Politicamente corretto postumo
Ci mancava la censura retroattiva, Wim Wenders si arrende e si scusa: il nudo di Nastassja Kinski cancellato 50 anni dopo
Dopo giorni di polemiche, tra recriminazioni e pentimenti tardivi, Wim Wenders ritira Falso movimento dalla piattaforma distributiva e si scusa con Nastassja Kinski per quella scena di nudo girata quando l’attrice era appena 13enne… Potremmo definirlo il primo caso di trionfo del politicamente corretto a posteriori. Sì, perché ci sono voluti 50 anni, e fiumi d’inchiostro digitale passati sotto i ponti, per accreditare l’eutanasia di un film, la cui malattia si è conclamata in tutti i suoi sintomi solo molto dopo l’avvenuta infezione. Ossia quando diagnosi e cure erano ancora impensabili.
Eppure l’eco del dietrofront di Wim Wenders, che ha deciso di ritirare temporaneamente dalle piattaforme streaming e dalla distribuzione il suo film del 1975 Falso movimento, per scusarsi con Nastassja Kinski che chiede che quei due minuti vengano eliminati, apre una riflessione ben più profonda di una semplice discussione su arte e censura, politicamente corretto o, viceversa, implicitamente scorretto.
Wim Wenders ritira “Falso movimento” dalla scena distributiva
Pertanto, per non perderci in sterili dissertazioni sul tema, torniamo al cuore del problema, che vede al centro della contesa estetica e morale, proprio quei due minuti di cui sopra, in cui l’attrice, all’epoca appena tredicenne, compariva a seno nudo. Una ferita mai rimarginata per la Kinski, che ancora di recente, in un’intervista alla Süddeutsche Zeitung, ha confessato: «Anche se a 13 anni non sapevo molto, avevo già capito che non era giusto».
Quella scena di nudo di una Nastassja Kinsky minorenne censurata a posteriori
Certo, è innegabile che cinquant’anni fa non esistessero le attenzioni sociologiche, etiche e giuridiche che oggi, giustamente, sono poste a presidio della tutela dei minori e dei soggetti più indifesi, animali inclusi. E del resto, va da sé che il cinema degli anni Settanta non era certo quello di oggi, dove sui set i minori sono protetti da rigidi protocolli e dove addirittura si ricorre a consulenti specialistici (i cosiddetti intimacy coordinator) per vigilare sulle scene d’amore. Così così come non c’erano le odierne tutele a salvaguardia di salute e incolumità degli animali sui set.
Revisionismo o cedimento al politicamente corretto a posteriori?
Ma è proprio qui che il caso si complica, spostando il dibattito dal piano etico a quello culturale. Scegliere di ritirare il film dai circuiti dello streaming non rischia di essere una resa estrema, quasi una capitolazione, al politicamente corretto postdatato? E ancora: una decisione del genere non rischia di spalancare una voragine pericolosa sul sentiero cinematografico su quanto dell’immenso patrimonio del passato possa essere oggi rivisitato, bannato o censurato “a babbo morto”?
Peraltro, a chi può giovare, ormai – di certo non a titoli, autori e attori, compresi quelli a quattro zampe, entrati di diritto nell’immaginario – chiedersi se la piccola Shirley Temple, o Enzo Staiola (il piccolo protagonista di Ladri di biciclette di De Sica), o Giorgio Cantarini (protagonista del film del film premio Oscar di Roberto Benigni, La vita è bella). E finanche Lassie o Furia, siano stati erroneamente sollecitati a prestazioni fuori dalle loro possibilità e in negazione dei diritti giustamente riconosciuti oggi?
Le scuse di Wim Wenders a Nastassja Kinski
Certo che una prima, sommaria risposta, è stato proprio Wim Wenders a darla. Ora, con la decisione di ritirare Falso movimento, annunciando in una nota che il film sarà sospeso da ogni forma di distribuzione. «I partner dello streaming, della televisione e della distribuzione sono stati autorizzati a non rendere più il film accessibile al pubblico». Non solo. Nello stesso comunicato, Wenders rivolge a Kinski delle scuse dirette: «Come unico responsabile ancora in vita tra coloro che hanno lavorato a Falso movimento, riconosco che Nastassja Kinski avrebbe dovuto essere maggiormente tutelata. Per questo ti chiedo scusa, Nastassja, senza se e senza ma».
Le parole (e il dietrofront) del regista dopo le polemiche “postume”
Ma ancor prima, sottolineando come le reazioni e le discussioni degli ultimi giorni abbiano contribuito «a mettere meglio a fuoco gli eventi dell’epoca: “Ne sono grato. È fondamentale che la nostra società trovi modalità adeguate per confrontarsi con opere cinematografiche controverse del Novecento e si apra a nuovi processi di apprendimento e nuove prospettive».
Parole che suscitano un’ennesima domanda ancora: ma applicare retroattivamente i canoni morali odierni, non rischia di farci scivolare in un revisionismo culturale difficile da arginare, specialmente su un terreno libero e storicamente stratificato come quello dell’espressione artistica? A cinefili di sempre e spettatori moderni, l’ardua sentenza…