Pluralismo addio
Persino Mentana dice che La7 è diventata la Tele anti-Meloni: “E’ la nuova Rai3, tutti i programmi hanno lo stesso orientamento”
Il direttore del Tg della rete di Cairo al Festival della Tv di Dogliani ha detto senza troppi giri di parole che la rete è trasformata, negli anni, in un presidio televisivo sistematicamente critico nei confronti del governo in carica
Se persino Enrico Mentana afferma che un elettore di centrodestra si sente a disagio sintonizzandosi sulla programmazione politica di La 7, vuol dire che quello che molti pensano corrisponde al vero. La rete di Urbano Cairo con i salotti di Gruber, Formigli, Floris e altri conduttori e conduttrici dei maggiori talk show politici si è trasformata in una sorta di Tele anti-Meloni. Dunque, non si tratta di un’impressione “percepita”. Il direttore del Tg della rete, Mentana al Festival della Tv di Dogliani, intervistato dalla giornalista Mia Ceran, ha detto senza troppi giri di parole che la rete è trasformata, negli anni, in un presidio televisivo sistematicamente critico nei confronti del governo in carica. Una scelta editoriale precisa, che ha pagato in termini di ascolti, ma che solleva interrogativi sulla pluralità dell’informazione.
Mentana: “La7 è la nuova Rai3”
“La7 ha un’identità precisa, è una nuova Rai3”, ha detto il direttore del Tg in uni dei passaggi del suo intervento. La7 ha costruito negli anni un profilo editoriale molto definito, caratterizzato da programmi e commentatori critici nei confronti dell’attuale governo. Una scelta che ha contribuito al successo dell’emittente e alla crescita degli ascolti. Ma c’è un rovescio della medaglia in termini di modello televisivo. Mentana ama i paradossi, eccone uno: “Il rischio è che se dovesse vincere il centrosinistra La7 diventi una tv di governo”. Insomma, il modello di informazione politica è tutto tranne che pluralista.
Mentana: “Un elettore di centrodestra non si sente a casa su La 7”
“Chi guida La7 – ha osservato il direttore del Tg La7 – è stato bravissimo. Bravissimo Cairo, bravo il direttore Salerno, bravi i conduttori che hanno portato la rete a livelli di ascolto molto alti. Tutti i programmi serali di La7 hanno però la stessa impostazione: lo stesso orientamento, gli stessi ospiti”. A lui capita spesso di elencarli, congedandosi ogni sera dal telegiornale e lanciando gli ospiti degli approfondimenti . “Nell’ultimo anno solare hanno ospitato almeno un centinaio di volte Schlein e Conte, due volte solo Crosetto, 40 Bocchino. Questo asseconda quello che il telespettatore di La7 vuole vedere e sentire. Ma un elettore del centrodestra non può guardare i programmi di La7 sentendosi a casa”. Insomma, c’è una sorta di manicheismo. “Non vedo più programmi in cui tutti gli ospiti si sentono a casa: qui uno si sente a casa e l’altro in trasferta, uno in poltrona e l’altro sui carboni ardenti”. L’analisi di Mentana è molto onesta. (Il video dell’intervento in fondo all’articolo).
“Quando Meloni ha ragione ce l’ha e basta”
Quando gli fanno notare che Urbano Cairo ha rivendicato una La7 “più addolcita rispetto al passato” quando c’erano Michele Santoro e Gad Lerner, mentre ora ci sono Corrado Augias e Aldo Cazzullo, Mentana ha replicato: “E’ vero, quando Cairo è arrivato c’erano Lerner e Santoro, ma c’erano anche altre voci”. Poi ha rivendicato l’autonomia del suo Tg rispetto al resto della programmazione della rete. Il suo metodo: “Io non do pagelle, se Meloni ha ragione ce l’ha e basta. La mia missione è raccontare la realtà nel modo più rigoroso possibile”.
“Logica binaria terrificante”
Come mai imperversa questa linea molto polarizzata sull’anti-melonismo? Per il direttore del Tg La7, rispetto al passato si è ridotto lo spazio per un confronto più equilibrato tra posizioni politiche diverse. Perché “si asseconda lo spirito dei social network, una logica binaria terrificante: o è bianco o è nero, o hai torto o hai ragione, o sei un nemico o hai sempre ragione”. E tale dinamica rischia di trasformare il giornalismo “in una forma di tifoseria”. E La7 in tale dinamica c’è dentro tutta.