Il libro
Giuliano Fiorini, l’attaccante della Lazio che ebbe il coraggio di restare quando tutto sembra finito
In "Fiorini. Io resto, qualunque cosa accada" Mirko Spadoni traccia il ritratto di un uomo che seppe affrontare con coraggio il momento più difficile per la sua squadra, riuscendo infine a conquistare la salvezza. Una buona esperienza in serie A, B e C1 lo rendevano esperto dei campi da gioco. Le sue abilità erano buone e aveva grinta da vendere sul campo. Ma soprattutto, in un momento in cui la Lazio rischiava di retrocedere, scelse di restare per portarla in salvo, come fanno i capitani di una flotta
Libri - di Gabriele Caramelli - 14 Giugno 2026 alle 07:00
«O capitano, mio capitano!», scriveva Walt Whitman in una poesia che sarebbe poi entrata negli annali della letteratura americana. Sembra quasi fatta apposta per certi uomini che non hanno mai mollato, da veri condottieri, anche nel momento peggiore. Lo racconta bene Mirko Spadoni nel suo libro Fiorini – Io resto, qualunque cosa accada, pubblicato con Garrincha edizioni.
Mirko Spadoni racconta “Giuliano Fiorini”
Anche il campo di calcio può trasformarsi nello scenario di una battaglia e lo sa bene Giuliano Fiorini, storico attaccante della Lazio, che dopo lo scandalo Totonero bis del 1986 decise di restare con la propria squadra in Serie B. Nonostante la traumatica vicenda giudiziaria che aveva travolto un suo compagno di squadra, Claudio Vinazzani, lui non si dà per vinto e continua a giocare per portare in salvo la propria squadra. Dopo una penalizzazione di nove punti, infatti, la società capitolina rischiava di retrocedere in Serie C. Ma grazie all’impegno di Giuliano e di buona parte della squadra, i biancocelesti riusciranno a salvarsi.
L’attaccante biancoceleste dal cuor di leone
Quando l’allenatore Eugenio Fascetti chiese ai suoi giocatori chi se la sentisse di restare, nonostante la pesantezza della vicenda giudiziaria ormai diventata di dominio pubblico, Giuliano Fiorini rispose senza esitare: «Io resto, qualunque cosa accada». Come ricorda l’autore del volume, «alla domanda, semplice ma secca, aperta ma virile, risponde con altrettante semplicità. Da uomo, con una tempistica solo in apparenza dettata dall’istinto. Giuliano è consapevole della scelta che sta per fare…».
È l’esempio dell’uomo che accoglie sulle proprie spalle il peso di un mondo, che in questo caso è rappresentato dalla sua squadra, dai tifosi e dalla bandiera biancoceleste con l’aquila, stemma onnipresente sullo scudetto della Lazio. La storia di Giuliano e della maglia che scelse di indossare è fatta di sacrificio e di benevolenza verso chi ha scelto lui per sognare ancora.
Il ritratto
Giuliano Fiorini, come ricorda Mirko Spadoni, non era certo un personaggio diplomatico. Non ascoltava chi lo invitava ad essere più dolce verso gli avversari, i compagni e persino nei confronti del proprio allenatore. Tantomeno risparmiava gli arbitri, che spesso facevano finta di non ascoltare le sue obiezioni per evitare di estrarre il cartellino. Sicuramente dotato di una certa rigidità, rimane un esempio di quel calcio che oggi non esiste più. Ma soprattutto, è uno di quelli che verrà ricordato per aver risposto: «Presente!», nel momento in cui il gioco si faceva più duro del solito.