Il “modello” da non seguire
Altro scandalo di corruzione per il governo Sanchez: l’ex ministro Abalos condannato a 24 anni
Tra le file della sinistra amano vendere la Spagna socialista come modello di governo e moralità pubblica. Ma la sentenza definitiva nel caso Koldo racconta un’altra storia
Esteri - di Alice Carrazza - 22 Giugno 2026 alle 14:00
Dopo il mentore Zapatero, dopo la moglie Begoña Gómez, i guai giudiziari arrivano per un altro braccio destro di Pedro Sánchez. La sinistra spagnola, che per anni ha impartito lezioni sulla superiorità morale del progressismo, si ritrova ora davanti alla sentenza definitiva di un grande caso di corruzione maturato nel perimetro politico del governo socialista. Il Tribunale Supremo ha condannato José Luis Ábalos, ex ministro dei Trasporti ed ex segretario all’Organizzazione del Psoe, a 24 anni e tre mesi di carcere per organizzazione criminale, corruzione, malversazione e traffico di influenze. Dovrà scontarne al massimo 16 anni e mezzo. Il suo ex consigliere Koldo García, da figura di retrobottega diventata ingranaggio ministeriale, ha ricevuto 19 anni e otto mesi, con un tetto di 15 anni. All’imprenditore Víctor de Aldama sono stati inflitti quattro anni e mezzo, ma l’ingresso in carcere è stato sospeso per la collaborazione fornita alla giustizia.
L’affare mascherine
La sentenza è devastante, categorica, adottata all’unanimità dai sette magistrati che compongo il collegio. Non parla di un episodio marginale, bensì ritiene provata l’esistenza di una organizzazione criminale con ruoli distribuiti e un obiettivo preciso: sfruttare la posizione di Ábalos nel momento più drammatico della pandemia per pilotare affari sulle forniture di mascherine, racconta El Pais. Mentre la Spagna contava morti, ospedali saturi e cittadini chiusi in casa, attorno al ministero dei Trasporti si sarebbe mosso, secondo i giudici, un circuito di favori, contratti, commissioni e vantaggi personali.
Ábalos non era un passante
La fotografia è impietosa. Ábalos non era un comprimario. Era ministro, dirigente di vertice del Psoe, uomo di fiducia di Sánchez nella fase di ascesa al potere e custode dell’organizzazione del partito. Per questo la condanna pesa più di una normale vicenda penale. Colpisce il metodo, la rete, il rapporto tra potere pubblico e interesse privato. I giudici parlano, come riporta El Mundo, di deterioramento della fiducia dei cittadini e di corruzione capace di minare l’architettura democratica. Tradotto: il potere socialista, proprio mentre chiedeva sacrifici agli spagnoli, avrebbe trasformato l’emergenza sanitaria in occasione di rendita.
Appartamenti, favori e denaro
Nelle carte compaiono pagamenti mensili, appartamenti, affitti, favori personali, assunzioni pilotate e rapporti opachi con imprenditori interessati a entrare nel circuito degli appalti pubblici. Aldama, premiato con l’attenuante qualificata della confessione, dovrà astenersi dal commettere nuovi reati, presentare relazioni semestrali sulle proprie attività e svolgere lavori di pubblica utilità. È lui, paradossalmente, a uscire meglio dal primo verdetto: non perché innocente, ma perché utile alla ricostruzione della trama.
Il cerchio di Sánchez
Per Sánchez il colpo è durissimo. Il caso Koldo non è più soltanto un fascicolo giudiziario: è il simbolo di un sistema politico che si sta sgretolando scandalo dopo scandalo. Prima l’inchiesta su Begoña Gómez, ora avviata verso il processo e privata del passaporto. Poi Zapatero, padre nobile del socialismo spagnolo e mentore politico del premier, chiamato a rispondere nel caso Plus Ultra. Infine Ábalos, il braccio destro raggiunto dalla sentenza più pesante.
Il Psoe prova a scaricare, ma la macchia resta
Il Psoe ha provato a tagliare i ponti, espellere, minimizzare, denunciare campagne ostili. Tutto inutile. Anche Santos Cerdán, successore di Ábalos all’Organizzazione e uomo chiave del sanchismo, è stato travolto dagli sviluppi del caso, fino alla custodia cautelare e poi alla libertà provvisoria. La maggioranza, già fragile e dipendente da alleati riottosi, perde credibilità e margine politico. La Spagna vede così evaporare la narrazione di un governo nato per rigenerare la vita pubblica e finito a difendere il proprio cerchio di amicizie. Sánchez può ancora resistere in Parlamento. Ma dopo questa sentenza il problema non è più soltanto contare i voti: è spiegare agli spagnoli perché il moralismo della sinistra sia diventato il sipario più comodo dietro cui nascondere il potere.