità sotto attacco, la minaccia comunista è tornata». Il caldo fa saltare la parata di Washington
Il sogno americano, la grandezza della nazione a livello internazionale e i pericoli interni: per i 250 anni dell'indipendenza il presidente Usa punta tutto sulla base Maga e torna a parlare «dell'Età dell'Oro dell'America»
Esteri - di Gabriele Caramelli - 4 Luglio 2026 alle 09:47
Gli Usa festeggiano il 4 luglio in una cornice di caldo torrido, tra i Mondiali di calcio e la ricorrenza del 250° anniversario dell’indipendenza. Prima della festa istituzionale e nazionale, il presidente Donald Trump si è recato sul monte Rushmore per tenere un discorso identitario alla vigilia, attaccando «radicali ed estremisti interni» e rendendo omaggio ai quattro presidenti scolpiti su pietra.
Le celebrazioni ufficiali, come ormai prassi negli Stati Uniti polarizzati dalla presidenza Trump, si tengono su un doppio binario. Da un lato America250, l’organizzazione istituzionale e bipartisan istituita dal Congresso nel 2016 e finanziata con 150 milioni di dollari di fondi federali; dall’altro Freedom 250, la potente macchina costituita da donazioni private e creata dal tycoon per festeggiare la storica ricorrenza a modo suo. Nel frattempo, la parata a Washington è stata annullata a causa del caldo, per la sicurezza dei partecipanti, degli spettatori e del personale.
Indipendenza, Trump: «La nostra identità attaccata dal radicalismo interno e dal comunismo»
«Vediamo la nostra identità americana sotto un rinnovato attacco – ha spiegato Trump -. Una generazione dopo aver combattuto e vinto la Guerra Fredda contro la minaccia del comunismo, assistiamo ora a una rinascita della minaccia comunista nel nostro Paese». Poi ha aggiunto che «in tutte le cronache dei secoli, mai prima d’ora una nazione ha celebrato un trionfo così magnifico come questo… A 250 anni, l’America è la Repubblica più antica del mondo. Siamo il popolo più libero del mondo. Abbiamo la Costituzione più giusta e duratura del mondo. Siamo il Paese più forte e potente del mondo. E per grazia di Dio, gli Stati Uniti d’America sono la nazione di maggior successo, più realizzata e più eccezionale mai esistita nella storia dell’umanità».
Il ricordo dei quattro presidenti americani più importanti
Trump non ha dimenticato di ricordare i volti dei quattro presidenti americani più importanti, scolpiti sul Rushmore: George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt, e Abraham Lincoln. «Questi sono gli uomini che hanno proclamato la libertà, conquistato la nostra libertà, salvato la nostra libertà e garantito la nostra libertà – ha evidenziato l’inquilino della Casa Bianca -. Erano uomini d’azione, uomini ambiziosi, uomini audaci, uomini del destino e uomini di grande intelligenza». E ancora: «Ricordiamo che ciò che abbiamo creato in questo Paese non è la via naturale del mondo, non è la norma, è l’eccezione, è raro, è inestimabile ed è veramente miracoloso».
L’elogio finale agli Usa
«Durante tutta la storia dell’umanità, la maggior parte delle persone nella maggior parte dei luoghi ha vissuto una vita afflitta da sofferenza, povertà, sfruttamento, violenza e miseria – ha affermato Trump -. L’identità di una nazione è il destino di una nazione, e l’America ha un destino come nessun altro, perché siamo un popolo come nessun altro».
Per concludere, ha rilanciato dopo tanto tempo le convinzioni e gli obiettivi dei suoi sostenitori Maga: «Tutti ci rispettano come nessun’altra nazione. E voglio dirvi che il meglio deve ancora venire. Il sogno americano vive ancora e la bandiera americana sventola più fiera che mai. Questo è solo l’inizio dell’Età dell’Oro dell’America. E insieme, renderemo l’America più grande, migliore e più forte che mai. Ve lo prometto. È un onore essere il vostro presidente».