L'editoriale
A difesa del Sole d’Occidente. L’etica italiana che Trump non capisce
È evidente che l'inquilino della Casa Bianca ha una visione distorta dei rapporti fra alleati – istituzionali e/o politici – che non corrisponde né alla grammatica né alla realtà né, tantomeno, allo spirito con cui Meloni si approccia “da destra” alla questione dell’unità dell’Occidente
L'Editoriale - di Antonio Rapisarda - 20 Giugno 2026 alle 06:00
Altro che ginocchiere e altre false allusioni (e illusioni) sessiste. Giorgia Meloni, quando è necessario, non ha alcun problema ad infilare i guantoni. A maggior ragione se c’è da difendere l’interesse nazionale. In Italia, su questo terreno, sono finiti “ko” un po’ tutti a sinistra e dintorni. In Europa hanno compreso benissimo, come dimostrano i dossier immigrazione e competitività, che Meloni è una «combattente». Lo capirà, ma data la reazione inaccettabile lo ha già capito, persino Donald Trump: colui che ultimamente ama giocare al bulletto con gli amici.
In attesa di verificare quando questa “postura” muscolare sarà attuata dal presidente Usa anche nei confronti dei nemici – e su questo difficilmente gli farà curriculum ciò che è avvenuto con il regime degli ayatollah –, il premier italiano ha rispedito al mittente l’insinuazione, «totalmente inventata», di una sorta di preghiera rivolta al tycoon durante il G7 per una foto che sancisse la ritrovata sintonia.
Giorgia Meloni, nel rispondere in toto alle farneticazioni nei suoi riguardi consegnate da Trump all’inviato di La7 (fra cui l’incredibile «mi ha fatto pena…»), ha esercitato ancora una volta la parresìa, il parlar chiaro che tanto ha caratterizzato il logos occidentale: «Io e l’Italia non imploriamo mai». Così si definisce una volta per tutte, senza ghirighori diplomatici, la questione dei rapporti fra il presidente dell’America first e il premier della «via italiana».
È evidente che l’inquilino della Casa Bianca ha una visione distorta dei rapporti fra alleati – istituzionali e/o politici – che non corrisponde né alla grammatica né alla realtà né, tantomeno, allo spirito con cui Meloni si approccia “da destra” alla questione dell’unità dell’Occidente. Quel Sole ordinatore che «si fa in due» o, semplicemente, non è. E ciò il capo del governo italiano lo ha spiegato al suo interlocutore americano in tutte le occasioni in cui si sono parlati: a partire dalla questione Ucraina passando a quella dei dazi, senza dimenticare il tributo di sangue dei nostri soldati (per sostenere l’art. 5 della Nato “invocato” dagli Usa) e il diritto-dovere di sostenere la libertà di parola del Santo Padre.
Davanti alla sfide esistenziali che Stati Uniti ed Europa sono chiamate ad affrontare – dumping e aggressione commerciale della Cina; nichilismo e declino delle società liberali; immigrazione di massa su cui puntano i network che sponsorizzano l’odio anti-occidentale – è sempre più evidente che le due agende, ben prima che Trump tornasse alla Casa Bianca, si stanno divaricando. O per lo meno ambienti trasversali del deep state americano pensano che gli interessi d’oltreoceano siano la cornice entro la quale i popoli europei devono conformarsi. Non è esattamente così. E se in certe fasi – con l’Ulivo mondiale, con i Neocon e con la staffetta Trump-Biden – più di qualcuno in Europa si è accovacciato, di certo non può accadere con la destra politica al governo a Roma.
Da questo punto di vista il «no» del governo su Sigonella – uno dei luoghi strategici dove si misura un certo tasso di assertività – si conferma un tornante della storia: così è stato nella crisi dell’85, così è avvenuto oggi sulla campagna in Iran. L’Italia, dunque, non è “a disposizione” di nessuno. Alleata leale dell’asse occidentale sì; suddita mai. E se altri leader europei hanno abbozzato davanti agli insulti di Trump – anche per trattare piccole convenienze di bottega – Giorgia Meloni anche qui ha detto «no». Un caso che ciò giunga dalla leader del governo di destra più vicino alle radici, alla “missione storica” del Vecchio continente?
Il caso non esiste mai. Come non è un caso nemmeno il fatto che ad alimentare quest’onda conservatrice sia proprio un’italiana di Roma. Che si è messa in testa di fare il suo per “rifare grande” l’intero Occidente. E lo farà con o nonostante chi straparla, pro tempore, dalla Casa Bianca.
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