La beffa per una pensionata
Trova 51 milioni di lire in soffitta: chiede il cambio in euro, ma per il Tribunale di Genova sono carta straccia
La storia incredibile di una pensionata 94enne e delle vecchie banconote dimenticate. Dopo anni di battaglia legale arriva la sentenza: perché quei soldi non potranno essere convertiti
Pensava di avere assicurata una serena vecchiaia grazie all’inatteso tesoretto in lire ritrovato in soffitta, ma per una donna genovese di 94 anni quel sogno è diventato un incubo. La protagonista della vicenda aveva conservato per anni una montagna di vecchie lire: ben 455 banconote da 100 mila lire e 110 da 50 mila lire, per un totale di 51 milioni di lire. Tradotti in euro, oltre 26 mila euro.
Convinta di avere ancora diritto alla conversione, si è rivolta alla Banca d’Italia chiedendo il cambio delle banconote. Da qui è iniziata una lunga battaglia giudiziaria culminata con una recente sentenza del Tribunale di Genova. A dare notizia della sentenza Associazione Italia, che si occupa, tra le altre cose, su scala nazionale del cambio lire ed euro.
Il nodo delle lire mai cambiate
La questione affonda le radici nei travagliati anni del passaggio dalla lira all’euro. In origine la legge consentiva ai cittadini di convertire le vecchie banconote fino al 28 febbraio 2012. Successivamente, nel 2011, il governo anticipò improvvisamente la prescrizione delle lire ancora in circolazione. Una decisione che venne poi bocciata dalla Corte Costituzionale nel 2015 perché lesiva dell’affidamento dei cittadini.
Molti italiani interpretarono quella sentenza come una riapertura generalizzata dei termini per il cambio. Ma la realtà giuridica si è rivelata molto più complessa.
Perché la donna ha perso la causa
Secondo il Tribunale, il problema non riguarda l’esistenza delle banconote, bensì il fatto che non è stata dimostrata una richiesta formale di conversione effettuata entro i termini utili. I giudici hanno richiamato anche il più recente orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui il diritto al cambio delle lire resta soggetto a prescrizione e può essere salvato soltanto da atti formali capaci di interromperne il decorso.
Nel caso specifico, la donna – assistita dagli avvocati Alessandro Romanò e Stefano Rossi – non è riuscita a provare di aver presentato in tempo una richiesta valida e documentata.
Non era la Banca d’Italia il soggetto da citare
La sentenza contiene anche un altro passaggio importante.
Il Tribunale ha stabilito che la Banca d’Italia non è il soggetto passivamente legittimato nelle controversie sul diritto alla conversione delle lire. Secondo il giudice, la titolarità del rapporto farebbe capo allo Stato, rappresentato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, mentre la Banca d’Italia svolgerebbe soltanto funzioni operative ed esecutive.
Una conclusione che ha contribuito al rigetto delle richieste avanzate dall’anziana. I legali della pensionata genovese hanno annunciato che presenteranno ricorso alla Corte europea per i diritti dell’uomo perché il nostro Paese è l’unico, (tra quelli europei) a non convertire le ex monete nazionali in euro.
Cosa succede oggi alle vecchie lire
La vicenda riaccende una domanda che molti italiani continuano a porsi: cosa fare se si ritrovano vecchie lire in casa? La risposta, purtroppo per i nostalgici, è poco incoraggiante. Le pronunce più recenti della magistratura confermano infatti che la possibilità di conversione non è illimitata e che il decorso della prescrizione rappresenta un ostacolo difficilmente superabile.
In altre parole, trovare oggi un pacco di vecchie banconote dimenticate in un cassetto non significa automaticamente poterle trasformare in euro.
Per la pensionata genovese, quei 51 milioni di lire resteranno quindi soltanto un ricordo di un’altra epoca. Un patrimonio che sulla carta valeva oltre 26 mila euro, ma che il tribunale ha considerato ormai definitivamente fuori tempo massimo. A meno di clamorosi colpi di scena dalla Corte europea.