La politica tra la gente
Venturini: «Per Venezia sarò un sindaco presente sulla strada. L’errore più grande della sinistra? La tracotanza»
Il nuovo sindaco spiega quale sarà il suo metodo e parla della sua idea di sviluppo, integrazione, cultura: «Subito nei quartieri difficili, sia per dare un segnale di attenzione sia per dimostrare la volontà di risolvere i problemi»
Da una parte «i sondaggi che faceva girare la sinistra, che ci davano perdenti senza chances», dall’altra quello che percepiva «girando per la città» e che poi si è concretizzato in quel 51% e oltre di consensi che lo hanno reso sindaco al primo turno. In fondo, sta tutto in questa distanza il senso della vittoria di Simone Venturini a Venezia: la distanza che corre tra un centrosinistra della politica astratta e un centrodestra della politica tra la gente. Una linea che il neosindaco conferma anche per il mandato: «Sarò un sindaco presente sulla strada, conto di esserlo fin da subito anche nei quartieri difficili, sia per dare un segnale di attenzione sia per dimostrare la volontà di voler risolvere i problemi».
Venturini: «Sentivo che i veneziani volevano un sindaco figlio di questa città»
«Sentivo che i veneziani volevano scegliere un sindaco vicino a loro, simile a loro, figlio di questa città, che la conoscesse, che avesse esperienza di governo qui, ed effettivamente così poi è stato. L’altro candidato invece era un profilo completamente diverso dal mio», ha detto Venturini, in un’intervista a La Verità, nella quale comunque ha ammesso che pur aspettandosi la vittoria del centrodestra non si aspettava che fosse «in queste dimensioni», soprattutto per quanto riguarda il risultato della sua lista.
L’aiuto involontario di Conte, Schlein e Fratoianni
L’errore più grave della sinistra è stato «la tracotanza». «Sono partiti con l’idea di essere superiori moralmente, convinti di vincere. E poi la scelta del candidato. Un nome calato dall’alto estraneo alla città», ha detto il neosindaco, rispondendo a una domanda di Flaminia Camilletti, che firma l’intervista, e dicendosi certo che «Conte, Schlein e Fratoianni alla fine venendo a Venezia hanno aiutato me». «Volevano entusiasmare i loro, ma la gente fuori dai partiti li ha guardati un po’ stralunata. Insomma – ha commentato – effetto opposto a quello desiderato».
Il voto degli stranieri: un boomerang per il Pd
Un po’ quello che è successo anche con il voto degli stranieri, sul quale il Pd aveva fatto un investimento importante, inserendo in lista diversi candidati espressione in particola della numerosa comunità bengalese. «Non c’è stato un voto monolitico degli stranieri per il Pd solo perché ha candidato dei bengalesi. Loro speravano che con questa operazione avrebbero ottenuto i 3.000 voti dei bengalesi», ma si è trattato di «un’operazione semplicistica che evidentemente non ha funzionato e anche offensiva per l’intelligenza delle persone».
«La cosa che mi ha inquietato di più – ha rivelato Venturini – è stata questa sorta di accordo elettorale che non mi è chiaro in cosa consistesse. Prendiamo i vostri voti e poi? Cosa avrebbero dato in cambio? Questi aspetti non sono mai stati chiariti, nonostante io abbia incalzato il mio avversario più volte su questo punto».
L’adesione ai valori come presupposto dell’integrazione
Il centrodestra, invece, alla comunità straniera parla di «integrazione, che secondo me presuppone la volontà delle persone di voler aderire ai principi, al nostro modo di vivere», perché in assenza di questo presupposto «non si può parlare di integrazione, ma di creazione di un sottoinsieme di persone che vivono separatamente con regole diverse. Oggi la comunità bengalese ha ancora molta strada da fare in tal senso».
«L’operazione del Pd, per altro – ha proseguito il primo cittadino – non ha fatto che acuire tensioni e non ha fatto un regalo al processo di integrazione della città, anzi lo ha danneggiato. Molti voti li avranno ottenuti, ma evidentemente ne hanno persi altrettanti perché l’elettorato ha capito l’operazione e si è sentito preso in giro. Tutti, come me, si sono chiesti: cosa ha barattato il Pd in cambio di questi voti? Ha barattato sui diritti delle donne? Ha offerto nuove moschee in cambio? Qual era la contropartita? E su questo secondo me non hanno ricevuto risposte».
Una «mappa delle opportunità» per attrarre gli investimenti privati
Quanto all’idea di città che vuole realizzare, Venturini ha parlato della «realizzazione di una mappa delle opportunità come le aree di sviluppo e riqualificazione, progetti che possano partire velocemente grazie a una serie di investimenti da fare» come risposta alle istanze di sicurezza e riscatto di Mestre, spiegando che in questo processo vede un ruolo centrale per gli investimenti privati.
«Io non sono per fare solamente investimenti pubblici, perché non viviamo in un Paese socialista. Certo che questi investimenti vanno attirati», ha detto, parlando della creazione di «un board internazionale composto da personalità importanti che vivono a Venezia o che ci passano che, opportunamente motivate, potrebbero mettere al servizio della città una rete importante di relazioni capace di attirare grandi investitori».
La cabina di regia per la cultura
Il coinvolgimento delle forze sociali riguarda anche il settore della cultura, dove «vorrei coordinare e mettere a terra una sorta di regia per coordinare tutte le realtà associative e fondazioni culturali che stanno nascendo. Rafforzare la sinergia con la Biennale che sta facendo un grandissimo lavoro e d’altra parte chiedere alla Fondazione musei civici di effettuare un grande investimento per i giovani che scelgono di vivere a Venezia per un periodo per produrre qui la loro creazione artistica».
Per la giunta «competenza», «dedizione» e «merito»
E la squadra per la giunta? Dopo l’insediamento e l’elezione ufficiale, Venturini incontrerà le forze politiche della coalizione e chiederà una rosa di nomi, fatta di «competenza e dedizione», e farà la sua valutazione «incentrata sul merito».
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