Nostalgici del comunismo
“Il vento fischia ancora”: è lo slogan dei giovani del Pd a congresso. Sguardo al futuro e modernità che avanza…
Politica - di Gloria Sabatini - 9 Giugno 2026 alle 18:16
Nessuno ne ha scritto, poverini. Il sesto congresso dei giovani dem del Lazio è passato quasi inosservato. Non c’è traccia su media, nemmeno una breve sulla grande stampa. Per sapere che si è svolto (e chi è stato eletto) si deve sbirciare tra le pieghe dei social. Qualche post che rimbalza lentamente da qualche giorno. Oppure incappare per errore negli auguri di rito del partito dei grandi al nuovo eletto Alessandro Spicola.
I giovani dem e il vento fischia ancora. La modernità che avanza
Ma la notizia è un’altra. Non tanto che le assise regionali degli under 30 del Nazareno sono state un mezzo fiasco e che la comunicazione non è la loro arma vincente. La vera chicca sta nel titolo inquietante scelto per l’evento: “ll vento fischia ancora”. Sottotesto: evviva il comunismo. Incredibile ma vero. È la scritta che compare sui manifesti, sulle grafiche e campeggia sul palco dietro ai relatori. Ricordate? “Fischia il vento, urla la bufera… Scarpe rotte pur bisogna andar…” Non proprio un invito al futuro. Non proprio un inno alla modernità. Certo, il canto inneggiava al Sol dell’avvenire, ma è roba di qualche decennio fa. Per l’esattezza la canzone diventata un inno partigiano è ripresa da una canto popolare sovietico del 1938. E inneggiava alla dittatura rossa. Roba di quasi 100 anni fa.
L’inno partigiano ispirato a una canzone sovietica del 1938
Se i ‘grandi’ sono ossessionati dal ritorno del Ventennio, dalla deriva plebiscitaria e dal pericolo fascista, i giovani democratici fanno peggio. Abbarbicati più che mai al passato che non passa. Agli slogan dei nonni partigiani, alla retorica resistenziale che non fa breccia neppure tra gli over 60. E, quel che è peggio, al sogno della dittatura comunista. Il testo non trasuda esattamente libertà, democrazia e accoglienza. “Se ci coglie la crudele morte, dura vendetta verrà dal partigian; ormai sicura è già la dura sorte del fascista vile e traditor”.
E se Gioventù nazionale avesse scelto Faccetta Nera?
E dire che il neosegretario dei “giovani” democratici del Lazio nel suo comizietto parla di cambiamento che non è più un’opzione ma una necessità. “La sfida che si apre è ambiziosa e richiede visione, coraggio e capacità di interpretare le istanze delle nuove generazioni”. Davvero? A prima vista non si direbbe. Un ultimo pensierino: immaginate che cosa sarebbe successo se i ragazzi di Gioventù nazionale, gli under 30 di Fratelli d’Italia, avessero usato per il congresso una strofa di Faccetta nera. Cortei, servizi sui telegiornali, prime pagine, inchieste di Report, Landini che convoca lo sciopero nazionale…