Ritorno al futuro
La Formula 1 riscopre il motore: meno elettrico e più rombo entro il 2030
La parola d'ordine indicata da Ben Sulayem è «semplicità». Gli obiettivi sono ridurre i costi, alleggerire le monoposto e restituire al pubblico ciò che per decenni ha rappresentato una parte essenziale dello spettacolo: il suono del motore
La vera rivoluzione, talvolta, è tornare indietro. O meglio: correggere la rotta prima che il futuro diventi una gabbia. La Formula 1 sembra averlo capito. Dopo anni di inseguimento dell’elettrico, alle batterie e a una complessità tecnica sempre più difficile da raccontare al pubblico, la massima serie dell’automobilismo è pronta a cambiare rotta: motori più semplici, vetture più leggere, costi più bassi e soprattutto il possibile ritorno del V8.
La rotta indicata dalla FIA
La direzione è stata indicata dalla FIA: l’obiettivo è arrivare a una nuova generazione di power unit entro il 2031, con la possibilità di anticipare tutto al 2030 se ci sarà il via libera della maggioranza dei costruttori. Sarebbe un ritorno simbolico e tecnico insieme: meno elettrificazione, più rumore, meno gestione dell’energia e più guida pura. Il nuovo motore resterebbe ibrido e alimentato con carburanti sostenibili, ma con una componente elettrica molto più ridotta rispetto all’attuale filosofia.
La nuova parola d’ordine: semplicità
L’annuncio è arrivato direttamente dal numero uno della Federazione Internazionale dell’Automobile, Mohammed Ben Sulayem, che ha indicato nella semplicità la nuova parola d’ordine. La Formula 1, ha spiegato, non può inseguire all’infinito la strada della complessità e della sofisticazione estrema. L’obiettivo è ridurre i costi, alleggerire le monoposto e restituire al pubblico ciò che per decenni ha rappresentato una parte essenziale dello spettacolo: il suono del motore.
Non a caso, in un comunicato della FIA si legge che l’accordo sulle modifiche regolamentari per il 2027 e il 2028 nasce dalle discussioni avviate dopo le prime gare della stagione 2026, quando sono emerse preoccupazioni sulla gestione dell’energia prevista dal nuovo quadro tecnico.
La protesta di piloti e scuderie
Così le polemiche sulle nuove power unit ibride hanno convinto la FIA a intervenire in fretta, mettendo un freno all’evoluzione elettrica più spinta. Una richiesta arrivata non soltanto dalle scuderie, ma anche dai piloti protagonisti del Mondiale.
Max Verstappen, tra i più duri, ha definito le vetture 2026 una sorta di «Formula E sotto steroidi», denunciando una guida sempre più dominata dalla gestione e sempre meno dalla sensazione pura della corsa. Fernando Alonso, sognando l’architettura delle prossime power unit, ha parlato invece di un «motore a combustione interna con carburanti sostenibili e, se proprio si deve avere qualcosa sul lato elettrico, giusto un piccolo boost da usare per i sorpassi».
Il nuovo motore e la sfida della leggerezza
Il cambio di rotta potrebbe essere molto più di un’operazione nostalgica. Secondo lo scenario tracciato da Ben Sulayem, il costo di una singola power unit potrebbe scendere sensibilmente: dagli attuali livelli, stimati intorno a 1,5 milioni di euro, fino a circa 700.000 euro. Un taglio che renderebbe la Formula 1 meno proibitiva e più sostenibile anche dal punto di vista industriale.
Le conseguenze sul peso delle monoposto sarebbero altrettanto importanti. L’obiettivo indicato dalla FIA è scendere verso una fascia compresa tra 630 e 650 chili, contro vetture che negli ultimi anni sono diventate sempre più grandi e pesanti. Una macchina più leggera significa più agilità, più sensibilità per il pilota, più spettacolo in pista. Secondo Ben Sulayem, l’eccesso di peso non fa bene né alla guida né alla sicurezza.
Il V8 come identità
Il progetto immaginato dalla FIA guarda a un V8 con una quota ibrida molto ridotta e carburanti sostenibili. Una soluzione che permetterebbe di conservare un legame con l’innovazione senza consegnare la Formula 1 a un futuro sempre più silenzioso e artificiale. Meno batterie, meno gestione energetica, meno complicazioni. Più motore, più suono, più identità.
Non è una resa alla nostalgia, ma una presa d’atto che innovare non significa sempre aggiungere: a volte significa togliere peso, togliere artifici, togliere complessità. E restituire alla corsa ciò che la corsa deve avere: velocità, esaltazione del talento, rumore. Per questo il ritorno del V8 non sarebbe soltanto una modifica regolamentare ma un messaggio al mondo dei motori. Meno Formula E, più Formula 1.