I numeri di Unimpresa
Accordo Usa-Iran, cosa cambia per gli italiani: benzina e bollette più leggere
La notizia dell’intesa raggiunta tra Usa e Iran ha avuto immediate ripercussioni sui prezzi energetici, con il petrolio Brent, punto di riferimento in Europa, che è sceso del 3,74% a 83,59 dollari al barile, mentre il Wti, riferimento in Usa, è in calo del 4,02% a 80,86 dollari al barile. E ovviamente il contraccolpo si è fatto sentire anche sulle Borse di tutto il Mondo. Dopo quelle asiatiche infatti l’accordo ‘riscalda’ le borse europee. A Milano il Ftse Mib apre a 52.239 punti (+1,44%) mentre a Londra il Ftse 100 sale dello 0,81%.
Ma è l’analisi Unimpresa a chiarire in cifre cosa comporterebbe per l’Italia la riapertura senza pedaggi dello Stretto di Hormuz. Secondo lo studio condotto dagli italiani vale miliardi per l’economia reale con benefici per famiglie, imprese e pil.
Risparmio sui costi energetici annui
Le reazioni dei mercati nelle fasi di distensione già documentate nel corso della crisi offrono un indicatore diretto della dimensione dei benefici attesi. Nelle settimane in cui si sono registrati progressi negoziali, il petrolio Brent è sceso sotto gli 86 dollari al barile — con cali superiori al 4% in singole sedute — e il gas TTF europeo ha ceduto fino al 6,5%, portandosi a 45 euro/MWh. La firma di un accordo convincente accelererebbe questa traiettoria. L’effetto sui prezzi dei future potrebbe manifestarsi già prima che i flussi fisici si normalizzino, con un mese necessario per il ripristino dei transiti petroliferi e tre-sei mesi per i prodotti raffinati, la chimica e l’alluminio. Per le famiglie, il recupero della tendenza al ribasso dei prezzi energetici prevista a inizio 2026 consentirebbe di tornare verso quel risparmio di 212 euro annui che il conflitto ha cancellato. In termini immediati: benzina meno cara, riscaldamento meno caro, costo della vita in frenata.