Taglio delle accise
Carburanti, il governo proroga lo sconto fino al tre luglio con 149,4 milioni. Urso: “Prezzi sotto i 2 euro, avanti con responsabilità”
“Riduciamo l’impatto su famiglie, lavoratori e imprese”, spiega il ministro: la copertura arriva dall’extragettito Iva di maggio e il meccanismo resta modulare
Politica - di Alice Carrazza - 6 Giugno 2026 alle 14:46
Il governo mette altri 149,4 milioni sul taglio delle accise e proroga lo sconto sui carburanti fino al 3 luglio. La copertura arriva dall’extragettito Iva maturato a maggio: maggiori entrate generate dai rincari che vengono riportate, almeno in parte, su famiglie e imprese sotto forma di riduzione fiscale alla pompa. È questa la linea rivendicata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, intervenuto a Rapallo al convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria: «Noi proseguiremo con questa politica di responsabilità, e anche di cautela».
Accise, arriva la nuova proroga
Il decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e conferma un impianto selettivo: non una sterilizzazione generalizzata dei prezzi, ma un meccanismo modulare, agganciato all’andamento reale del mercato e alle risorse disponibili. Dal 7 giugno lo sconto sarà di 5 centesimi al litro sia per la benzina sia per il gasolio. Per il diesel si tratta di un ulteriore dimezzamento rispetto agli attuali 10 centesimi, che salgono a 12,2 considerando anche l’Iva: il nuovo beneficio sarà quindi pari a 6,1 centesimi al litro con l’imposta inclusa.
Il metodo modulare
A Rapallo, Urso ha inquadrato la proroga dentro una strategia più ampia di contenimento dei costi energetici. Nel nuovo ordine esecutivo, ha spiegato, «c’è quello che era previsto con il decreto legge, cioè che si utilizzassero le risorse per continuare con il taglio delle accise in modo modulare, così che si possa rispondere alle esigenze delle nostre imprese e delle nostre famiglie». Il punto economico è nella parola “modulare”. L’esecutivo non fissa uno sconto rigido e permanente, ma lo adatta alla dinamica dei prezzi e alle coperture disponibili. «Il prezzo dei carburanti è costantemente in discesa sotto i 2 euro», ha osservato il titolare del dicastero. La prudenza deriva anche dal quadro internazionale: il costo dell’energia resta esposto alle tensioni geopolitiche e ogni nuova fiammata rischia di trasferirsi su trasporti, logistica, beni alimentari e costi industriali.
Chi ne gioverà
I benefici immediati riguardano automobilisti, autotrasportatori, imprese energivore e filiere produttive dove il carburante pesa direttamente sui margini. Per una piccola azienda di distribuzione, pochi centesimi al litro possono incidere sui costi mensili. Per i pendolari, il vantaggio è più contenuto, ma contribuisce a limitare l’erosione del reddito disponibile. Il rischio, invece, è duplice.
Da un lato, uno sconto troppo ampio avrebbe un costo fiscale elevato. Dall’altro, un taglio troppo ridotto potrebbe risultare insufficiente se i mercati petroliferi tornassero a salire. La scelta della copertura con quasi 15o milioni di extragettito Iva serve proprio a tenere insieme sostegno e disciplina: le maggiori entrate prodotte dai rincari vengono impiegate per attenuare l’impatto degli stessi rincari, senza finanziare la misura in deficit. È una linea coerente con l’impostazione economica del centrodestra di governo. Nessun bonus a pioggia, ma interventi compatibili con i vincoli di bilancio.
Energia, Europa e industria
Il tema accise si inserisce in una partita più larga. Urso ha rivendicato anche il lavoro italiano sulla riforma degli Ets. «Lo dico sottovoce, la richiesta italiana di rivedere il sistema è stata accolta. Il 10 giugno ci sarà la proposta dell’Europa», ha detto il ministro. Per l’Italia, la revisione del meccanismo europeo sulle emissioni non è un dettaglio tecnico. Riguarda il costo dell’energia, la tenuta della manifattura, la capacità delle imprese di restare competitive rispetto a concorrenti extraeuropei sottoposti a vincoli meno stringenti. La transizione ambientale resta necessaria, ma se viene caricata solo sui costi industriali rischia di produrre meno produzione in Europa e più importazioni dall’estero.
Nella stessa cornice rientrano il primo via libera alla delega sul nucleare, il rafforzamento delle rinnovabili e la rimodulazione del Pnrr con ulteriori 700 milioni per Transizione 5.0. Urso ha definito quest’ultima «la misura più popolare mai realizzata», ricordando «oltre ventimila imprese» coinvolte in pochi mesi in investimenti su innovazione, digitalizzazione ed efficientamento energetico.
Dalla pompa alla Luna
A margine, il ministro ha collegato la politica industriale anche alla space economy, indicata come una delle nuove frontiere del Made in Italy. Il comparto, secondo i dati citati da Urso in un’intervista a Milano Finanza, è cresciuto in tre anni da 1,9 a 3,1 miliardi di euro di fatturato, con addetti passati da 5,9 a 8,9 mila e 15 distretti aerospaziali sul territorio nazionale. L’impegno pubblico previsto arriva a 7,8 miliardi entro il 2028.
Non è un tema lontano dalla politica economica quotidiana. Energia, spazio, digitale, difesa e intelligenza artificiale compongono ormai la stessa agenda: autonomia strategica, occupazione qualificata, filiere nazionali. Il taglio delle accise agisce sull’emergenza dei costi. La partita industriale, invece, guarda alla struttura produttiva dei prossimi anni. In mezzo c’è l’obiettivo: mantenere competitivo il sistema Paese.