I dati
Stupri e violenze in aumento nell’Ue: il “paradosso nordico” e l’incidenza degli stranieri
Le rivelazioni Eurostat registrano un aumento vertiginoso negli ultimi 10 anni, spiegato con l'aumento delle denunce. Ma più nel dettaglio emergono l'inefficacia delle lezioni sessuo-affettive e il dato spesso taciuto delle percentuali di reati commessi da migranti
In Europa crescono le violenze di genere. Nel 2024 sono stati registrati oltre 256mila reati di violenza sessuale, di questi il 38% sono stupri. È quanto emerso dagli ultimi dati Eurostat, che rispetto al precedente report, quello del 2023, registrano un incremento rispettivamente del 5% e del 7%. Ma soprattutto evidenziano una tendenza al rialzo per entrambe le tipologie di reato nell’ultimo decennio. Tra il 2014 e il 2024, infatti, i reati di violenza sessuale sono cresciuti del 94% (+124.350 casi) e gli stupri del 150% (+58.983). Durante questo periodo, i primi sono aumentati costantemente di quasi il 10% all’anno in media, mentre i secondi del 7%.
La mappa europea delle violenze sessuali
Nel 2024 – anno sul quale si basano gli ultimi dati Eurostat – Francia, Germania e Svezia hanno registrato il numero più alto di denunce per violenza sessuale e stupro. Mentre Cipro, Malta e Lituania hanno registrato il numero più basso. Nello specifico, in Francia i casi di violenza sessuale denunciati sono oltre 96mila e quelli di stupro 45mila. Quasi il doppio della Germania, secondo Paese a guidare la tendenza negativa. Qui il numero di reati di violenza sessuale registrati dalle forze di polizia sono 54.361 e quelli di stupro oltre 14mila.
In Svezia invece 21mila e 9mila. A seguire si attestano 19.655 casi di violenza sessuale e 5.222 di stupro in Spagna; oltre 12mila e 4.792 in Belgio; 7.947 e 2.984 in Finlandia. Anche nel nostro Paese i casi risultano in aumento, seppure i numeri registrino una tendenza certamente migliore rispetto ai Paesi sopra citati: 11 violenze sessuali ogni 100mila abitanti, contro le 203 della Svezia, le 118 della Francia e le 103 di Danimarca e Finlandia.
L’aumento dei numeri letto come effetto dell’aumento delle denunce
Per tentare di dare una risposta al problema, l’ente statistico della Ue ha sostenuto che le donne, soprattutto dei Paesi che mostrano i tassi più elevati di violenza di genere, sono più propense a denunciare abusi e stupri. «In generale, l’aumento è in realtà positivo», ha commentato al quotidiano Avvenire una dei 15 componenti del Grevio (il Gruppo di esperti sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, ndr) del Consiglio d’Europa, Pille Tsopp-Pagan. «Significa – ha aggiunto – che c’è maggiore consapevolezza anche da parte della polizia. Lavorano sulle violenze quando vengono denunciate e sono in grado di prendere in carico più casi di prima». Ma non è finita qui. «Dobbiamo decisamente fare di più», ha continuato l’esperta prima di concludere sostenendo come «la priorità è fare molta sensibilizzazione, specialmente nelle scuole». Questa, ha sottolineato, «dovrebbe essere obbligatoria a partire dai 12 anni perché molti iniziano una vita sessuale prestissimo».
Le lezioni sessuo-affettive a scuola servono?
Eppure, la realtà si manifesta ben diversa. Nel Nord-Europa, dove le lezioni sessuo-affettive nelle scuole sono obbligatorie, si evidenziano il maggior numero di reati contro le donne. In Svezia, ad esempio – Paese preso come modello dalla componente del Grevio del Consiglio d’Europa – l’educazione affettiva è obbligatoria addirittura dal 1956. In Austria, Germania e Finlandia invece dallo scoccare degli anni Settanta. Mentre in Francia l’educazione sessuo-affettiva è stata introdotta nelle scuole ormai da più di venticinque anni (nel 1988). Un lasso di tempo non indifferente, che avrebbe dovuto contribuire a una diminuzione progressiva dei casi registrati o quantomeno a un piazzamento differente nelle classifiche pubblicate.
L’incidenza degli stranieri: i numeri dell’Italia
In Italia le violenze contro le donne risultano quindi inferiori a quelle registrate nei Paesi ritenuti «maggiormente impegnati» nella prevenzione scolastica. Allo stesso tempo i numeri emersi negli ultimi dieci anni evidenziano un calo di questi reati da parte dei cittadini italiani. Al contrario, sottolineano un aumento degli stessi reati da parte degli stranieri, responsabili nel 2024 del 44% degli abusi sulle donne. Questo, nonostante siano il 9% della popolazione. Non a caso, già nel 2023, il 41% dei detenuti per reati di violenza era un cittadino straniero. Un dato che deve far riflettere sul legame tra crimini sessuali e immigrazione di massa. Non solo nel nostro Paese, ma in Europa.
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