La lezione di Almirante
La Russa ricorda Stefano e Virgilio Mattei: «Pacificazione anche nel loro nome, ma più la cerco più i neocomunisti si agitano»
Alla Fondazione Alleanza Nazionale la presentazione del libro “Il rogo di Primavalle – Orribili quegli anni”, scritto dal figlio di Antonella Mattei e nipote di Stefano e Virgilio, Federico Ciufferi: «Questo libro è nato dall'esigenza di comunicare che, al di là del fatto politico, c'era una famiglia. È nato per mia nonna Anna»
Politica - di Annamaria Gravino - 27 Maggio 2026 alle 08:05
C’è una domanda che ha posto Ignazio La Russa e che chiede risposta: cos’è oggi che spinge alcuni ad alimentare il clima di odio, «la degenerazione della specie o l’opportunismo politico» che porta a cavalcare ogni argomento per alimentare la polemica? Il presidente del Senato l’ha posta durante il suo intervento alla presentazione del libro “Il rogo di Primavalle – Orribili quegli anni” (Fergen editore) organizzata dalla Fondazione Alleanza Nazionale e Realtà nuova nella Sala De Marsanich di via della Scrofa. Il libro è stato scritto da Federico Ciufferi, figlio di Antonella Mattei e dunque nipote di Stefano e Virgilio, vittime di quell’abominevole delitto che si consumò la notte del 16 aprile 1973.
Almirante e gli anni Settanta
L’incontro era organizzato da tempo, ma si è svolto mentre ancora echeggiano gli attacchi scomposti rivolti al presidente del Senato per aver ricordato un fatto che è storia riconosciuta anche da due presidenti della Repubblica come Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella: Giorgio Almirante aiutò il percorso della democrazia, fu fermo sostenitore della forza del dialogo parlamentare e argine alle pulsioni eversive che attraversavano la gioventù inquieta di quegli anni anche a destra. In un incontro che aveva al centro uno dei delitti politici più efferati di quegli anni «orribili», più volte è stato evocato questo ruolo di Almirante, del Msi, della sua classe dirigente di allora, che in diversi casi oggi è classe dirigente del Paese.
La Russa: «Più cerco la pacificazione, più i neocomunisti si agitano»
«Come fai a spiegare che negli anni ’70 c’era una guerra civile a Milano?», si è chiesto ancora La Russa, ricordando l’impegno per la pacificazione che ha portato avanti per tutta la vita «e specie da quanto sono presidente del Senato». Nel nome dei fratelli Mattei, di Sergio Ramelli, ma anche di Fausto e Iaio, tenendo a mente la lezione di rispetto reciproco di Almirante e Berlinguer che «i neocomunisti» non sembrano voler capire e tanto meno fare propria.
«Cosa rimane del racconto degli anni ’70? La barbarie dell’assassinio dei fratelli Mattei, prove inconfutabili dell’odio e la necessità di una pacificazione, di chinare rispettosamente la testa verso tutti coloro che in quegli anni, di qualunque parte politica fossero, hanno perso la vita. Questo sforzo io, nel mio piccolo, lo sto cercando di fare, ancor di più da quando sono presidente del Senato, ma più ci provo più si agita l’odio nei miei confronti».
Resta aperta la domanda sul perché: degenerazione, opportunismo politico, il timore che lui possa diventare presidente della Repubblica? «Sono matti. Tranquilli, non succederà perché non può succedere e non voglio che succeda…», ha chiarito La Russa, che per il resto ha svolto un intervento in cui inevitabilmente memorie politiche e memorie personali si sono legate a doppio filo.
