Altro che tutela della valle
L’ex sindaco No Tav: “L’alta velocità è un pretesto. L’organizzazione è diventata una palestra di antagonismo ed eversione”
Antonio Ferrentino, consigliere ed ex primo cittadino di Sant’Antonino di Susa, si è allontanato dal movimento No Tav e oggi condanna le devastazioni che gli antagonisti stanno portando avanti nella Val di Susa per ostacolare i lavori della linea ferroviaria Torino-Lione
«È caduta la foglia di fico, il movimento No Tav è diventato una palestra dell’antagonismo e dell’eversione». Sono queste le confessioni di Antonio Ferrentino, consigliere di Sant’Antonino di Susa e già sindaco per dieci anni, che al Corriere della sera ha raccontato il suo allontanamento dai No Tav. L’ex primo cittadino era certo che ci sarebbero stati scontri il 25 luglio, ma rispetto a prima «c’è stato un salto di qualità: ho visto una strategia eversiva, la Tav è solo il pretesto. Molti dei presenti non sanno nemmeno che cosa sia la Torino-Lione».
Poi ha aggiunto: «In passato ho visto di peggio, ma è sicuramente il più duro da quando il cantiere è operativo. Hanno distrutto completamente la logistica, è stato un attacco premeditato e organizzato in modo militare. Bisogna riconoscere l’associazione a delinquere per colpire i responsabili, altrimenti per la Digos diventa troppo difficile risalire al singolo che ha tirato la pietra o la bomba».
Deriva totale dei no tav
Secondo Ferrentino, il fatto che gli antagonisti abbiano celebrato l’attacco come un successo «è aberrante, vuol dire che la deriva è ormai totale. Non hanno nemmeno provato a prendere le distanze da eventi che hanno portato al ferimento di 124 persone delle forze dell’ordine. La deriva del movimento che guidavo è ormai totale: un tempo eravamo noi a fare da scudo alle forze dell’ordine per difenderle da pochi facinorosi».
Per lui è improbabile – un tempo no tav e oggi protagonista di quella che lo stesso quotidiano di via Solferino definisce una “conversione” a favore dell’alta velocità – che i militanti arrivati dall’estero avessero buone intenzioni nell’ultima manifestazione: «Come si fa a pensare che persone arrivate da Belgio, Spagna e Francia vogliano difendere la valle? È una grandissima bugia. Serve un servizio di intelligence europeo per controllare chi arriva in Val di Susa. E non si parli di militarizzazione: quando un poliziotto mi ferma per un controllo io lo ringrazio, serve a evitare quello che è successo sabato».
Qualche militante si allontanerà?
In conclusione, l’ex sindaco ha spiegato che qualcuno potrebbe lasciare il movimento No Tav dopo quanto accaduto l’ultima volta, ma al contempo crede che «la stragrande maggioranza si fosse già allontanata da tempo. Sabato è stato uno spartiacque: chi parteciperà alla prossima marcia si farà qualche domanda in più su chi siano i suoi compagni di viaggio».