Il risiko avvincente
Dalle ceneri della banca “rossa” alla sfida tra giganti: così il governo Meloni ha riacceso le banche italiane
Economia - di Luca Maurelli - 8 Giugno 2026 alle 18:15
La banca più antica del mondo, quella più “comunista” del pianeta, la più coccolata e poltronizzata dalla sinistra italiana, il Monte dei Paschi di Siena, fino a nove anni fa era anche una delle più indebitate d’Europa e a un passo dal fallimento, dopo sciagurate avventure finanziarie come l’acquisizione di Antonveneta. Poi lo Stato decise di metterci le mani, e i soldi, tanti, acquisendo un pacchetto che ne consentì il salvataggio, a caro prezzo, in attesa di tempi migliori.
Che arrivarono nel 2022, quando la banca senese, liberata dal morso della politica “rossa”, iniziò a tornare in utile e a ipotizzare un piano industriale serio e credibile. Anche grazie al governo Meloni, che nel frattempo si era insediato a Palazzo Chigi e che, in questi anni, ha seguito con attenzione e con un uso soft della golden power il processo di aggregazione tra piccole e grandi entità creditizie, con Mps, Mediobanca e Generali al centro di un disegno volto a creare asset strategici di stampo europeo, colossi competitivi in grado di difendersi dalle colonizzazioni del risparmio nazionale. Oggi Mps è la Cuccarini delle banche, la più amata dagli italiani, e non solo, corteggiata da Bpm e assediata da Intesa, con tante damigelle pronte a partecipare alle nozze.
Banche e italianità, la battaglia del governo Meloni
La difesa dell’italianità è stata, fin dall’inizio, una priorità del governo Meloni, che oggi assiste con soddisfazione alla fiammata del mercato, al nuovo risiko scattato intorno a Mps, espressione della vivacità del sistema bancario italiano, fatto di duelli finanziari e investimenti in un mercato caratterizzato per decenni dal nanismo, dal microcredito e dal mantra delle banche di prossimità.
Oggi la cordata Banco BPM-Crédit Agricole sfida l’asse Intesa-Unipol per la conquista di Mps, gigante dai piedi non di argilla ma d’oro, che ha in pancia Mediobanca e Generali, forte di una rinascita guidata dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio e dalla progressiva uscita dello Stato dal capitale attraverso le cessioni di quote del Tesoro nel 2023 e nel 2024. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel frattempo, può osservare con soddisfazione gli sviluppi. “Prende atto” delle iniziative su Banca Monte dei Paschi di Siena di cui “è stato informato, che riconoscono la valorizzazione della banca risollevata da una posizione pre-fallimentare”, si legge in una nota del dicastero guidato da Giancarlo Giorgetti.
Il duello tra Intesa e BPM per il gioiello Mps
Intesa Sanpaolo ha lanciato un’offerta da circa 30,6 miliardi di euro per acquisire Mps, rispondendo all’interesse manifestato da Banco BPM per l’istituto senese, ieri. Tutto in 48 ore, se non è vitalità questa? Ma domani è un altro giorno per il sistema bancario italiano, con UniCredit alla finestra, silente per ora.
L’offerta di Intesa-Unipol, si legge in una nota, consiste nell’assegnazione di 16 azioni ordinarie di nuova emissione per ogni 10 azioni Mps portate in adesione (rapporto di concambio pari a 1,6), oltre a un euro in contanti per ogni azione Mps conferita. L’operazione incorpora un premio del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale di chiusura del 5 giugno 2026 e premi del 17,4% e del 18,7% rispetto ai VWAP degli ultimi tre e sei mesi. L’operazione include inoltre un accordo vincolante sottoscritto tra Intesa Sanpaolo e Unipol Assicurazioni che prevede la cessione di una entità bancaria comprendente il marchio Mps, circa 635 filiali, con relative attività e passività, e la maggior parte delle strutture centrali necessarie a operare come banca autonoma, per un corrispettivo compreso tra 3 e 3,5 miliardi di euro. L’accordo prevede invece che Intesa Sanpaolo mantenga Mediobanca e il relativo marchio, circa 625 filiali di Mps e una quota limitata delle strutture centrali del gruppo, rappresentative di circa l’80% dell’utile netto 2025 combinato di Mps e Mediobanca.
Il gruppo risultante dall’operazione, secondo quanto comunicato, diventerebbe il secondo dell’Eurozona per capitalizzazione di Borsa. Un colosso, perfino più grande e più italiano di quello che sarebbe nato dal progetto Banco Bpm, che ieri aveva deliberato all’unanimità l’invio a Mps di una comunicazione con cui manifestava la volontà di avviare un confronto finalizzato a un’operazione di aggregazione.
Il governo osserva e non interviene, ma…
Intesa contro BPM, dunque. Il governo non tifa, ma osserva. “Interlocuzioni ci sono state su questo tema con diverse parti istituzionali. Non con il presidente del Consiglio”, ha dichiarato Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, durante la conferenza stampa di presentazione dell’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria sulla totalità delle azioni Mps.
“Credo che in questo momento il mondo bancario italiano sia particolarmente vivace. Io sono favorevole al libero mercato, quindi non tocca a me fare il tifo per una banca o per un’altra, ma credo che dopo le difficoltà che ci sono state in passato il nostro sistema sia più forte di prima e questo deve essere uno strumento fondamentale per sostenere l’economia reale. Quando il mercato è vivo è positivo. Ci sono tutti gli organismi preposti a vigilare. Il nostro sistema bancario ha superato la crisi, è un fatto positivo per la nostra economia”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Soddisfatto anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini: “L’Italia ha bisogno di intermediari solidi, radicati nel Paese e con una base azionaria fortemente nazionale, capaci di competere a livello europeo e di accompagnare le nostre aziende sui mercati internazionali. Se ben realizzate, queste aggregazioni possono creare valore per tutti, a condizione che venga preservata e ulteriormente potenziata la capacità del sistema bancario di sostenere gli investimenti delle imprese e la crescita dell’economia reale”.
Comunque vada, sarà una partita destinata a ridisegnare il capitalismo finanziario italiano.E comunque vada, sarà un win-win.