La legge vince sull'ideologia
Bulgaria, anche il premier di sinistra dice no alle politiche Lgbt dell’Ue: sono incompatibili con la legge nazionale
Il governo presieduto dal premier Ruben Radev, eletto con il centrosinistra, non ha intenzione di riconoscere le politiche sull'identità di genere dell'Unione europea. Queste sono incompatibili con l'ordinamento giuridico nazionale
Esteri - di Gabriele Caramelli - 23 Giugno 2026 alle 13:54
La Bulgaria di Ruben Radev, da poco eletto premier con il centrosinistra, si rifiuta di adottare le politiche previste dall’Ue nei confronti della comunità Lgbt. Si tratta di una posizione che si è affermata nel Consiglio Cultura dell’11 e 12 maggio a Bruxelles, dove i ministri competenti hanno approvato la posizione negoziale del Consiglio sul programma Agora Eu 2028-34, volto a rafforzare i media, la libertà di stampa, la cultura e la partecipazione civica.
Ma da Sofia è arrivata una nota in controtendenza rispetto alle decisioni prese: «Purtroppo la Repubblica di Bulgaria non è in grado di sostenere l’adozione dell’orientamento generale parziale riguardante il regolamento, in quanto il testo attuale contiene concetti, ad esempio il termine ‘identità di genere’, che sono considerati incompatibili con i principi fondamentali della Costituzione bulgara e l’interpretazione binaria della nozione di sesso». Insomma, per il governo di Radev non ci può essere un’intesa se di mezzo c’è la teoria gender.
La Bulgaria respinge il concetto di identità di genere europeo lgbt: è contro le leggi nazionali
Il motivo dell’incompatibilità della Bulgaria con il concetto di “identità di genere” previsto dall’Ue ha radici profonde. Come ha ricordato il governo di Sfoai, già nel 2018 «la Corte costituzionale bulgara ha adottato una decisione secondo la quale la convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul) promuove concetti giuridici che intendono distinguere tra ‘sesso’ come categoria biologica (donne e uomini) e ‘genere’ come costrutto sociale».
Senza dimenticare che «nel 2021 la Corte costituzionale ha adottato un’altra decisione in cui chiarisce che la nozione di ‘sesso’ utilizzata nella Costituzione può essere considerata solo nel senso della sua determinazione biologica». La note si conclude con un passaggio piuttosto chiaro sulla legge nazionale: «L’ordinamento costituzionale e giuridico bulgaro respinge fermamente il concetto di ‘genere‘ quale costrutto sociale fluido e non riconosce l’identità di genere come categoria giuridicamente valida».