Stanziamento da 420 milioni
Scuola, viaggi studio all’estero per 150mila studenti. Meloni: «Le barriere linguistiche non devono fermare il talento» (video)
Il governo presenta ill programma "Gli studenti italiani in Europa": consentirà soggiorni interamente spesati per i ragazzi meritevoli. Valditara: «Il più grande piano di potenziamento linguistico e internazionalizzazione mai pensato per la scuola italiana, sette volte più grande del piano Erasmus»
Con uno stanziamento di 420 milioni di euro e il coinvolgimento di 150mila studenti e 15mila docenti, il governo ha varato «il più grande piano di potenziamento linguistico e internazionalizzazione mai pensato per la scuola italiana, sette volte più grande del piano Erasmus». A spiegarlo è stato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, nel corso dell’incontro “Gli studenti italiani in Europa”, presso la Sala Aldo Moro del Mim. L’appuntamento ha registrato un fuori programma che dà la misura dell’investimento politico fatto dall’esecutivo: la partecipazione non prevista della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La sorpresa di Meloni agli studenti
La premier è arrivata trafelata, scherzando sul fatto che «l’ascensore non c’era qua». Davanti alla platea dei rappresentanti degli studenti ha ricordato quanto siano state importanti per lei le prime esperienze politiche studentesche e le assemblee in particolare, che come poche altre cose le hanno insegnato «cosa fosse la politica». «È una delle cose più complesse che si possano fare nella propria vita e quindi fate bene, perché quello che state facendo vi insegnerà molto, qualsiasi siano le scelte che farete nella vostra vita», ha sottolineato.
Un piano da 420 milioni per il potenziamento delle lingue a scuola
Il programma si rivolge ai ragazzi delle superiori e in particolare a quelli del quarto anno, che saranno coinvolti per circa un terzo. È finalizzato a favorire la mobilità educativa e di formazione in Europa, i viaggi all’estero insomma, con criteri di selezione legati al merito e all’Isee. Le risorse, ha chiarito ancora Valditara, «saranno attribuite alle scuole e saranno poi le scuole sulla base di questi criteri ad individuare gli studenti che partiranno».
Per 150mila studenti viaggi all’estero pagati dal ministero
Lo stanziamento di 420 milioni di fondi strutturali europei da parte del ministero servirà a coprire tutte le spese per studenti e docenti: viaggio, permanenza, vitto, alloggio e il pagamento degli insegnanti per il lavoro che svolgeranno. Il «viaggio tipo» sarà di due settimane, ma sono stati pensati anche programmi più lunghi, che consentiranno l’inserimento dei ragazzi italiani in cicli scolastici di alcuni mesi nei Paesi ospitanti.
Oltre la lingua, una questione di libertà
Nel suo intervento Meloni ha sottolineato l’importanza per i ragazzi di trascorrere «un periodo in un Paese europeo, un periodo di studio, un periodo di formazione», per «migliorare la propria capacità di parlare una lingua straniera», ma anche per «confrontarsi con una realtà diversa dalla propria». «Se vuoi imparare davvero una lingua, devi parlarla con quelli che la parlano. Devi andare sul posto, devi fare un’esperienza che ti immerga in quella realtà e ti aiuterà davvero a capire che cosa c’è dietro», ha aggiunto la premier, spiegando di essere una «appassionata delle frasi idiomatiche». «La frase idiomatica di una lingua straniera ti insegna molto di più di quello che puoi imparare con il “How do you do?” o con il “What’s your name?”. Ti insegna la cultura, la storia, la mentalità che c’è dietro le parole che vengono utilizzate».
Meloni ricorda il suo insegnante di inglese: Michael Jackson
Anche qui la premier ha fatto riferimento alla propria esperienza di vita, alle leve personali che l’hanno portata a voler studiare e approfondire le lingue, al desiderio giovanile di fare l’interprete. «Buona parte di quello che so delle lingue, in realtà, è anche figlio delle mie passioni. Io approfondivo l’inglese perché ero fan di Michael Jackson e volevo capire che cosa dicessero i testi. Sono andata oltre nel francese perché ero appassionata dei poeti decadenti. Parlavo lo spagnolo perché mio padre, quando ero piccola, viveva alle Canarie e quindi me la dovevo cavare», ha raccontato la premier, sottolineando poi quanto le competenze linguistiche acquisite le siano tornate utili anche nel ruolo di premier, perché «nessun interprete, per quanto possa essere bravo, riesce a trasferire quello che tu puoi trasferire direttamente. Cioè la comprensione dell’altro e la possibilità che l’altro ha di comprendere te».
La premier: «Il talento dei ragazzi non deve conoscere barriere»
Ma per la premier la conoscenza delle lingue non attiene solo alla comunicazione, attiene alla libertà di esprimere i propri talenti oltre qualsiasi tipo di barriera: linguistica e sociale. «Crediamo – ha detto la premier – che il talento di un ragazzo non si possa e non si debba fermare di fronte a una barriera linguistica in un tempo come questo. Se noi oggi non togliamo quella barriera, rischiamo che tantissimi giovani italiani non siano pienamente liberi domani nella loro capacità di scelta, perché hanno la barriera della lingua. E noi vogliamo fare tutto quello che possiamo per superarla».
Il lavoro di «uno Stato giusto»
«Dovete essere pienamente liberi – ha proseguito Meloni – di fare le vostre scelte. Quando farete quelle scelte non dovete avere dei limiti che sono stati precostituiti, che non dipendevano da voi, che dipendevano dalla condizione dalla quale arrivavate, dalla famiglia nella quale eravate. Queste barriere vanno rimosse». La premier dunque è tornata su un altro tema che le è particolarmente caro: quello della «vera uguaglianza». «L’uguaglianza esiste davvero nel punto di partenza, non nel punto d’arrivo. Uno Stato giusto costruisce le condizioni perché tutti debbano avere le stesse opportunità. Poi però dove arrivi, quello lo Stato non lo può determinare: quello – ha concluso Meloni – lo determinate voi con la vostra capacità, con la vostra determinazione, con la vostra passione».