Uno scenario complesso
Usa e Cina ancora diffidenti, la delegazione Trump butta tutti i dispositivi elettronici. Poca chiarezza sugli accordi commerciali
Esteri - di Gabriele Caramelli - 15 Maggio 2026 alle 18:39
C’è ancora molta diffidenza e poca limpidità tra Usa e Cina dopo gli incontri avvenuti a Pechino tra Xi Jinping e Donald Trump. La diplomazia del dragone ha sviato dalle domande dei giornalisti sugli «accordi commerciali fantastici» menzionati dal presidente americano a Fox News. Tra questi ci sarebbe anche l’acquisto di 200 Boeing da parte di Pechino, ma un portavoce del ministero degli Esteri cinese, senza smentire né confermare la notizia, ha preferito parlare con la Bbc del «consenso importante» raggiunto durante la visita. Per lui, «l’essenza delle relazioni economiche e commerciali tra Cina e Usa è nel vantaggio reciproco e nella cooperazione vantaggiosa per entrambi i Paesi».
Dopo i colloqui di giovedì, il leader cinese ha avuto un’altra breve conversazione con Trump proprio oggi, nella sua casa di Zhongnanhai. «Abbiamo raggiunto importanti intese comuni sul mantenimento di legami economici e commerciali stabili – ha spiegato Xi in una nota -, sull’ampliamento della cooperazione concreta in vari settori e sulla gestione adeguata delle preoccupazioni reciproche».
Rapporti tra Usa e Cina tra accordi commerciali e sospetti sull’intelligence
La delegazione americana ha raccolto e buttato tutto il materiale che le era stato fornito dalle autorità cinesi, tra cui badge, telefoni “usa e getta” e altri dispositivi, prima di salire sull’Air force one. Sull’aereo non è stato portato alcun oggetto proveniente dalla Repubblica popolare per consuetudini legate alla sicurezza. A darne notizia su X è stata Emily Goodin, corrispondente del New York Post. In base a quanto riportato dal giornale, i membri dello staff hanno riposto i telefoni nelle apposite ‘Faraday bags’, capaci di schermare le emissioni elettromagnetiche. Anche questa è una procedura in linea con le disposizioni di sicurezza locali e per diminuire il pericolo di eventuali intrusioni informatiche.
Inoltre, le autorità americane hanno preso altre misure di protezione, come l’utilizzo delle custodie schermate per telefoni e dispositivi elettronici, affinché potessero bloccare segnali e connessioni. Il dipartimento di Stato aveva ricordato che in Cina «non esiste alcuna aspettativa di privacy sulle reti mobili». Per questo motivo la delegazione ha organizzato un vero e proprio “blocco digitale” fino al rientro sull’Air Force One. Quest’ultimo è considerato come territorio statunitense e comprende anche sistemi di sicurezza all’avanguardia per tutelare comunicazioni.
La questione della vendita dei Boeing
Come ha spiegato il New York times, le consegne dei Boeing alla clientela cinese hanno subito una riduzione dopo due terrificanti incidenti che, nel 2018 e l’anno seguente, hanno visto coinvolti due tipologie di 737 Max. Uno degli accordi firmati nel primo mandato Trump con la Cina a gennaio 2020 prevedeva l’aumento degli acquisti di prodotti americani da parte dei cinesi, con obiettivi raggiungibili solo attraverso grandi acquisti degli aerei. Ma qualche settimana dopo la Repubblica popolare aveva annunciato di non poter rispettare i patti, principalmente a causa della pandemia di Covid-19. E così ad aprile dello stesso anno venne annullato l’acquisto di 29 Boeing 737 Max.
Nonostante tutto, il 2024 è stato l’anno della ripresa nelle consegne a Pechino, bloccate successivamente quando le compagnie del gigante asiatico hanno avvertito sugli ulteriori ritardi a seguito dei dazi decisi da Trump. Poi c’è stato un allentamento delle tensioni commerciali. A quanto pare, il fatto che gli aerei americani non siano stati consegnati ha permesso ad Airbus di moltiplicare le vendite: la compagnia ha infatti consegnato 500 aerei ai propri clienti cinesi. Tutto questo, però, è avvenuto perché l’azienda ha deciso di cedere alle pressioni cinesi. Inoltre, Pechino ha iniziato a finanziare Comac, un’altra impresa statale con sede a Shanghai che assembla il C919, un aereo simile all’A320 che già hanno a disposizione. Eppure, le catene pechinesi non possono ancora fare a meno delle componenti delle aziende straniere.
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