L'intervista
«Il verosimile prevale sul verificabile. Bisogna avere il coraggio di mettere un argine». Parla Pennacchioli
Il giornalista è in libreria con il saggio "Verosimile", un viaggio lucido e spietato dentro la grande trasformazione della comunicazione e del dibattito pubblico contemporaneo
Andrea Pennacchioli, giornalista e autore televisivo, firma Verosimile. Perché non sai più distinguere i fatti dalle bugie (e non è colpa tua), edito da Paesi edizioni e con la prefazione di Enrico Mentana. Si tatta di un viaggio lucido e spietato dentro la grande trasformazione del dibattito pubblico contemporaneo e della comunicazione stessa.
Nel suo libro scrive che oggi «il verosimile prevale sul verificabile». La percezione conta più della realtà dei fatti?
«Viviamo un’epoca governata dalle emozioni e dove le emozioni contano più dei fatti. Guardate a ogni singolo fatto, prendete le guerre e/o il dibattito pubblico su temi divisivi come il fenomeno migratorio, lo stato sociale o la sanità, ad ogni evento ci si spacca tra guelfi e ghibellini e in questo i social, ma anche la tv, hanno grandi responsabilità. Il consenso “ad horam” governa tutto».
Nel Novecento Guareschi parlava dei «trinariciuti» per descrivere chi accettava una narrazione senza metterla in discussione. Oggi i social hanno moltiplicato questo fenomeno o lo hanno semplicemente reso più visibile?
«Guareschi è un uomo del Novecento. Oggi avrebbe tuonato contro “I giornaloni”. Per carità, il mondo libero e l’Occidente sono la culla delle libertà, però stanno subendo un duro attacco da chi governa i social network, che spesso sono gli stessi che governano l’intelligenza artificiale. I social rischiano nel tempo di diventare l’unica fonte d’informazione. Già ora molte testate sfruttano l’IA per riempire le colonne dei quotidiani».
Lei parla di «realtà emotiva». La politica contemporanea si rivolge più alle emozioni che alla ragione?
«Tutta la politica contemporanea si rivolge alle emozioni. Il populismo si abbevera delle emozioni della gente, senza pensare che i problemi sono molto più complessi e che se poni delle soluzioni facili a problemi complessi, ci sarà sempre qualcun altro che avrà soluzioni ancora più nette la prossima volta. Sia da destra che da sinistra».
In queste settimane abbiamo assistito al caso della foto fake attribuita a Giorgia Meloni e rilanciata da esponenti del Movimento 5 Stelle, Pellegrini in testa, o il caso del video montato ad arte e condiviso da Giuseppe Conte pochi giorni prima. Non siamo davanti all’esempio perfetto del “verosimile” che tenta di sostituirsi al vero?
«Siamo davanti a un reato, la politica tutta deve porsi il problema di mettere dei paletti a una deriva. Mustafa Suleyman, nel saggio L’onda che verrà parla di “contenimento” di un fenomeno irreversibile che va governato. Perché non si può usare la clava contro l’avversario e lamentarsi il giorno dopo che lo stesso viene fatto a te. Bisogna avere il coraggio di mettere un argine».
Simboli e immagini stanno sostituendo sempre più i contenuti, semplificandoli. I meme sono diventati le nuove armi della lotta politica?
«I meme sono quelli che nella mia generazione erano i volantini o i manifesti elettorali. Dissacranti, irriverenti. E nel Novecento forse anche più originali».