L'intervista
«Su Modena la sinistra è in difficoltà e ha trasformato la manifestazione in un comizio politico». Parla Michele Barcaiuolo
Il senatore e coordinatore di FdI dell'Emilia Romagna replica alle accuse della sinistra secondo cui la destra soffierebbe sul fuoco: «Le ragioni di un evento così drammatico vanno capite fino in fondo, non si può minimizzare parlando del gesto di un folle come fanno loro»
«Purtroppo i nostri sospetti si sono rivelati fondati, anzi si è andati perfino oltre quello che temevamo». Michele Barcaiuolo, senatore e coordinatore di FdI dell’Emilia Romagna, spiega perché il partito ha scelto di non partecipare alla manifestazione di Modena indetta dopo la tentata strage compiuta sabato dal 31enne Salim el Koudri, che prima si è lanciato con l’auto contro i pedoni e poi è sceso brandendo un coltello. «Doveva essere una manifestazione di unità istituzionale e civica, ma come temevamo si è trasformata in un comizio politico con attacchi alla destra “colpevole” di aver chiesto piena chiarezza su tutti gli aspetti di questa vicenda», spiega Barcaiuolo.
Senatore, cosa vi ha fatto sospettare che sarebbe andata così?
«Il tentativo della sinistra di spostare tutta l’attenzione sulle condizioni psicologiche di questa persona, di eludere il tema della somiglianza di quanto accaduto con gli attacchi terroristici che si sono visti in altre città europee, di sottolineare che fosse un italiano quando ancora non era del tutto chiaro, di rimarcare che ha una laurea, di dire che tra i soccorritori c’erano anche stranieri».
Perché questo vi ha insospettito?
«Perché era chiaro che da questo tentativo di minimizzare e ricondurre l’attacco esclusivamente a un “atto folle”, sarebbero passati alla criminalizzazione di chi invece vuole capire se ci sia una matrice di odio ideologico e culturale in quanto accaduto. Approfondire questi aspetti non è secondario, è dirimente. Non si tratta di “fomentare l’odio” come accusa la sinistra, né tanto meno di gettare uno stigma addosso a tutti gli stranieri, questo non l’ha fatto nessuno e non è nelle intenzioni di nessuno. Significa pretendere che questo evento così drammatico venga analizzato e compreso fino in fondo».
Come interpreta il fatto che allo stato attuale non emergano elementi di radicalizzazione?
«Il tema non è se quest’uomo si fosse radicalizzato o meno, ma se avesse o meno in odio i nostri valori fondanti. Quello che sta emergendo dalle sue email ci deve far riflettere. Qui parliamo di un atto deliberato e che appare premeditato: questa persona abita fuori Modena, ha preso la macchina, è andata nella via di accesso al centro cittadino, ha preso di mira e inseguito le persone e dopo questa corsa folle e criminale è scesa dall’auto impugnando un coltello. Nulla di tutto ciò può essere minimizzato».
Lei ha detto che la piega presa dalla manifestazione è stata perfino peggiore di quella che temevate…
«Il sindaco Mezzetti ha passato una parte importante del suo comizio ad attaccare Bignami, pur senza citarlo direttamente, per aver messo in luce l’ipocrisia di chi minimizza parlando di Salim el Koudri come di un italiano con problemi psicologici. Il punto è che la cittadinanza e il fatto di essere una seconda generazione non sono garanzia di integrazione. Anzi, proprio questo aspetto certifica che l’integrazione è un’altra cosa e che non può che passare prima di tutto dall’adesione a un modello di vita e di valori. Del resto, in questo senso la lezione delle banlieue francesi è emblematica. Solo che a sinistra questo è un discorso che dà molto fastidio».
Lei ha parlato col sindaco?
«Ci ho parlato immediatamente dopo l’attacco. Ci siamo ritrovati subito sul posto. La sede di FdI è a un centinaio di metri da via Emilia, ero lì a fare degli incontri e sono corso subito, ho trovato scene di guerra. Una situazione profondamente drammatica e scioccante. Col sindaco abbiamo avuto una conversazione priva di spigolosità, poi la mattina dopo i toni sono cambiati. Ma non da parte nostra: sebbene avessimo intuito dove stavano portando il ragionamento, abbiamo evitato qualsiasi polemica delle vigilia. Speravamo comunque che andasse diversamente da come è andata, e sorvolo sull’ineleganza cafona di ringraziare il presidente della Repubblica per la visita ai feriti tacendo sul fatto che c’era anche la premier».
Secondo lei, c’è stata qualche falla nella gestione di questa persona che aveva già dato segni di squilibrio?
«Non posso essere io a dirlo in questo momento. Certo, mi domando perché avesse la patente se era stato seguito da un centro di salute mentale, e aspetto che si chiarisca bene la questione della cittadinanza per capire se qualcosa non abbia funzionato».
Qual è, secondo lei, la risposta al senso di sgomento e di paura generato da quanto accaduto?
«Servono intransigenza e pene esemplari. Non ci si può rifugiare in giustificazioni inaccettabili, facendo leva sulle condizioni psicologiche. Bisogna avere certezza del fatto che l’Italia ha un suo impianto di regole e valori e chiunque viene qui, di prima, seconda o terza generazione che sia, lo rispetti».
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