Dall'Olimpico al Dall'Ara
Tutti pazzi per Max Pezzali: in un’epoca di prediche lui fa solo musica. E anche i radical chic applaudono
Lo stadio Olimpico tutto esaurito per due giorni di seguito: oltre 120mila spettatori in due notti magiche e altri due concerti già “sold out” a Bologna. Max Pezzali continua a macinare record e a sorprendere: ai suoi concerti cantano insieme ventenni, cinquantenni e perfino gli intellettuali di sinistra, come osserva lo scrittore Arnaldo Casali.
Tra il pubblico della prima data romana c’erano anche Laura Pausini e Fiorello, immortalati in un video pubblicato dalla cantante mentre intonano La regola dell’amico. Tra i personaggi noti che hanno voluto immortalarsi anche Roberta Bruzzone e David Parenzo, a conferma di un pubblico trasversale che va ben oltre gli appassionati storici degli 883.
Ma il dato più curioso è forse un altro. A colpire non sono soltanto i numeri, ma la composizione del pubblico. Non solo famiglie, nostalgici degli anni Novanta e giovani che hanno scoperto gli 883 sulle piattaforme digitali. Come ha ammesso lo stesso Casali, all’Olimpico c’erano anche «gli intellettuali di sinistra», a dimostrazione di un fenomeno che supera appartenenze politiche e culturali.
Dopo il trionfo romano, Pezzali si prepara ora a conquistare anche Bologna, dove le due date allo stadio Dall’Ara sono già sold out. In scaletta tutti i grandi classici: da Hanno ucciso l’Uomo Ragno a Come mai, passando per Gli anni, Nord Sud Ovest Est e La dura legge del gol. Oltre due ore di musica che trasformano ogni concerto in un enorme karaoke collettivo.
«Non fa politica, fa musica»: il post che conquista i social
Il successo dell’artista ha acceso anche il dibattito sul web. A fare il giro dei social è stato soprattutto il post pubblicato dalla pagina “Siete dei poveri comunisti”, che ha individuato proprio nella scelta di non trasformare il palco in una tribuna politica uno dei motivi del successo di Pezzali.
«In un tempo in cui molti artisti scelgono il palco per lanciare messaggi politici, spesso prevedibili e divisivi, Max Pezzali continua a fare qualcosa di diverso: fare musica», si legge nel post. E ancora: «Non servono slogan per lasciare un segno. A volte basta una canzone che, dopo tanti anni, continua a farci sentire parte della stessa storia».
Una riflessione che ha trovato ampio consenso sui social perché intercetta una sensazione sempre più diffusa: quella di un pubblico che cerca nei concerti emozioni e condivisione, più che sermoni o prese di posizione politiche.
Un tuffo meraviglioso ne “Gli anni d’oro del grande Real, Gli anni di Happy Days e di Ralph Malph, Gli anni delle immense compagnie…” Grazie @MaxPezzali per queste 2h di pura energia!! 🎉🎉🎉✈️✈️✈️✈️ #olimpico pic.twitter.com/4LGWpwTaaL
— David Parenzo (@DAVIDPARENZO) June 23, 2026
Anche la pagina Music Story ha raccontato il concerto come «una gigantesca festa della memoria», sottolineando come oltre 60mila persone abbiano cantato ogni brano dall’inizio alla fine, trasformando lo stadio in un unico, enorme coro.
L’abbraccio di Pezzali a Roma: «Un cuore pieno di gratitudine»
Al termine delle due serate romane è stato lo stesso Max Pezzali a condividere tutta la sua emozione. «Sono state due serate difficili da credere. Ogni anno Roma cresce sempre di più. Due Olimpico colmi di persone e di storie e un cuore pieno di gratitudine. Ci rivediamo il 16 e 17 gennaio con il nuovo show nei Palasport». Parole che confermano il momento straordinario dell’artista, capace di riempire gli stadi a oltre trent’anni dall’esordio degli 883.
Casali prova a spiegare il fenomeno: «Anche gli intellettuali di sinistra erano allo stadio»
Proprio il successo di Pezzali ha spinto lo scrittore Arnaldo Casali a pubblicare una lunga riflessione su Facebook. Pur ribadendo di non aver mai amato gli 883 negli anni Novanta, Casali riconosce che la loro apparente semplicità rappresenta una delle ragioni del successo, richiamando perfino il celebre saggio di Umberto Eco dedicato a Mike Bongiorno. Ma è soprattutto una frase del suo intervento ad aver colpito: «Il problema è che anche gli intellettuali di sinistra, ieri, erano allo stadio a cantare con Max Pezzali». Una constatazione che, forse più di tante analisi sociologiche, racconta la forza di un artista capace di mettere insieme pubblici molto diversi.
Che lo si consideri il cantautore della provincia italiana o semplicemente uno degli interpreti più popolari della musica italiana, il dato è difficilmente contestabile: Max Pezzali continua a riempire gli stadi come pochi altri artisti e, senza trasformare i concerti in comizi o manifesti ideologici, riesce ancora a unire un pubblico trasversale. Un risultato che, oggi, sembra quasi un’eccezione.