Altri 4,1 mld di illeciti
Superbonus, buco nero per i conti italiani: ci costa 174 miliardi. Vale quasi quanto il Pnrr
Utilizzando una metafora astronomica il superbonus potrebbe essere definito come il “buco nero” del bilancio dello Stato italiano. Malgrado siano passati anni dal varo di questa misura voluta e rivendicata da Giuseppe Conte e dal Movimento Cinque Stelle – anche di più dei banchi a rotelle e dei monopattini elettrici – che hanno fatto una intera campagna elettorale parlando di case ristrutturate “gratuitamente”, quel gratuitamente si è trasformato per le casse del Paese in 174 miliardi di euro, quattro volte il costo preventivato.
Pnrr da 194,4 miliardi totali
Praticamente quasi tutto il valore del Pnrr, che dal 2021 al 2026 per l’Italia è valso circa 194,4 miliardi di euro. E i numeri continuano a riservare sorprese con il passare dei mesi, trasformando questo provvedimento in un vero e proprio macigno per i conti pubblici nazionali. Limitante a tal punto da essere indicato dal governo tra le cause che non hanno consentito all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione Ue e dunque del mancato raggiungimento della soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil per il 2025, come spiegato nelle scorse settimane anche dalla premier, Giorgia Meloni.
Altri 4 miliardi di illeciti bloccati. Controlli intensificati
E come nel caso del buco nero, non si vede luce né fine. Anche oggi infatti dal Il Sole 24 ore, autorevole quotidiano economico, arrivano numeri da capogiro sull’altissimo numero di frodi e illeciti che continuano a consumarsi attorno al superbonus, tanto che il Fisco è dovuto correre ai ripari, intensificando i controlli soprattutto sul fronte delle fatture emesse nell’ultimo periodo in cui la misura era in vigore. E questo ovviamente aggiunte perdite di tempo e di soldi a carico dei cittadini italiani.
Il Sole fa notare come l’esito dei controlli parli da solo: sono addirittura 4,1 miliardi di euro di crediti superbonus bloccati nei primi tre mesi 2026 (il 33% del totale dei crediti maturati per le spese 2025). Spiega il quotidiano diretto da Fabo Tamburrini: Il risultato è da far tremare i polsi: 4,1 miliardi di crediti Superbonus bloccati. Ma non solo, perché è il peso specifico a far capire quanto le irregolarità siano diffuse: il 33% dei crediti è stato ritenuto a rischio e quindi non utilizzabile in compensazione. Praticamente un euro su tre dei crediti che emergono dalle ultime fatture per le spese 2025 è stato fermato per illeciti. Numeri che fanno riflettere e fanno capire il lavoro che Mef e amministrazione finanziaria sono stati chiamati a portare avanti, aumentando l`attenzione proprio per intercettare i pericoli legati a chi ha sfruttato gli ultimi scampoli dell`agevolazione (al 2025 era al 65%) per poterla sfruttare pur non avendo alcuni o tutti i requisiti”
Conto poteva essere ancora più alto
Da ricordare inoltre che l`impegno del Fisco nel bloccare la monetizzazione di crediti per spese 2025 ha impedito che il conto fosse ancora più alto rispetto agli 8,4 miliardi indicati all’interno del documento di finanza pubblica (Dfp). Un piano di analisi e controllo fondato su due pilastri: il primo riguarda ovviamente i controlli preventivi che hanno consentito di scartare 1,8 miliardi di crediti. Il secondo l’attività di analisi del rischio attraverso le quali sono stati individuati 2,3 miliardi di euro di crediti da Superbonus sulla base di un identikit di pericolosità rispetto a potenziali frodi collegate con le comunicazioni di cessioni del credito o sconto in fattura: alcune delle quali con un livello talmente alto da aver portato a 680 milioni già sequestrati dall’autorità giudiziaria.
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