Ritrovare l’umanità dell’avversario
Non un discorso reducistico, ma la restituzione di un aspetto troppo spesso dimenticato quando si parla della violenza politica: dietro ogni vittima, dietro ogni goccia di sangue versato c’erano prima di tutto persone. La necessità di questa consapevolezza, che ancora oggi si mostra debole nei gesti di violenza fisica e verbale che si affacciano nella vita della nostra comunità politica e sociale, del ruolo che una classe dirigente matura deve svolgere, così come lo seppe svolgere il tanto vituperato Almirante, il valore imprescindibile della memoria anche come monito hanno attraversato gli interventi di tutti i relatori: il presidente di Realtà nuova, Domenico Gramazio, che ha fortemente voluto la presentazione del libro di Ciufferi; il presidente della Fondazione An, Giuseppe Valentino, che fu uno degli avvocati della famiglia Mattei e che ha ripercorso il dramma della comunità missina sia di fronte all’assassinio di Stefano e Virgilio sia di fronte alla giustizia negata dai processi; il giornalista Mauro Mazza; il capogruppo di FdI al Comune di Roma Giovanni Quarzo; il senatore Roberto Menia; il direttore del Secolo d’Italia, Antonio Rapisarda; il deputato e vicepresidente della Fondazione An, Antonio Giordano; il senatore Maurizio Gasparri, che ha inviato un video, poiché impegnato all’estero nel suo ruolo di presidente della Commissione Esteri.
La testimonianza di Antonella Mattei
Ma il monito sugli effetti della disumanizzazione dell’avversario è arrivato soprattutto, prima di tutto, da Antonella Mattei e suo figlio. Nel corso dell’incontro è stato presentato un video con foto e prime pagine dell’archivio del Secolo d’Italia, con scatti di Stefano e Virgilio, del luogo del delitto, dei funerali, di Anna e Mario Mattei. «Mi ha destabilizzato», ha detto Antonella Mattei, la cui testimonianza è sempre una lezione di umanità e forza, sempre con qualcosa in più su cui riflettere.
«Per quarant’anni io non sono tornata a Primavalle e ho avuto paura anche di avvicinarmi a Monte Mario. Poi un giorno Federico mi ha detto che o ce lo accompagnavo o sarebbe andato da solo». E così Antonella lo ha accompagnato, non solo fisicamente, perché quel suo ragazzo che voleva sapere degli zii che non aveva mai conosciuto non rimanesse travolto a sua volta dall’incendio che una vicenda come quella di Primavalle può suscitare nell’animo.
Federico Ciufferi e il ricordo della nonna Anna Mattei
«Questo libro è nato dall’esigenza di comunicare che, al di là del fatto politico, c’era una famiglia. È nato per mia nonna, che mi ha cresciuto come tutte le nonne e che io vedevo come tutte le nonne. Poi un giorno ho capito che molte cose della sua vita si erano fermate a quel 16 aprile», ha spiegato Federico Ciufferi.
«Pochi giorni prima di morire, in ospedale, chiese a mia madre perché Virgilio stesse urlando nell’altra stanza, penso che stesse rivivendo quella sera. I miei nonni hanno avuto una forza straordinaria nel portare avanti una famiglia mentre combattevano con quel dolore. Loro non li hanno mai dimenticati, io non posso fare altro che portare avanti questo ricordo», ha raccontato ancora Federico, ringraziando quanti, anche tra i presenti in sala, lo hanno aiutato ad aggiungere ricordi per raccontare chi fosse Virgilio, chi fosse prima di essere un militante e un volontario nazionale, e rammaricandosi per non aver potuto raccontare molto di Stefano, perché aveva solo dieci anni quando fu ucciso. «Ma so – ha detto – che prendeva le botte ogni sera perché tornava sempre a casa con i pantaloni strappati dal gioco».
Il valore del libro “Il rogo di Primavalle – Orribili quegli anni”
“Il rogo di Primavalle – Orribili quegli anni” ha un importante apparato di foto e materiali che lo rende di indubbio valore documentale, ma è la testimonianza personale a renderlo unico: per capire cosa fu Primavalle si può attingere a molte fonti, per capire chi erano davvero Stefano e Virgilio, Anna e Mario, la famiglia Mattei non c’è fonte paragonabile. Né monito più profondo per “restare umani”.
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