La riflessione
I desideri e gli scenari temuti: come le nostre credenze influenzano la nostra vita e le nostre emozioni
Anziché focalizzarci su ciò che ci piacerebbe raggiungere, diamo attenzione a ciò che non vorremmo accadesse
I desideri accompagnano e determinano la nostra psicologia, i nostri scopi, le nostre emozioni, i nostri comportamenti. Desiderio e paura hanno da sempre un rapporto intenso. Tanto desidero quanto temo di non riuscire. Proprio questa relazione diventa saliente in psicologia.
Perché alle volte conosciamo meglio quello che NON vogliamo rispetto a quello che desideriamo davvero?
Spesso il desiderio si blocca, anticipato e opacizzato dalla paura. Lo formuliamo al contrario: “non voglio”, “non posso”, “non ce la farò”. Così sappiamo bene ciò che vogliamo evitare, ma facciamo fatica a mettere a fuoco ciò che davvero ci renderebbe appagati.
Anziché focalizzarci su ciò che ci piacerebbe raggiungere, diamo attenzione a ciò che non vorremmo accadesse: gli antigoal.
Gli antigoal agganciano credenze negative su di sé, sugli altri e sul mondo. Attivano anticipazioni negative e procrastinazione, confermando schemi di ragionamento e bias cognitivi già presenti. Spesso la sofferenza psicologica e psicopatologica si caratterizza proprio per una fissazione su uno scenario catastrofico vissuto come probabile e imminente. Gli antigoal corrispondono alle nostre paure più profonde e, per quanto l’ansia sorvegli in una certa misura i nostri obiettivi, talvolta rischia di mangiare la nostra motivazione.
Immaginiamo due percorsi diversi, come due sentieri
a) Il sentiero del desiderio
Guidato dalla motivazione e dall’obiettivo da raggiungere: “Vorrei essere una persona amata”, “Vorrei sentirmi realizzata”, “Mi piacerebbe avere una buona relazione”. Qui l’energia è rivolta a ciò che si vuole costruire.
b) Il sentiero degli scenari temuti
Più tortuoso, segnato dalla paura di fallire. La mente non guarda all’obiettivo, ma a ciò che potrebbe andare storto per evitarlo:
– “Non voglio/non posso fallire”
– “Non voglio essere solo”
Un esempio è dire “Non posso fallire” invece di chiedersi che livello di approvazione e affermazione si vorrebbe raggiungere. Ci soffermiamo su ciò che temiamo di più, non su ciò che desideriamo di più.
Oppure, non voglio essere malato, non voglio avere un disturbo mentale.
Immagino lo scenario temuto, lo sento vicino, cerco di disconfermare questa possibilità e mi inceppo sino a convincermi della possibilità nefasta seguendo un ragionamento emozionale. Se invece mi dicessi di voler essere una persona equilibrata e non focalizzassi i miei processi cognitivi sull’ipotesi catastrofica, allora avrei più energia psicologia a disposizione per perseguire la linea del benessere e della salute mentale.
I ragionamenti che perseguono un antiscopo saliente per la persona diventano affannosi, opachi, confirmatori.
Questa modalità di anteporre il negativo al desiderio innesca emozioni negative come ansia, tristezza e rabbia, e genera uno stile comportamentale disfunzionale. L’attenzione va sul senso di minaccia, e da lì nascono evitamento, inibizione, ruminazione mentale, angoscia, paura di fallire e demoralizzazione.
I desideri anticipati dal “NON” possono quindi determinare sofferenza e rinuncia rispetto ai propri bisogni e alle proprie ambizioni.
Forse costruire scenari possibili, con obiettivi flessibili e perseguibili in linea con i propri valori, aiuta di più. Senza iper-investire su un antiscopo da cui scappare, la psicologia si alleggerisce e il benessere ha più spazio per crescere.
E poi siamo proprio certi che scappare da ciò che temiamo sia una buona idea rispetto all’evoluzione della nostra psiche? Oppure, proprio toccare e attraversare quello che di più ci fa paura, ci aiuta ad accettare ed elaborare??