Il caso giudiziario
Maltrattamenti ai dipendenti: sindacalisti all’attacco dell’ex leader dell’estrema sinistra spagnola Iglesias
In passato Pablo Iglesias finì al centro dei riflettori di Canal Red con accuse analoghe, dopo aver fondato la Taberna Garibaldi a Madrid. Dopo Zapatero, la sinistra vede cadere un'altra delle sue comete
Esteri - di Gabriele Caramelli - 18 Giugno 2026 alle 21:11
Non solo Zapatero, ora anche il fondatore di Podemos ed ex vicepremier Pablo Iglesias si trova nell’occhio del ciclone dopo essere stato accusato di aver vessato i dipendenti suo ristorante madrileno “Taberna Garibaldi”. Il vecchio leader dell’estrema sinistra, adesso, se la vede con la Confederación Nacional del Trabajo, sigla inarco-sindacalista, che ha denunciato «trattamenti umilianti da parte della direzione aziendale», «turni di lavoro fino a 12 e 14 ore» e «ripetute violazioni dei diritti fondamentali del lavoro» nel locale. «Finchè il divario tra retorica e realtà rimarrà insostenibile, di fronte a datori di lavoro che affermano di gestire ‘l’ultimo baluardo del proletariato’, noi difendiamo i diritti delle lavoratrici», prosegue il comunicato della Cnt, che ha poi elencato le mancanze dell’impresa verso il personale.
Pablo Iglesias, l’ex leader estrema sinistra accusato di maltrattamenti
Tra i punti più delicati, riportati da Il Giornale, la mancata applicazione di un protocollo contro la violenza di genere, le vessazioni, con tanto di urla e insulti, e il pagamento assente di arretrati e straordinari. «Nel frattempo, i lavoratori continuano a subire turni di 12 e 14 ore», sottolinea il sindacato, senza dimenticare «cambiamenti organizzativi non pianificati, ripetute violazioni dei diritti fondamentali del lavoro e situazioni di trattamento degradante da parte dei dirigenti aziendali». Iglesias, alla fine, è passato dal ruolo di acclamato leader dell’estrema sinistra a nemico giurato.
I vertici della Taberna Garibaldi hanno respinto le accuse e hanno replicato puntando il dito contro l’unica dipendente iscritta al sindacato, che ora si trova in congedo per malattia: «Quando si sono presentati problemi sul lavoro, li abbiamo affrontati e risolti attraverso il dialogo con i colleghi responsabili dell’amministrazione e della gestione del locale. Non accettiamo che la notorietà di uno dei soci venga sfruttata per perseguire interessi estranei ai nostri».
La storia del locale, la chiusura e la riapertura
La Taberna Garibaldi ha aperto i battenti a marzo 2024, quando era un ibrido tra bar, centro culturale e forum politico. Iglesias, insieme al poeta Sebastián Fiorilli e al cantautore Carlos Ávila, aveva descritto il progetto come «un luogo solo per la sinistra, dove possiamo andare a bere birra». Il menù del ristorante accorpa riferimenti gastronomici con riferimenti ideologici, come il “Partisan Salmorejo”, le “Viva Zapata Enchiladas” e la guancia di maiale brasata “Garibaldi Brigade”.
La prima sede, in Avenue María, ha chiuso lo scorso 29 giugno dopo poco più di un anno e quattro mesi di lavoro. A quel tempo, il fondatore di Podemos ha affermato che non si trattava di un addio, ma di un trasferimento. La nuova sede, che si trovava al numero 23 di via Miguel Servet, venne presentata dall’ex vicepresidente come uno spazio più ampio, con terrazza, biliardino e una maggiore capacità per attività culturali. Il trasloco venne sostenuto con una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Goteo, che ha raccolto oltre 140.000 euro con più di 3.100 donazioni. «Ci avete sostenuto molto più di quanto avremmo mai potuto immaginare», aveva affermato lo staff del ristorante, manifestando la propria riconoscenza.
Non è la prima volta che riceve simili accuse…
La Cnt ritiene che la condizione interna del lavoro non rifletterebbe la forma pubblica del progetto. «Discorsi, campagne e dichiarazioni pubbliche non bastano. I diritti dei lavoratori, il femminismo e la democrazia devono essere praticati anche nei luoghi di lavoro», proseguono, ma non solo: «A un anno di distanza, stiamo ancora aspettando risposte. Stiamo ancora aspettando azioni concrete. Rimarremo organizzati, continueremo a denunciare e continueremo a lottare finché la dignità sul lavoro non cesserà di essere una promessa e diventerà realtà».
Pablo Iglesias era già stato chiamato in causa da alcuni ex dipendenti di Canal Red, emittente da lui fondata. Anche in quel caso gli vennero rivolte accuse di «violenza», «maltrattamenti», «licenziamenti illegittimi e sanzioni» e persino «discriminazioni». Le imputazioni vennero descritte come «tentativi di vendetta» dal 47enne e dai suoi collaboratori.