Dal 12 giugno
Migranti, il governo attua il Patto Ue. Piantedosi: «Rivoluzione copernicana voluta dall’Italia»
Il decreto introduce inoltre strumenti più incisivi contro gli abusi del sistema di asilo, prevedendo procedure di rigetto più efficaci nei casi di domande inammissibili, manifestamente infondate o di ritiro implicito dell’istanza
Il governo Meloni imprime un’accelerazione decisiva alla nuova politica europea sull’immigrazione. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato il decreto-legge che rende immediatamente operative, dal 12 giugno 2026, le disposizioni previste dal nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, una riforma che l’Italia ha contribuito in modo determinante a costruire e che punta a rafforzare il controllo delle frontiere esterne dell’Unione.
Non a caso il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di una vera e propria «rivoluzione copernicana». Un cambio di paradigma che supera l’approccio del passato e introduce procedure più rapide ed efficaci per la gestione delle richieste di protezione internazionale.
L’orgoglio di Piantedosi: l’Europa ha cambiato grazie al governo Meloni
«Abbiamo voluto fare questo intervento normativo con un decreto-legge per accompagnare l’immediata entrata in vigore di queste norme», ha spiegato Piantedosi in conferenza stampa a Palazzo Chigi, rivendicando il ruolo centrale svolto dall’Italia nella definizione del nuovo quadro europeo. «Riteniamo, come Paese e come governo italiano, di essere stati noi gli attori principali del processo riformatore del sistema di asilo a livello europeo».
Parole che confermano la linea portata avanti dall’esecutivo Meloni sin dal suo insediamento: spostare il baricentro del dibattito europeo sulla difesa delle frontiere e sulla necessità di regole più rigorose nella gestione dei flussi migratori. «Lo posso dire come testimonianza diretta dell’impegno che ho fatto io, ma che soprattutto ha fatto il presidente Meloni in tutti i contesti in cui si è discusso, portando molti Paesi europei sulla nostra visione. Siamo molto soddisfatti», ha aggiunto il titolare del Viminale.
Le nuove norme introducono procedure di frontiera obbligatorie per categorie specifiche di richiedenti asilo: soggetti considerati pericolosi per la sicurezza nazionale, cittadini provenienti da Paesi con un tasso di riconoscimento delle domande inferiore al 20 per cento e persone che abbiano presentato documenti o informazioni false.
Secondo quanto stabilito dalla Commissione europea, l’Italia dovrà esaminare fino a 16.032 domande attraverso questo meccanismo nel primo anno di applicazione del Patto. Le procedure dovranno concludersi entro dodici settimane, con tempi certi sia sul piano amministrativo sia su quello giudiziario.
Migranti: come funziona la rivoluzione copernicana
Tra le misure più significative figura l’obbligo per i richiedenti di permanere nelle aree di frontiera o nelle strutture individuate dalle autorità durante l’esame della domanda, senza che ciò comporti automaticamente l’ingresso nel territorio nazionale. Una previsione che rafforza il principio del controllo preventivo alle frontiere esterne dell’Unione.
Il decreto introduce inoltre strumenti più incisivi contro gli abusi del sistema di asilo, prevedendo procedure di rigetto più efficaci nei casi di domande inammissibili, manifestamente infondate o di ritiro implicito dell’istanza.
Particolarmente rilevante anche la norma che consente il fermo dello straniero fino a 72 ore per effettuare accertamenti sull’identità e sulla eventuale pericolosità del soggetto. Una misura che il governo considera essenziale per garantire sicurezza ed effettività delle nuove procedure.
Con il decreto approvato oggi, l’Italia si presenta così all’appuntamento con il nuovo Patto europeo forte di un risultato politico rivendicato dall’esecutivo: aver contribuito a orientare l’Europa verso una gestione più rigorosa dell’immigrazione, fondata sul controllo delle frontiere, sulla rapidità delle decisioni e sul contrasto agli abusi.