Cervello senza riposo
Sommersi dalle notifiche: fino a 140 alert al giorno. Crescono la “notification fatigue” e la voglia di detox
Esattamente come i social, anche le notifiche danno dipendenza stimolando la dopamina e producendo rischi a lungo termine: la più esposta è la Generazione Z, mentre i baby boomers restano su livelli accettabili
Una ogni dieci minuti. Fino a 140 al giorno. Sono le notifiche che i giovani della generazione Z ricevono mediamente. Spesso vere e proprie scariche di (pericolosa) dopamina. Certamente un bombardamento costante che non lascia riposare il cervello. Tanto che sempre più persone spiegano di avvertirne gli effetti.
La «stanchezza da notifiche» opprime la generazione Z
La chiamano «notification fatigue» (letteralmente «stanchezza da notifiche») e il fenomeno è stato analizzato in diversi studi, secondo i quali gli alert senza sosta sul telefonino sono fonte di perenne distrazione e possono interferire con i processi cognitivi. Ogni notifica, infatti, interrompe l’attenzione del cervello e lo obbliga a spostarsi rapidamente da uno stimolo all’altro, alimentando nel tempo una sensazione continua di pressione e stress.
Fino a 140 notifiche al giorno, i baby boomers solo 22
In chi vive periodi di reperibilità o attesa, il pensiero che ogni vibrazione o schermata accesa possa portare una notizia importante può tenere la mente in una condizione di vigilanza continua, anche durante il riposo. Mentre tra gli studenti risulta in aumento la difficoltà a mantenere una concentrazione duratura durante una sessione di studio a causa delle continue interruzioni dovute alla «necessità» di visionare decine o centinaia di volte al giorno la schermata di blocco del proprio dispositivo mobile.
Poco importa, in questo caso, se le notifiche in entrata abbiano effettivamente rilevanza. A ogni modo, il fenomeno riguarda tutti anche se il divario generazionale delle notifiche appare evidente. Secondo un’analisi condotta da Unobravo la Gen Z risulta quindi la più esposta (140 alert), seguita dai Millennials che riceverebbero in media 124 notifiche al giorno. Molto distante da questi numeri la generazione X (59 notifiche al giorno) e i Baby Boomers che registrerebbero una media di appena 22 notifiche al giorno.
Uno stimolo che attiva la dopamina
Instagram e WhatsApp: sono queste le applicazioni dalle quali provengono quasi la totalità delle notifiche giornaliere. Soprattutto tra giovani e giovanissimi. Mentre nel terzo gradino del podio troviamo le mail. Ma soffermiamoci sulla Gen Z (nati tra il 1997 e il 2012) e precisamente nella sottofascia composta dagli studenti e dalle studentesse delle scuole superiori. Come ricordano gli esperti, gli smartphone sono progettati per catturare e mantenere l’attenzione attraverso notifiche, suoni e contenuti in continuo aggiornamento. Ogni interazione, un like, un messaggio, un nuovo video attiva il sistema di ricompensa del cervello rilasciando piccole dosi di dopamina.
I rischi sul lungo periodo
Questo crea un meccanismo di gratificazione immediata ma non senza possibili conseguenze. Non a caso si consiglia di tenere il telefono spento o in un’altra stanza mentre si studia o si affronta una mansione che richiede concentrazione. Secondo uno studio pubblicato da Science Direct, infatti, «le notifiche causano un rallentamento temporaneo dell’elaborazione della durata di circa sette secondi; la perturbazione deriva dai meccanismi di valutazione della salienza, del condizionamento e della rilevanza». Mentre il continuo abituarsi a tali meccanismi (aggiornamenti costanti dai quali possono conseguire interruzioni anche di diversi minuti una volta aperta l’applicazione in questione) può ridurre nel lungo periodo la capacità del cervello di analizzare informazioni o testi che richiedono maggiore tempo per la comprensione.
Anche le notifiche danno “dipendenza”
Nemmeno disattivare la suoneria talvolta è abbastanza. La maggior parte dei giovani dichiara di sentire il bisogno di controllare quasi compulsivamente la schermata del proprio telefonino, anche in assenza di avvisi acustici. Si riscontra così una specie di dipendenza dalle notifiche e, più in generale, dallo smartphone in sé. Basta un alert per rimanere intrappolati nel vortice dei reel su TikTok: balletti, storytelling e video di ogni tipo come se piovessero. Intanto il tempo scorre, la mente si sente assuefatta come se stesse consumando una sostanza stupefacente e il piacere della vita reale rischia di venire meno.
Il boom dei «digital detox»
Non è un caso se negli ultimi anni sono sempre più frequenti le proposte di viaggi denominati Offline Days. Vere e proprie esperienze di «digital detox» (momenti in cui si sceglie di astenersi completamente dall’utilizzo dello smartphone, ndr) alle quali prendono parte anche giovanissimi under 16. Così si annullano le distrazioni, si riscoprono le macchine fotografiche analogiche per immortalare i momenti più significativi e si riscopre la socializzazione nella sua purezza.