Operazione in tutta Italia
Sgominata la “mafia” dei migranti: 6500 euro per il “visto”. Meloni aveva denunciato tutto nel 2025
La “mafia” dei permessi e dei visti era fatta di colletti bianchi che falsificavano documenti e attiravano in Italia i migranti in cambio di soldi, tanti, in grado di oliare i “meccanismi”. Stanotte in tutta Italia è scattata l’operazione anti-frode sull’immigrazione, in tutta Italia ma con epicentro in Puglia: 30 indagati.
Nel 2025 la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva presentato un esposto alla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo per segnalare presunte irregolarità nel sistema dei permessi di soggiorno legati al decreto flussi. Successivamente, diverse indagini della magistratura hanno riguardato presunti sistemi fraudolenti basati su false assunzioni, identità digitali create ad hoc e richieste irregolari di permessi di soggiorno. Da lì sono scattate le operazioni che hanno portato alla scoperta del meccanismo fraudolento.
Migranti, Meloni, permessi e tangenti
I cittadini stranieri migranti avrebbero pagato fino a 6.500 euro per ottenere il nulla osta e il visto d’ingresso. E’ quanto accertato dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Taranto che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 30 persone, nelle province di Taranto, Lecce, Foggia, Matera, Campobasso, Milano, Verona, Ragusa e Latina. Le pratiche sarebbero state gestite da un Caf (centro di assistenza fiscale) di Taranto con il coinvolgimento di intermediari e imprenditori compiacenti. Gli indagati sono ritenuti presunti responsabili, a vario titolo, di ‘associazione per delinquere aggravata finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina’ e di ‘favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravato e continuato in concorso’. I migranti, come denunciato dalla Meloni nel 2025, diventavano così business per gli italiani.
L’operazione giunge al termine di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dalla Procura di Taranto. Secondo l’ipotesi accusatoria, il gruppo avrebbe sfruttato il sistema del Decreto Flussi per agevolare l’ingresso irregolare in Italia di centinaia di cittadini extracomunitari, prevalentemente provenienti da Pakistan, Bangladesh e India, attraverso false richieste di lavoro presentate sul portale ‘Ali’ del Ministero dell’Interno. Il gruppo avrebbe sfruttato il sistema del Decreto Flussi per agevolare l’ingresso irregolare in Italia di centinaia di cittadini extracomunitari.
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