Lo stupro di una colombiana
Don Coluccia nel palazzo degli orrori a Tor Cervara: “Questa è una piazza di spaccio, serve una svolta culturale”
Spaccio, degrado, violenza. È questo il quadro che si trova davanti don Antonio Coluccia, il prete anti-droga del Quarticciolo, quando varca la porta del palazzo degli orrori di Tor Cervara, in via Cesare Tallone a Roma. Lo stabile occupato da immigrati fuori controllo dove una settimana fa un gruppo di 5 persone ha aggredito e stuprato una donna di 32 anni. La vittima, una colombiana arrivata a Roma da poco più di una settimana, è stata segregata all’interno dell’edificio nella periferia est della Capitale e costretta a subire violenze sessuali di gruppo.
Tor Cervara, don Coluccia nello stabile degli orrori
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la sera dell’episodio, la donna avrebbe avvicinato un uomo per acquistare una dose di hashish. È stato in quel momento che la situazione è precipitata. Con la scusa di concludere lo scambio, l’uomo l’ha convinta a seguirlo a piedi per circa mezz’ora. Una volta giunti nei pressi di un furgone, la trentaduenne sarebbe stata caricata a forza sul mezzo e condotta nello stabile abbandonato di via Tallone.
Violenza, spaccio e degrado. Il sospetto degli occupanti
I primi a sapere dell’arrivo del prete anti-droga – racconta il Tempo che ha seguito don Coluccia nel sua visita – “sono le vedette che presidiano i piani alti dell’edificio, ormai ridotto a uno scheletro di cemento armato. Quando don Coluccia, protetto dagli uomini della scorta, arriva all’ingresso viene guardato con sospetto dagli occupanti”. Alcuni lo scrutano, altri si chiedono perché la polizia sia entrata nell’edificio – scrive il quotidiano – qualcuno urla infastidito o si spostano verso altre uscite. “Questo è un fortino, una piazza di spaccio”, spiega don Coluccia. “Oltre agli spacciatori ci sono gli assuntori, degli zombie, ma pur sempre delle persone che meritano di vivere con dignità e non in una situazione così degradante”.
“Questo è un fortino, una piazza di spaccio”
Dopo aver superato l’ingresso dell’edificio abbandonato e occupato si fa avanti una ragazza italiana che conosce don Coluccia. “È il prete del Quarticciolo”, dice la donna che vive lì da tre anni e ‘ne va fiera’. Scambia qualche parola con il sacerdote e racconta di conoscere la donna colombiana violentata. “Veniva qui, poi si drogava e si ubriacava”. Degrado, violenza e spaccio. Dopo la testimonianza della donna soccorsa da un passante la Squadra Mobile ha arrestato i cinque del branco. Tutti africani, tutti clandestini, più volte espulsi e con diversi alias per sfuggire alle condanne penali. Una situazione borderline da prendere di petto.
“C’è bisogno di un intervento serio, culturale”
“Qui c’è bisogno di un intervento serio – dice don Coluccia – c’è bisogno che la lotta alla droga sia una lotta culturale. Ma tante volte la droga si scontra con l’emarginazione. All’interno si è creato un mutuo aiuto tra chi vive qui, ma è chiaro che questa non è vita”, prosegue il prete ossessione degli spacciatori, che vive sotto scorta. Tra chi si è organizzato per gestire questa comunità c’è Mohammed, un giovane gambiano che gestisce un “negozietto” all’interno dello stabile occupato. Ogni giorno Mohammed lavora e con i soldi guadagnati compra le provviste che rivende.