Il caso Catanzariti
Una denuncia per maltrattamenti su un bambino e l’archiviazione. Ecco perché Gasparri ha interessato Nordio
E’ normale che un procuratore della Repubblica chieda l’archiviazione per ben due volte della denuncia fatta dai genitori di un bambino che secondo diverse denunce avrebbe subito violenza in un noto istituto della provincia di Como, con episodi documentati da foto, filmati e corrispondenza varia? E’ normale che lo stesso procuratore della Repubblica chieda il rinvio a giudizio di oltre una decina di operatori che prestavano servizio nello stesso istituto, che ospitava il predetto bambino, sulla scorta di documentazione acquisita nello stesso periodo in cui si sarebbero verificati gli episodi denunciati dai genitori del ragazzino di cui sopra e non prenda in considerazione le prove prodotte dalla famiglia del bambino? E’ normale che il GIP del tribunale di Como abbia, con decreto, disposto l’archiviazione della denuncia dei predetti genitori senza che venissero avvisati i difensori e tanto meno auditi in sede di archiviazione?
Il 4 giugno scorso i professionisti dello studio Porciani che assistono la famiglia del ragazzo, Lionel Catanzariti, stante il notevole tempo trascorso, si sono personalmente recati in tribunale, per aver notizia sullo stato del procedimento ed hanno scoperto che il GIP aveva provveduto a maggio dello scorso anno, con decreto, l’archiviazione, inaudita altera parte, senza tener conto dell’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata ad aprile 2025. Alla luce di quanto sopra, lo Studio Porciani ha depositato reclamo ex art. 410bis c.p.p. per chiedere al Tribunale di dichiarare nullo il decreto di archiviazione del GIP, in quanto questi avrebbe dovuto fissare un’udienza ex art. 410 co. 3 c.p.p. oppure motivare l’archiviazione in relazione anche all’inammissibilità dell’ opposizione ex art. 410 co. 2 c.p.p.
Questi interrogativi si è posto sostanzialmente il Senatore Maurizio Gasparri, Presidente della Commissione Difesa ed Esteri del Senato della Repubblica che ne fa partecipe con una propria missiva il Ministro di Grazia e Giustizia, Carlo Nordio.
Come noto, l’intera vicenda era stata agli onori delle cronache con diversi articoli di stampa e con varie interrogazioni parlamentari, presentate alla Camera dei Deputati dall’On.le Luciano Ciocchetti ed al Senato della Repubblica, oltre che dallo stesso Senatore Gasparri, anche dal Senatore Sergio Rastrelli. In particolare quella del Senatore Gasparri aveva sottolineato che “durante le indagini siano state ignorate tutta una serie di documentazioni, peraltro supportate da foto e video, prodotte anche da altre famiglie, che avrebbero promosso analoghe azioni contro il medesimo Istituto… e chiedeva di sapere se si sia provveduto a tenere in considerazione il contributo dei carabinieri della competente stazione, che hanno svolto le indagini e che hanno interrogato i genitori del ragazzo, e dei medici, che hanno prestato servizio presso l’Istituto e che si sarebbero dimessi successivamente”.
In particolare all’atto ispettivo del Senatore Gasparri aveva risposto il Ministro Nordio, riconoscendo la gravità della vicenda che le aveva rappresentato e comunicandogli che il suo Dicastero aveva disposto “accertamenti preliminari al fine di intercettare, laddove sussistenti, eventuali criticità o anomalie nella conduzione del procedimento”.
Per tale motivo il Presidente Gasparri, segnalando l’ulteriore anomalia, che si sarebbe verificata con un’archiviazione irrituale, ha chiesto nella sua lettera al Ministro Nordio quale sia stato l’esito dell’ispezione da lui disposta presso il Tribunale di Como.
Chi scrive è rimasto sconvolto dalle immagini e dai filmati che secondo i familiari attesterebbero le varie violenze (mancano naturalmente quelle relative alle parti intime, per questo il Procuratore avrebbe a mio avviso dovuto approfondire con esami clinici) ma che, evidentemente, non sono bastate per procedere contro gli autori. Ho raccontato questa storia su queste pagine, perché al di là della dolorosa vicenda giudiziaria, mi chiedo come possano autorevoli magistrati decidere di non approfondire se ci siano state le violenze fisiche, oltre quelle psichiche e morali, al bambino, senza disporre di appropriate visite mediche per accertare ad esempio, solo per citarne una, come ed in quali circostanze si sia verificata la frattura di un braccio documentata dalla famiglia? E se esistano responsabilità della struttura che vede ben 14 suoi dipendenti raggiunti da avviso di garanzia. Almeno sotto l’aspetto della responsabilità oggettiva “per culpa in eligendo” e/o “per culpa in vigilando”. Il garantismo va bene, la mancanza di approfondimento no, soprattutto se si parla di bambini. La verità si accerta anche con i processi, senza dare giudizi sommari, come un’archiviazione che l’autore, la famiglia e i legali ritengono prematura.
- ex senatore di An, già presidente della Commissione Tesoro e Finanze