Sostenibilità insostenibile
Stop alla pubblicità di carne e auto: l’ultima follia green si afferma in Europa e contagia anche l’Italia
A fare da apripista è stata Amsterdam, vietando gli spot in strada per automobili, voli, crociere e carne considerati troppo inquinanti per essere promossi. In Italia la prima è stata Firenze e anche Genova si prepara
Dal divieto di pubblicizzare la carne a quello di promuovere le automobili, iniziano a dilagare nelle città europee regolamenti municipali di accompagnamento alla “svolta verde” segnati dalla stessa ideologia di fondo, radicale e distaccata dalla realtà, che vizia il Green Deal della Commissione Ue.
Mentre in Europa si discute animatamente di correttivi in vista della scadenza del 2030, quando si dovrebbe arrivare all’abbattimento delle emissioni di Co2 del 50% per poi raggiungere l’obiettivo della completa “neutralità climatica” nel 2050, si assiste così a un’azione pervasiva sul territorio volta a far accettare culturalmente questo grande “greenwashing economico”: si moltiplicano forti campagne mediatiche di sensibilizzazione rivolte principalmente ai giovani, che si traducono in una guerra senza compromessi a tutto ciò che è considerato inquinante, dall’industria automobilistica a quella alimentare della carne, bollata come alimento poco sostenibile (tra le varie motivazioni ci sarebbero le emissioni di gas tramite le flatulenze delle mucche negli allevamenti intensivi…).
Dalla trasgressione alla censura
Tra i tanti modi con cui si stanno abituando le persone a questo presunto cambiamento epocale, la città di Amsterdam, dal 1 maggio, ha vietato ogni tipo di pubblicità di automobili, voli, crociere e carne, ovvero tutti quei prodotti riconducibili ai combustibili fossili e ad alimentazione considerata poco sostenibile. La città famosa per aver legalizzato il consumo di droghe leggere e l’esercizio della prostituzione, levata la maschera della trasgressione si mette quella della censura, andando contro le leggi del libero mercato e contraddicendo quell’idea libertaria di cui si ammanta e che la contraddistingue nel mondo, come un fattore ormai culturale, tipico di tutta l’Olanda. Ad Amsterdam, quindi, non si potrà trovare la carne sui cartelloni pubblicitari ma si potrà trovare la “carne” nuda e con i tacchi a spillo, nelle vetrine del quartiere a luci rosse.
Il “problema” della carne
Secondo questa logica, il consumo di carne sarebbe problematico per la salute pubblica, mentre l’uso di droghe leggere o l’accesso alle pratiche eutanasiche no. Ora c’è da dire, per onor di verità, che anche le pubblicità dei Coffee Shop sono vietate in tutta l’Olanda, quindi la questione restando circoscritta all’ambito pubblicitario, sembrerebbe identica, ma in realtà non è così. Lo sdoganamento delle droghe leggere è avvenuto appunto in ottica pseudo-libertaria, dove l’individuo può scegliere di consumare una sostanza che non farebbe poi così male (a detta dei liberalizzatori) e nell’ottica della regolamentazione di un mercato sommerso; per quanto riguarda la carne, elemento fondamentale della dieta onnivora, si sta iniziando a mettere in discussione il suo beneficio sulla salute umana.
Pur restando per ora solo al divieto di pubblicizzarla, dietro c’è una forte convinzione ideologica che la carne in sé e non il suo abuso faccia male e allevare mucche non valga la pena per il presunto danno ambientale, in rapporto al piccolo beneficio alimentare che la carne apporterebbe nella dieta del consumatore. Oltre alla discutibilità in sé di tali idee, il problema vero è di come queste vengano imposte nella cultura alimentare europea, con manovre di propaganda, come anche le stomachevoli (possiamo dirlo) campagne per spingere al consumo delle farine di grillo o larve, considerati alimenti a basso impatto ambientale.
Il punto non è quindi, permettere a chiunque di scegliere cosa mangiare, se una bistecca o un’insalata di larve, questa, sì, sarebbe una scelta autenticamente libertaria, ma condizionare i consumatori, dicendo subdolamente a chi consuma carne che sta danneggiando l’ambiente; senza contare l’aspetto economico, visto che la filiera della carne in Olanda occupa il 10% della forza lavoro nazionale, che vede l’impiego di 700mila persone circa.
Il “problema” dei combustibili
Per i combustibili la ricaduta economica nei settori dell’automotive e del turismo è ancora maggiore rispetto al settore alimentare, ma è interessante capire se la transizione verso l’elettrico sia veramente la scelta più sostenibile. Per quanto riguarda il trasporto, ad esempio, la produzione di massa di batterie o motori per veicoli elettrici, comporta un’estrazione di materiali che altera in modo significativo interi ecosistemi, come l’estrazione del litio, che comporta l’evaporazione di enormi quantità di acqua sotterranea, l’estrazione del cobalto, la cui lavorazione comporta il rilascio di metalli pesanti nell’ambiente, avvelenando le acque dei fiumi (ciò avviene principalmente in paesi del terzo mondo come il Congo), o l’estrazione e la raffinazione delle terre rare, che ha un impatto ambientale devastante. Lo smaltimento delle batterie elettriche ha un impatto ambientale altissimo, anche se c’è da dire che attualmente si sta puntando verso una filiera di riciclo. Inoltre, c’è il problema economico-strategico di consegnare l’intero settore automobilistico nelle mani della Cina, visto che le componentistiche per auto elettriche e le auto stesse sono per la maggior parte prodotte lì.
In Italia Firenze e Genova si adeguano
Firenze è stata la prima città italiana a vietare le pubblicità dei combustibili fossili, approvando in consiglio comunale una mozione a febbraio 2026, divenuta attuativa dal 6 maggio, che ha fatto esultare le associazioni ambientaliste. Anche a Genova, la giunta Salis ha approvato una mozione presentata da Avs, che invita a valutare la possibilità di vietare la pubblicità di prodotti e servizi che riconducono all’utilizzo dei combustibili fossili, in prossimità della metropolitana, delle fermate degli autobus, di scuole e ospedali. Per fortuna in Italia, almeno per ora, pare che l’ostracismo verso la carne non abbia attecchito, anche perché sarebbe un’assurdità pensare di fare la guerra a un’eccellenza gastronomica del nostro paese.
In tutto ciò, c’è da segnalare come l’Europa sia attualmente il continente che inquina di meno al mondo e, per attuare la transizione ecologica, di fatto rafforzerà economie di paesi altamente inquinanti.
Ultima notizia
Convegno in Senato
Il Mediterraneo cambia asse, la Sicilia torna ad essere crocevia strategico per l’Italia e per l’Europa
Politica - di Alice Carrazza