Giallo in Africa
Mozambico, misteriosa morte dell’italiano Umberto Sartori in un carcere. Lusso, politica e accuse di droga
La Farnesina è destinataria, da qualche giorno, di una richiesta di “indagini” sulla misteriosa morte dell’italiano Umberto Sartori, nato nel 1954 a Ponte dell’Olio (Piacenza) ed in possesso anche di cittadinanza mozambicana, deceduto lo scorso 15 maggio nel carcere di massima sicurezza di Matola, in Mozambico, dove era detenuto dal 21 aprile 2026 in attesa di processo. Sartori – a quanto si apprende – era stato arrestato con accuse di traffico di droga, riciclaggio di denaro e detenzione illegale di armi.
Mozambico, la richiesta di chiarezza sulla morte di Umberto Sartori
Sin dalla prima segnalazione dell’arresto, l’Ambasciata d’Italia a Maputo ha seguito il caso con la massima attenzione, effettuando tre visite consolari presso il penitenziario. In considerazione delle delicate condizioni di salute del connazionale, la famiglia aveva richiesto misure cautelari alternative alla detenzione. Dopo la notizia del decesso, la sede diplomatica ha espresso vicinanza ed assicurato assistenza consolare ai familiari, che con l’ausilo di amici e imprenditori italiani che vivono e operano in Mozambico, hanno comunque lanciato una petizione sulla piattaforma change.org.
“I sottoscritti, cittadini italiani residenti in Mozambico e in Italia, nonché membri della comunità italiana presente nel Paese e persone a essa legate, si rivolgono con rispetto e urgenza alle autorità diplomatiche e governative competenti affinché intervengano con fermezza presso le istituzioni mozambicane in merito a un fatto di straordinaria gravità. Umberto Sartori cittadino italiano, figura ben conosciuta nell’ambito della comunità italiana locale, nonché soggetto che intratteneva relazioni riconosciute con gli apparati istituzionali e con il partito di governo Frelimo, ha perso la vita all’interno di una struttura carceraria mozambicana in circostanze che rimangono a tutt’oggi oscure e prive di qualsiasi spiegazione ufficiale trasparente…”, è l’incipit della petizione.
Il ruolo dell’imprenditore italiano e i suoi legami politici
Umberto Sartori Vidock era un imprenditore italiano naturalizzato mozambicano, residente da molti anni in Mozambico e proprietario del complesso turistico-residenziale Kaya Kwanga a Maputo. Era una figura nota negli ambienti economici e politici del Paese. Sartori è stato trovato morto il 15 maggio 2026 nella sua cella nel carcere di massima sicurezza della Machava (noto come “BO”), dove era detenuto da circa due settimane, arrestato con accuse di narcotraffico internazionale, riciclaggio di denaro, criminalità organizzata, presunte frodi documentali e fiscali. maggio in circostanze ancora da chiarire. Sartori veniva considerato molto vicino al partito FRELIMO, che governa il paese da oltre 50 anni. Stando a quanto riferito in una nota del servizio penitenziario nazionale, Sartori sarebbe stato rinvenuto senza vita riverso sul pavimento della sua cella.
Sciopero della fame o altro?
Il penitenziario sottolinea che il cittadino di origini italiane “si rifiutava di ingerire alimenti fin dal suo ingresso nel carcere”. Si ipotizzerebbe uno sciopero della fame, dunque. Ma familiari e amici dell’imprenditore italiano sono di un altro avviso e fanno notare – nella petizione – che “la situazione carceraria in Mozambico è nota per le sue criticità strutturali”.
“Negli ultimi anni si sono registrati numerosi casi di decessi avvenuti in custodia cautelare o durante l’espiazione di pene detentive, alcuni dei quali sono stati successivamente accertati come omicidi. In rarissimi casi i responsabili sono stati identificati e perseguiti. Di fronte a tale contesto, la morte del connazionale in questione non può e non deve essere archiviata senza un’indagine rigorosa, indipendente e trasparente”, è la richiesta all’Ambasciata italiana e al ministero degli Esteri.