Il lungo addio
Pina Picierno lascia il Pd, sbatte la porta del Nazareno e molla Schlein: partito snaturato. Ora la diaspora non si riduca a tende e cespugli
L'emorragia in corso non si arresta, la dem lascia e sfida la segretaria: «Ora tocca a me avere coraggio»
Tanto tuonò che piovve… Basta ultimatum, il tempo è scaduto: Pina Picierno lascia il Partito Democratico. Oggi la vicepresidente del Parlamento europeo ha annunciato la sua decisione di abbandonare il suo partito: «Di dubbi ne ho avuti moltissimi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto alla mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Pd di Elly Schlein che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato e perché ho sempre chiesto alla politica la forza e il coraggio di fare in coscienza le scelte più giuste. Ora tocca a me avere coraggio», ha detto la dem intervistata oggi sul Foglio da Claudio Cerasa.
Il lungo addio politico diventa la cronaca di una migrazione annunciata. La storica esponente dell’ala riformista e cattodem, formalizza una rottura che era nell’aria da mesi, certificando il fallimento della svolta massimalista impressa dalla segretaria.
Pina Picierno lascia il Pd: oggi è ufficiale
«Dopo gli anni della Margherita abbiamo provato a unire le migliori tradizioni democratiche del Paese. A conciliare la giustizia sociale con la libertà individuale. Ad avvicinare e tenere insieme le aspirazioni socialiste e liberali. Questo era e sarebbe dovuto essere il Pd», ha tuonato la Picierno tra delusione e indignazione. E prosegue: «Ma ha subìto uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione. Senza nemmeno il privilegio di poterne discutere in un congresso, come ho più volte chiesto». Sottolineando: «Il Pd che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più. Ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora. Resto democratica, non torno indietro».
Un altro duro colpo per Elly Schlein
Insomma, la crisi diventa endemica, l’annuncio si concretizza in un fatto, e la resa dei conti emblematizza l’atto d’accusa definitivo a una gestione che, a detta di Pina Picierno, ha snaturato l’identità originaria del Pd. E per la Schlein tutto arriva come un duro colpo identitario: l’ennesima conferma dell’emorragia interna verso il centro, che mina fin nei gangli connettivali linfa e salute del partito. Un esodo minacciosamente in corso su cui la stessa dem sulla porta e pronta a chiudere, sbattendolo, il portone del Nazareno, sentenzia: «Credo che ci sia bisogno di ridare dignità e prospettiva unitaria a milioni di elettori che in questi anni hanno progressivamente abbandonato il Partito democratico scegliendo altre proposte a destra o a sinistra, o rimanendo a casa».
La dem volta le spalle al Nazareno e se ne va sbattendo la porta
«Questa diaspora», ha concluso quindi Picierno, «va ricomposta fuori dalle alchimie di coalizione e dalla riduzione in tende e cespugli, di vecchie e nuove formule. Serve un riformismo coerente e popolare, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla di costruire con fiducia il cambiamento». Concludendo con nettezza: «Credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo, che tenga insieme. Che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea. E di questo progetto».