Icone della sinistra
Diamanti e orologi di lusso: sequestrato il “tesoro” di Zapatero. Ma i guai politici sono tutti di Sanchez
L’inchiesta sul salvataggio pubblico di Plus Ultra travolge l’ex premier socialista spagnolo. Il caso apre una nuova crisi per il governo Sánchez, mentre cresce il pressing per elezioni anticipate
Esteri - di Alice Carrazza - 27 Maggio 2026 alle 09:32
Lo scandalo scoppia a Madrid, ma l’eco arriva fino a Roma. José Luis Rodríguez Zapatero, ex premier socialista spagnolo e per anni icona della sinistra italiana, è indagato nell’inchiesta sul salvataggio pubblico della compagnia aerea Plus Ultra, finanziata nel 2021 con 53 milioni di euro. Sì, 53 milioni. Secondo l’ipotesi dei magistrati dell’Audiencia Nacional, l’ex capo del governo sarebbe stato al «vertice» di una presunta «struttura stabile e gerarchizzata di traffico di influenze», orientata a ottenere benefici economici attraverso mediazioni presso istituzioni pubbliche. Zapatero respinge ogni accusa. «Tutta la mia attività pubblica e privata si è sempre svolta nel rispetto assoluto della legalità», ha dichiarato in un videomessaggio. Ma la notizia non è più confinata ai fascicoli giudiziari. È diventata un caso politico. E, per los compañeros che lo avevano trasformato in modello morale, anche una piccola lezione di realtà.
Il Lupin progressista
Nella perquisizione effettuata nell’ufficio dell’ex premier, la polizia spagnola ha sequestrato documenti, hard disk, chiavette usb, agende intestate “Presidente Zapatero dal 2020 al 2025” e una cartella denominata “Analisis Relevante”, come una delle società sotto esame. Soprattutto, gli agenti hanno trovato in una cassaforte 103 oggetti di lusso: 41 paia di orecchini, 15 collane, 11 bracciali, 8 orologi, pietre preziose e una ventina di accessori.
La segretaria dell’ex premier, Geltrudis Alcazar, ha riferito agli investigatori che la cassaforte proveniva dall’abitazione familiare e che il contenuto era «parte dell’eredità di Sonsoles Espinosa» e «parte ricevuta durante viaggi ufficiali e privati». La spiegazione sarà verificata. Resta, al momento, che il “socialismo ciudadano” finisce a fare i conti non con un manifesto, ma con diamanti, rubini, zaffiri, smeraldi e orologi di pregio.
La tentata fuga a Caracas
Il cuore dell’inchiesta resta il salvataggio di Plus Ultra. La compagnia, con una presenza minima nel mercato nazionale, ricevette fondi pubblici attraverso gli strumenti emergenziali della pandemia. Gli investigatori ipotizzano pagamenti irregolari, fatture fittizie, traffico di influenze e rapporti opachi con ambienti venezuelani. La figura di Zapatero pesa anche per il suo ruolo, negli anni, nei tentativi di mediazione tra il governo chavista e l’opposizione in Venezuela.
Secondo ricostruzioni della stampa spagnola, quando il suo nome è tornato a circolare con maggiore insistenza, l’ex premier avrebbe acquistato un biglietto per Santo Domingo, con possibile prosecuzione verso Caracas su un velivolo privato.
Sánchez sotto pressione
Il caso arriva proprio mentre il suo erede, il premier Pedro Sánchez, è a Roma, dove ha incontrato la segretaria del Pd Elly Schlein ed è atteso in Vaticano. Lui continua a difendere il suo predecessore e si dice tranquillo. Lei idolatra ancora il “modello spagnolo”. Ma a Madrid il clima è cambiato: è decisamente incandescente, specialmente dopo le proteste del weekend che denunciavano la “mafia socialista” e chiedevano di tornare al voto. «Anch’io voglio un governo pulito, ma è sorprendente che gli alleati continuino a sostenere un governo del genere, il più corrotto della democrazia», ha detto il leader del Partito popolare Alberto Núñez Feijóo.
Anche dentro il campo socialista si aprono crepe. Emiliano García-Page, presidente socialista della Castilla-La Mancha, ha chiesto elezioni anticipate o un voto di fiducia. Felipe González, padre nobile del socialismo spagnolo, ha evocato il ricorso alle urne entro l’anno. Sánchez resiste. Ma quanto durerà davvero?
L’interrogatorio fissato per giugno
L’interrogatorio, rinviato su richiesta della difesa, è fissato per il 17 e 18 giugno. Fino ad allora vale la presunzione di innocenza. Ma la statua è già stata buttata giù dal piedistallo. E la izquierda europea, mentre continua a cercare divinità da importare, scopre che certi santi laici hanno le tasche piene di soldi e gli armadi pieni di scheletri.
Il vecchio idolo
Bisogna infine ricordare che in Italia Zapatero non fu solo un leader straniero. Fu un simbolo, esattamente come lo è oggi Sanchez. Sabina Guzzanti gli dedicò persino un film Viva Zapatero!, la sinistra lo contrappose per anni alla destra come esempio di modernità, sobrietà e superiorità etica. Oggi quell’icona torna sulla scena in una versione meno fotogenica: non più il “calzolaio” della politica progressista, ma l’uomo che dovrà spiegare ai giudici il ruolo suo e del suo entourage in una rete di affari, società, consulenze e denaro pubblico.
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