Il caso
Più cucce che culle? La provocazione di un sindaco e il grande tema della natalità italiana
L'idea del primo cittadino di San Giorgio su Legnano di pagare i servizi per i bambini con un contributo volontario da parte di chi ha un animale domestico è più di una boutade: è un modo per far riflettere su un tema serissimo, che ci riguarda tutti
Può un cane pagare le pensioni di domani? La domanda può sembrare provocatoria, ma è proprio attorno a questa riflessione che si è acceso nei giorni scorsi il dibattito nazionale dopo la proposta lanciata da Claudio Ruggeri, sindaco di San Giorgio su Legnano, comune dell’hinterland milanese. Il primo cittadino ha infatti avanzato l’idea di un contributo volontario di 20 euro all’anno per ogni animale domestico posseduto, destinato a sostenere le attività scolastiche dei bambini del paese.
La provocazione del sindaco: «Il cane non vi pagherà la pensione»
Una provocazione, più che una proposta concreta, accompagnata da una frase destinata a far discutere: «Dubito che il Labrador di casa vi possa un giorno pagare la pensione. Lo farà sicuramente il figlio o la figlia di qualcun altro». Al di là delle inevitabili polemiche, la provocazione ha il merito di riportare al centro una questione che l’Italia sembra affrontare sempre più raramente: il rapporto tra natalità, futuro e sopravvivenza stessa della comunità nazionale.
Un Paese che fa sempre meno figli
I numeri, e questo lo sappiamo da tempo, raccontano una realtà difficile da ignorare. Secondo l’Istat, nel 2024 in Italia sono nati appena 369.944 bambini, il dato più basso dall’Unità d’Italia. Per comprendere la portata del fenomeno basta ricordare che nel 1964, nel pieno del boom demografico, le nascite superarono il milione. In poco più di mezzo secolo il Paese ha perso oltre il 60% dei suoi nuovi nati.
Anche il tasso di fecondità continua a diminuire. Oggi una donna residente in Italia ha in media 1,18 figli, ben lontano dalla soglia di 2,1 necessaria per garantire il ricambio generazionale. Significa che ogni generazione è più piccola di quella che la precede e che, senza correttivi, la popolazione tende inevitabilmente a ridursi e invecchiare.
Una questione non solo economica
Le ragioni – o almeno quelle raccontate – di questo fenomeno sono molteplici e già note: il costo della vita aumenta, i salari spesso non tengono il passo, trovare una casa è sempre più difficile e il lavoro precario rende complicata qualsiasi programmazione familiare. Tuttavia, limitarsi alle motivazioni economiche rischia di non cogliere l’intero quadro.
Negli ultimi decenni, a cambiare, è stato proprio il modo in cui gli italiani immaginano la propria vita adulta. Se per generazioni matrimonio e figli rappresentavano una prospettiva quasi naturale, oggi sono diventati una possibilità tra le tante. Sempre più persone rimandano la scelta di avere figli o decidono di non averne affatto.
Il boom degli animali domestici
Mentre le culle si svuotano, le case italiane ospitano un numero crescente di animali domestici. Sempre secondo l’Istat, infatti, sono oltre 10 milioni le famiglie che convivono con almeno un animale da compagnia. Complessivamente, gli animali domestici presenti nel Paese sono stimati in circa 25,5 milioni. Più di una famiglia italiana su tre possiede almeno un cane, un gatto o un altro animale domestico.
Compleanni, asili, dog sitting: tutto quello che si fa per i “figli pelosi”
Naturalmente, amare gli animali non è un problema. Anzi, adottare un cane o un gatto rappresenta spesso un gesto di responsabilità e sensibilità. Tuttavia, la provocazione del sindaco lombardo intercetta una trasformazione culturale evidente. Sempre più spesso gli animali vengono descritti come “figli pelosi”, si celebrano i loro compleanni, si organizzano servizi e attività che fino a pochi anni fa erano riservati quasi esclusivamente ai bambini. Per molte persone rappresentano una fonte di affetto, compagnia e stabilità emotiva.
Ma un animale non è un figlio
Ma qui emerge una distinzione fondamentale. Ed è proprio qui che la provocazione del sindaco lombardo trova il suo significato. Un cane o un gatto possono essere membri amatissimi della famiglia. Possono migliorare la qualità della vita, ridurre la solitudine e creare legami profondi. Tuttavia, non possono sostituire il ruolo che le nuove generazioni svolgono all’interno di una società. Un figlio è sì una scelta privata, ma col tempo si trasforma anche in una risorsa collettiva.
Frequenterà la scuola, entrerà nel mondo del lavoro, contribuirà a finanziare il sistema pensionistico, produrrà ricchezza e soprattutto, parteciperà alla vita della comunità perpetuandola. Per questo motivo le culle e le cucce non dovrebbero essere considerate alternative tra loro. Una società sana può, e anzi deve, avere entrambe. Il problema nasce quando la prima categoria continua a diminuire mentre la seconda cresce costantemente.
Il ruolo dell’immigrazione
La crisi demografica della popolazione residente è oggi indubbiamente mitigata, almeno in parte e sotto il punto di vista matematico, dal contributo delle famiglie straniere. Per l’Istat, nel 2024 le donne straniere residenti in Italia hanno avuto in media 1,79 figli contro gli 1,11 delle donne italiane. Anche tra gli immigrati, comunque, la natalità è in calo rispetto agli anni passati, ma resta significativamente più elevata.
I bambini con cittadinanza straniera rappresentano infatti circa il 13,5% delle nascite complessive registrate nel Paese. Ma si tratta di un dato che dovrebbe far riflettere soprattutto gli italiani. Mentre molte famiglie straniere continuano a considerare i figli un investimento naturale sul futuro, una parte crescente della popolazione italiana sembra aver perso interesse vero la possibilità o la convenienza di costruire una famiglia numerosa, scegliendo di percorrere una rotta che rischia di portare gli italiani in un vicolo cieco.
Una questione che riguarda tutti
Le conseguenze sono già visibili. Scuole che chiudono per mancanza di alunni o classi che raccolgono principalmente bambini stranieri, piccoli comuni che si spopolano, una popolazione sempre più anziana e un numero sempre minore di lavoratori chiamati a sostenere il sistema pensionistico e sanitario. Oggi gli over 65 rappresentano circa un quarto della popolazione italiana e le proiezioni demografiche indicano un ulteriore calo degli abitanti nei prossimi decenni.
Per questo la provocazione del sindaco di San Giorgio su Legnano va letta soprattutto come uno spunto di riflessione. Non si tratta di mettere in contrapposizione bambini e animali, ma di ricordare una verità elementare che ogni Paese deve tenere a mente: ogni società vive e sopravvive grazie alle generazioni che riesce a mettere al mondo e a crescere. Gli animali domestici possono rendere più felice una casa. I figli, invece, rendono possibile il futuro. E forse, allora, la vera domanda che la provocazione del sindaco ci pone non riguarda i cani o i gatti, ma il rapporto che gli italiani hanno con l’idea stessa di futuro.