Convegno in Senato
FdI rilancia sul nucleare: “Nel mondo sono in costruzione oltre 60 centrali. La sinistra sa solo dire no”
Da Foti a Procaccini, il messaggio del centrodestra: meno dipendenza dall’estero, più investimenti e territori protagonisti
La parola chiave, nella Sala Koch di Palazzo Madama, non è stata soltanto nucleare. È stata sovranità. Sovranità energetica, industriale, territoriale. Il convegno promosso oggi dal senatore Guido Castelli, “Ambiente ed Energia – Ambiente, energia e aree interne: sicurezza nazionale, sviluppo territoriale e innovazione per il futuro dell’Italia”, ha lasciato un messaggio preciso: la transizione non può essere una somma di divieti, né l’ambiente può diventare il pretesto per fermare produzione, investimenti e infrastrutture. «La questione dell’energia nucleare è strategica», ha detto Lucio Malan. Il capogruppo di FdI al Senato ha infatti spiegato che il ritorno all’atomo civile non è una scorciatoia, ma uno dei tasselli del futuro mix energetico italiano, accanto a rinnovabili, idroelettrico, geotermico, gas nazionale e valorizzazione dell’acqua.
Ambiente ed energia: uno sguardo di destra
Attorno a questa linea si sono mossi gli interventi di Tommaso Foti, Galeazzo Bignami, Francesco Filini, Riccardo Zucconi, Nicola Procaccini, Mauro Rotelli, Paolo Trancassini, Daniela Gentile e Claudio Barbaro, con la moderazione del giornalista di Libero Fabio Dragoni. Il tratto comune è stato evidente: meno ideologia, più capacità di scelta; meno veti, più programmazione; meno dipendenza dall’estero, più strumenti nazionali. «Fa parte di questo modo pragmatico di essere attenti all’ambiente», afferma Malan. «In questi anni la produzione di rinnovabili è aumentata di oltre il 20%, a un tasso di più del doppio del passato», ha rivendicato l’esponente di FdI.
Diversificazione contro i no della sinistra
L’affondo è arrivato poi da Galeazzo Bignami. Il capogruppo di FdI alla Camera ha contrapposto la linea del governo a quella che ha definito «la cultura del no a prescindere» della sinistra. «Nelle regioni dove governa la sinistra è stata preclusa la possibilità di realizzare fonti rinnovabili, la sinistra non vuole il fossile e non vuole il nucleare, qual è la sua idea? Forse non ce l’ha», ha detto.
Per Bignami la parola chiave è «diversificazione»: «Non dobbiamo affidarci a un’unica fonte, ma essere in grado di utilizzare tutte le fonti energetiche adeguate per un approvvigionamento adeguato alle necessità». Poi l’affondo politico: «Chi rinuncia si consegna a una transizione ideologica, noi preferiamo concretezza e pragmatismo».
Superare le paure degli anni Ottanta
«Sul tema dell’energia Fratelli d’Italia e il governo Meloni restano coerenti con il programma presentato nel 2022», ha detto Francesco Filini, deputato di FdI. L’obiettivo, ha aggiunto, è «restituire una Nazione che sia sovrana dal punto di vista dell’energia». Filini ha insistito sulla necessità di archiviare i vecchi tabù: «Non possiamo essere penalizzati da una decisione presa negli anni ’80 sull’onda della paura, non possiamo permettere che paure infondate, come dimostrano i dati, pregiudichino le scelte strategiche dell’Italia». La legge delega sul nucleare rappresenta «una precisa scelta strategica, di responsabilità che guarda al futuro, con coerenza, al di là della convenienza elettorale».
«Nel mondo sono in costruzione — ricorda il deputato Zucconi —oltre 60 centrali nucleari e non credo che chi le stia costruendo non sappia quello che fa». L’Italia era stata all’avanguardia in settori come l’idroelettrico e il geotermico, ma è rimasta fuori dal nucleare per le scelte seguite a Cernobyl e Fukushima.
L’acqua: risorsa da valorizzare
Se il nucleare ha dominato il confronto politico, Foti ha portato nella discussione un tema meno battuto ma decisivo: l’acqua. Il ministro per gli Affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr ha parlato della necessità di valorizzare meglio una risorsa che l’Italia spesso non riesce a gestire fino in fondo. «Abbiamo la risorsa acqua che andrebbe meglio valorizzata», ha detto Foti, richiamando il caso delle dighe che oggihanno «la metà della possibilità di captazione reale».
“L’Italia ha cambiato l’Europa”
Non poteva mancare una prospettiva europea. «L’Italia ha cambiato l’Europa», ha detto subito Procaccini il co-presidente del gruppo Ecr. Per l’eurodeputato, il punto non è negare la tutela dell’ambiente, ma affiancarla alla tutela dell’economia: «C’è una correzione di rotta ora, servirebbe un’inversione».
La linea indicata è quella di un ambientalismo produttivo: sviluppo delle rinnovabili, incremento delle estrazioni dai giacimenti nazionali e apertura al nucleare. «Non si capisce perché siamo gli unici che non estraggono il gas dai propri bacini nazionali», ha osservato.
Le aree interne come presidio ambientale
Si è passati poi al focus aree interne. «Sono lo spopolamento e l’abbandono dei territori la causa di tanta parte delle criticità ambientali che affliggono il nostro Paese», ha spiegato il senatore Castelli. Le aree interne rappresentano il 66 per cento del territorio nazionale e ha richiamato il “right to stay”, il diritto a restare, come chiave per evitare dissesto, incendi, abbandono e perdita di comunità. In questa cornice, l’ambiente non è solo tutela dei vincoli, ma presenza, presidio e sviluppo.
Anche Trancassini ha rafforzato lo stesso concetto: «Le aree interne non possono essere considerate un peso per la nazione: le aree interne sono l’Italia». Per il questore della Camera, investire su questi territori significa difendere identità, produzioni, tradizioni e qualità della vita. Fermare lo spopolamento, ha spiegato, deve diventare una priorità della politica nazionale.
Infine, Mauro Rotelli ha riportato il ragionamento sul terreno delle infrastrutture. Gli impianti rinnovabili, ha spiegato, devono essere «spalmati su tutte le Regioni con giuste quote, senza devastare il territorio italiano». Il nodo è politico e amministrativo: rendere la transizione comprensibile, distribuita e accettabile, evitando che venga percepita come imposizione dall’alto o speculazione privata.