Il giorno dopo il trionfo
Tennis, Binaghi si toglie un sassolino: “Nessuna svista: dal calcio programmazione maldestra”
La data del 17 maggio 2026 sarà ricordata come una pietra miliare del tennis italiano e mondiale. Uno sport tornato dopo tanti anni sulle prime pagine dei quotidiani nazionali e sempre più seguito, grazie anche ad una passione rinnovata e riaccesa di successi degli ultimi anni conquistati da una squadra fortissima, guidata dal suo leader indiscusso, Jannik Sinner. E a chiudere il cerchio mancavano solo gli Internazionali di Roma, un titolo che mancava all’Italia da oltre 50 anni. Ieri l’ambito trofeo è tornato a casa, sia con la vittoria di Sinner nel singolo che quella del doppio maschile, con la coppia formata da Bolelli e Vavassori. Anche questo prestigioso e ambito traguardo mancava da 63 anni e dunque dall’impresa storica di Pietrangeli e Sirola.
Il giorno dopo le finalissime, con la leggerezza nel cuore e ancora il trofeo alzato in cielo negli occhi, è possibile affrontare la grande polemica che ha accompagnato gli ultimi giorni del Foro Italico: la contemporaneità degli eventi calcistici (derby di campionato e finale di Coppa Italia) con il torneo Atp di tennis.
Sugli spalti Lotito, più inquadrato della Curva della Lazio
Dopo il silenzio è intervenuto ai microfoni della Rai di Radio Anch’io Sport, Angelo Binaghi, numero 1 della Federazione Tennis, che ha raccontato le frenetiche trattative con la Lega Calcio per evitare sovrapposizioni. Quella più ostica è stata sicuramente quella con la stracittadina tra Lazio e Roma, che ha creato meno disagi del previsto anche per la scelta della tifoseria laziale di lasciare vuoti gli spalti in contestazione con la proprietà di Claudio Lotito. Lotito presente dopo la sfida calcistica allo Stadio del Tennis e sullo sfondo della premiazione di Sinner (più inquadrato dalle telecamere di Sky sport di quanto non lo sia stata la Curva Nord della Lazio vuota durante la partita dalle telecamere di Dzan, che mai hanno fatto vedere gli spalti riservati ai biancocelesti).
Binaghi: Spostare la finale corrisponde a perdere credibilità
Binaghi ha spiegato che «Spostare la finale significherebbe far perdere credibilità al torneo a livello internazionale» visto che gli Internazionali d’Italia sono «gestiti dall’ATP, i diritti televisivi non sono venduti da noi e decine e decine di paesi erano programmati per quell’ora. Quindi sarebbe stato un danno enorme per la credibilità del torneo e del Paese». Angelo Binaghi ha anche provato a tendere la mano: «Guardando la cosa in positivo, ho letto le parole di un ottimo dirigente come il presidente della Lega Serie A Simonelli: non solo è stato ammesso l’evidente errore, ma tutto quello che è successo spero possa creare i presupposti affinché, con una differente programmazione, non capiti più in futuro».
Non si parli di svista: errore che non dovrebbe più accadere
Su una cosa tuttavia il numero uno della Fitp non ha dubbi: rispetto alla sovrapposizione dei vari eventi «Non parlerei di svista. Faccio l’ingegnere e mi occupo un po’ di numeri. Un anno fa, quando è uscita la programmazione con il derby di Torino durante le Finals, il derby di Roma durante gli Internazionali, con in più la finale di Coppa Italia durante la settimana del torneo di Roma, questa non può essere una chiamata casualità. C’è stato un maldestro di programmazione, francamente non so finalizzato a cosa. L’importante è che si sia capito e che questo non possa più accadere».
Il retroscena inedito: Terrorizzato da forfait di Sinner
Binaghi è poi tornato a parlare della domenica perfetta, svelando un inedito retroscena sul campionissimo Sinner: «Ci eravamo posti tre obiettivi: superare la soglia dei 400mila spettatori paganti, superare il miliardo del valore dell’impatto economico del torneo sul territorio e provare a rivincere il signore maschile dopo 50 anni. Ne abbiamo raggiunto quattro obiettivi: siamo riusciti anche a vincere anche il doppio maschile, al quale non pensavamo Più di così…» ma sono stato «terrorizzato» al pensiero che Jannik potesse dare forfait Subito dopo la finale di Madrid mi ha chiamato il suo manager, che normalmente mi chiama una volta ogni due anni solo quando ci sono problemi e Jannik non può giocare… Ero rassegnato. In realtà la telefonata pensavo fosse uno scherzo: chiedeva solo di poter giocare la prima partita. Ho risposto ‘ti faccio giocare anche sulla Luna purché venga a Roma’» ha ammesso ridendo.
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