Ore decisive
Trump annuncia l’accordo con l’Iran: tregua di 60 giorni anche in Libano. Ma Teheran frena
Donald Trump parla di “progressi significativi” nei negoziati con l’Iran, ma da Teheran arriva una doccia fredda che rischia di far saltare tutto. Dietro l’annuncio della Casa Bianca, infatti, non ci sarebbe alcuna vera intesa sul nucleare iraniano, mentre restano altissime le tensioni sul controllo dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio mondiale di petrolio.
Secondo fonti americane, l’unico punto realmente condiviso riguarderebbe la proroga di 60 giorni del cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz, che verrebbe bonificato dalle mine e aperto al traffico internazionale senza pedaggi.
Nessuna intesa sul nucleare: gli ayatollah frenano sugli ispettori Usa
Il nodo centrale resta però il programma nucleare iraniano. Washington pretende lo stop immediato all’arricchimento dell’uranio e la consegna delle scorte già accumulate, soprattutto di quello altamente arricchito, considerato decisivo per la costruzione di un’arma atomica. Ma proprio su questo punto Teheran continua a prendere tempo. Secondo il New York Times, l’Iran avrebbe assunto soltanto un impegno “apparente” sulla rinuncia all’uranio arricchito, rinviando ogni decisione concreta ai prossimi negoziati.
Una strategia che alimenta i sospetti americani: gli iraniani starebbero sfruttando ogni spiraglio diplomatico per rimettere continuamente in discussione gli accordi raggiunti il giorno precedente.
Trump consulta Arabia Saudita, Qatar e Pakistan: Netanyahu invece si oppone
Nel tentativo di rafforzare la trattativa, Trump avrebbe sentito diversi leader arabi e musulmani coinvolti nella mediazione, tra cui Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Turchia e Pakistan. Tutti avrebbero dato un via libera agli sviluppi negoziali. L’unico contrario resta Benjamin Netanyahu.
Il premier israeliano teme che l’intesa possa trasformarsi in una concessione strategica agli ayatollah, soprattutto se dovesse includere anche un allentamento della pressione su Hezbollah in Libano. La diffidenza israeliana non si sarebbe attenuata nemmeno dopo le rassicurazioni di Trump sulla permanenza delle forze americane in Medio Oriente durante tutta la fase transitoria.
Teheran smentisce Trump: “Solo propaganda americana”
A complicare ulteriormente il quadro è arrivata la smentita dell’agenzia iraniana Fars, vicina ai pasdaran, secondo cui le dichiarazioni di Trump sul “quasi accordo” sarebbero soltanto propaganda americana.
Secondo la versione iraniana, non sarebbe stato assunto alcun impegno concreto sul programma nucleare di Teheran e lo Stretto di Hormuz resterebbe saldamente sotto il controllo delle Guardie della Rivoluzione. Poco dopo è intervenuto anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha rivendicato la linea dura di Teheran: “Con la resistenza all’aggressore abbiamo dimostrato al mondo la forza del popolo iraniano”.
Rubio avverte l’Iran: “Mai un’arma nucleare”
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha però ribadito la linea rossa della Casa Bianca. Durante una conferenza stampa a Nuova Delhi insieme al ministro degli Esteri indiano, Rubio ha dichiarato che gli Stati Uniti non permetteranno mai all’Iran di ottenere la bomba atomica.
“L’Iran non potrà mai possedere un’arma nucleare. Il presidente è stato chiarissimo”, ha detto. Rubio ha inoltre definito “illegali” le minacce iraniane contro le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, avvertendo che accettare simili pressioni significherebbe creare “un precedente pericoloso” per l’intero equilibrio internazionale.
L’intesa resta fragile: “Permangono divergenze”
A confermare la fragilità della trattativa è stata infine anche l’agenzia iraniana Tasnim, secondo cui tra Iran e Stati Uniti “permangono divergenze su una o due clausole dell’intesa”. Tradotto: l’accordo annunciato da Trump è ancora lontano dall’essere davvero chiuso.