L'editoriale
Giorgia e il modello Eowyn: quando entra in campo una patriota
L’avventura esistenziale e politica di Giorgia Meloni ricalca la figura della principessa-guerriera tolkieniana: ostinata nel voler superare schemi, barriere e cliché con lo scopo di combattere per ciò che ama. Per la terra dei padri
L'Editoriale - di Antonio Rapisarda - 22 Giugno 2026 alle 06:00
Eowyn, l’eroina tolkieniana capace di sconfiggere il terribile Re stregone dei Nazgul, impresa impossibile per qualsiasi “uomo”, è un punto fermo dell’immaginario a destra. Un destino, un protagonismo femminile differente, che non è rimasto annunciazione, promessa o utopia. È diventato prima manifesto politico – con l’omonima rivista che ha declinato la militanza delle giovani donne nella stagione più creativa del Msi – dunque prassi e infine realtà. L’avventura esistenziale e politica (le due cose sono strettamente intrecciate) di Giorgia Meloni ricalca la figura della principessa-guerriera: ostinata nel voler superare schemi, barriere e cliché con lo scopo di combattere per ciò che ama. Per la terra dei padri. Esattamente come gli uomini. Superandoli, addirittura, nelle imprese.
In queste ore si parla tanto dello scontro fra Meloni e Donald Trump. Senza voler paragonare o sovrapporre minimamente la figura del presidente Usa con quella del Nazgul, non è sfuggito un particolare della vicenda: il premier italiano è il primo “alleato” ad aver risposto a tono agli insulti scomposti del tycoon. Non solo: mai un presidente del Consiglio italiano aveva preso così di petto un inquilino della Casa Bianca. Un precedente esiste: la crisi di Sigonella fra Craxi e Reagan dell’85. Ma la disputa su Sigonella fra Meloni e Trump non è solo un suggestivo ricorso vichiano della storia. È un appuntamento mancato da tanti, troppi, uomini nella storia recente italiana: condita anche da critiche a certe scelte degli Usa sì ma ben distanziate temporalmente dai fatti. Ci ha pensato Giorgia, rivendicando comunque lealtà, a sviluppare la questione in termini di chiarezza e puntualità: «L’Italia è ancora una nazione sovrana».
Per un gesto del genere, proprio come nella saga di Tolkien, evidentemente ci voleva una donna. Un certo tipo di donna. Non è la prima impresa targata “Giorgia”, in ambiti dove in pochi avevano osato prima. È stata lei, dopo la rottura con l’allora potentissimo Berlusconi, a «mettere in sicurezza» con pochi altri la storia della destra, e il suo futuro, dopo una diaspora causata dagli errori e dagli scontri di certi fratelli maggiori. È stata lei – in piena traversata nel deserto dei tecnici a Palazzo Chigi – a rifiutare di sostenere il “governissimo” di Mario Draghi: oasi a cui nessun (uomo) in quella stagione seppe dire politicamente no. È stata sempre lei – anche grazie a quel gran rifiuto – a rompere il tetto di cristallo per tutte: diventando la prima presidente del Consiglio. Un fatto enorme che rimarrà nella storia: altro che «attualità», come si è giustificato Maurizio De Giovanni nel goffo tentativo di relativizzare, nel monologo celebrativo sul 2 giugno, il primato conquistato – per tutte – da Meloni.
Sarà ancora lei, mancano solo poche settimane, a guidare il governo più longevo della storia repubblicana. Un risultato che assume ulteriore valore, data la condizione disastrosa di tutti gli attuali e principali leader (uomini) d’Europa: Macron, Merz, Sanchez, Starmer. Gli stessi, incalzati pesantemente da Donald Trump, che non hanno replicato. Realpolitik? Calcolo? Chissà. Fatto sta che proprio il celebrato (dalla sinistra italiana…) Macron alla prima occasione utile – e dopo aver incassato strali su strali dall’americano – ha offerto a Trump addirittura la reggia di Versailles: per farlo sentire il “Re Sole” del G7. Tutt’altro atteggiamento ha avuto ed ha Meloni. Che dalla sua ha rilanciato un principio a cui tutti i leader delle due sponde dell’Atlantico dovrebbero subordinare la propria agenda: la sicurezza dell’impianto sociale e valoriale chiamato Occidente. Per questo è pronta ad indossare l’elmo. Come Eowyn. Come Giorgia.
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Per il sottoscritto Trump ha ragione su tutto il fronte data l’inerzia dei suoi alleati che qualunque cosa faccia viene criticato e preso per un matto. Non è così noi tutti cosidsdetti Occidentali vogliamo essere succubi degli USA perchè non vogliamo avere la forza di renderci più indipendenti dal colosso USA. Che poi le uscite di Trump possono essere discutibili non ci sono problemi, con le parole non si costruisce niente di niente. W Trump e W Meloni
Temo il narcisismo di Trump che sfocia sempre in violenza non dimentichiamo Aldo Moro ucciso, fautore del compromesso storico; Bettino Craxi per Il fatto di Sigonella fu condannato come unico corrotto d’Italia; Silvio Berlusconi stava facendo ridiventare il Mediterraneo un mare nostrum, perseguitato perché amava le donne e non lo nascondeva. Gli stati uniti e le nazioni europee non hanno mai lasciato in pace i leader italiani che manifestavano capacità ed indipendenza. Non ci scordiamo Andreotti, i magistrati lo indicarono come il più mafioso d’Italia perseguitato quasi fine alla morte, solo perché aveva avvertito Gheddafi sul missile che gli sarebbe entrato in casa. Preghiamo per l’Italia e per Giorgia e per la sinistra che non si faccia strumento satanico contro l’Italia e contro i leader che gli italiani scelgono ogni volta nel rispetto della democrazia.
Trump prenda nota su cos’è e come si comporta un vero leader. Grande Meloni.
Trump nn può stare a capo di l stato. Cafone, irrispettoso, presuntuoso.Il nulla.
Esaurito Da ricovero……!