La lente sul web
Terrorismo, blitz dei Ros a Latiano: arrestato un palestinese, inneggiava alla jihad e al martirio
L’indagine della Dda di Lecce è nata da un profilo social segnalato dai carabinieri. Perquisito anche un connazionale di 25 anni, indagato a piede libero per la stessa ipotesi di reato
Cronaca - di Alice Carrazza - 18 Giugno 2026 alle 14:41
Tutto è partito dal web. Foto, video, commenti sul conflitto a Gaza, pubblicati su una nota piattaforma social. Materiale apparentemente disperso nel flusso della rete, ma sufficiente a far scattare, nell’aprile 2025, una segnalazione all’autorità giudiziaria da parte di una stazione dei carabinieri del comando provinciale di Brindisi. Da lì l’indagine è passata al Ros, che ha seguito contatti, pubblicazioni e linguaggio usato dai due uomini finiti al centro dell’inchiesta. Nella notte l’attività investigativa ha portato all’arresto di un trentenne di origini palestinesi, residente nella provincia pugliese. L’accusa è istigazione a commettere delitti, aggravata dall’utilizzo di sistemi informatici e telematici e dalla finalità terroristica. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Il blitz nel Brindisino
A eseguire il provvedimento sono stati i carabinieri del Raggruppamento operativo speciale, con il supporto della struttura provinciale dell’Arma, dei militari del Gis, del VI nucleo elicotteri di Bari e del nucleo cinofili di Tito. Contestualmente è stata disposta una perquisizione domiciliare nei confronti di un connazionale di 25 anni, indagato ma a piede libero per la stessa ipotesi di reato.
L’inchiesta, diretta dalla Dda leccese sotto il coordinamento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, non si ferma alla semplice presenza di contenuti politici sulla crisi mediorientale. Secondo gli investigatori, il trentenne avrebbe compiuto un salto di qualità: dalla solidarietà alla causa palestinese a un’adesione sempre più esplicita alla retorica jihadista.
Il salto verso l’apologia
Il tutto accompagnato da manifestazioni di «apologia verso le azioni di terrorismo» e verso il martirio come forma suprema di devozione religiosa. Il punto più delicato riguarda le dichiarazioni di «aperto sostegno ideologico a intraprendere azioni dirette». È qui che, nella ricostruzione dell’accusa, il confine tra opinione, propaganda e istigazione sarebbe stato oltrepassato. Gli atti parlano di contenuti diffusi con frequenza sulle piattaforme digitali, nei quali venivano glorificati lo shahīd e la jihad, esaltato l’attacco armato anche contro obiettivi civili e legittimato l’uso della violenza contro gli «infedeli».
La rete come terreno d’indagine
Il caso di Latiano conferma un dato ormai acquisito: nel Paese possono nascondersi vere e proprie bombe a orologeria ideologiche, cresciute nell’ombra di uno smartphone e di una connessione internet. «La vera sfida, quella che Fratelli d’Italia porta avanti con coerenza, è intercettare e spezzare sul nascere i processi di radicalizzazione», chiarisce Emanuele Loperfido, deputato e vicepresidente del Comitato anti-terrorismo dell’Osce. «Ribadisco la necessità inderogabile di continuare a investire con decisione sia sul potenziamento delle capacità investigative che sulla prevenzione, con un focus particolare sulle giovani generazioni. Contrastare l’estremismo violento non significa solo agire quando la minaccia è conclamata».
“Il cambio di passo grazie al governo”
L’arresto nel Brindisino non è l’unico, arriva infatti a poche ore da un’altra operazione, a Bologna, dove un sedicenne è stato fermato per la diffusione di materiale di matrice suprematista. Su quell’episodio la maggioranza aveva espresso il proprio plauso alle Forze di polizia e all’intelligence, riconoscendo «l’altissimo valore del lavoro quotidiano» svolto sul fronte della prevenzione e della sicurezza.
Augusta Montaruli, vicecapogruppo di FdI alla Camera, aveva richiamato anche il decreto sicurezza, rivendicando l’introduzione del reato di detenzione di materiale con finalità di terrorismo come strumento per colpire anche l’autoaddestramento e i cosiddetti lupi solitari. «Da quel momento in poi le Forze di Polizia hanno avuto uno strumento in più per perseguire persone oggettivamente pericolose», ha dichiarato, parlando di «inversione di rotta» rispetto ai tempi in cui era la sinistra alla guida del Paese. «La giovane età al centro delle indagini che hanno portato agli arresti negli ultimi mesi è un dato, e ciò deve far riflettere su un certo buonismo che non può essere mai scudo per azioni che attentano lo Stato. Con il decreto sicurezza invece abbiamo dato una risposta ferma», ha aggiunto. «Il Governo Meloni sta incidendo in maniera significativa per la sicurezza della nostra nazionale».