L'impegno del governo Meloni
Più medici sì, ma ben formati: la grande riforma dell’accesso a Medicina passa gli esami
Semestre filtro al posto dei test, nuovo modello di selezione basato sul merito, organizzazione delle università e prime evidenze su motivazione degli studenti e funzionamento della riforma voluta dal governo Meloni
Partiamo da un presupposto irrinunciabile: l’Italia ha bisogno di più medici, ma solo a patto che costoro siano ben preparati. Esiste infatti un limite strutturale del sistema sanitario nazionale (Ssn) relativo alla possibilità di garantire i tirocini pratico-valutativi del quinto e sesto anno del corso di laurea in Medicina.
L’attuale offerta di 24.026 posti messi a concorso nel 2025/2026 è più che adeguata, ponendo il Ssn già al limite per quanto concerne la possibilità di formare buoni medici. Basti pensare che tale numero è praticamente doppio all’offerta formativa della Francia, che ha quasi dieci milioni di abitanti in più rispetto all’Italia.
La riforma dell’accesso: dal test al semestre filtro
È tempo di bilanci dopo la prima applicazione della riforma per l’accesso ai Corsi di Laurea a numero programmato nazionale in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi Dentaria e Medicina Veterinaria (legge 26 del 14 Marzo 2025). La ratio della riforma dopo oltre un quarto di secolo dall’introduzione del numero programmato nazionale (legge 264 del 2 Agosto 1999) è stata quella di passare da una selezione basata su test nozionistici all’accesso libero ad un percorso universitario con due possibili esiti finali dopo un solo semestre (e non un anno come in Francia): l’iscrizione ad un corso di laurea magistrale (es. Medicina) o in alternativa l’accesso ad un corso affine in ambito biomedico (es. Biotecnologie).
Da qui la duplice denominazione del semestre come aperto e filtro, definizioni entrambe calzanti e complementari fra di loro. L’accesso è libero come ai tempi in cui io stesso mi iscrissi a Medicina, ma esiste un filtro caratterizzato dal superamento di tre discipline (Biologia, Fisica, Chimica propedeutica biochimica) impartite da docenti universitari.
La differenza fra i due sistemi è sostanziale: prima vi era l’alea di un test gestito dal Ministero ora vi è un vero e proprio percorso universitario al termine del quale vi sono esami di profitto uniformi, utili per definire una graduatoria di merito nazionale. Certamente, vi sono migliorie da apportare, ma l’impianto finora ha retto anche all’assalto all’arma bianca perlopiù su base ideologica di molti ricorsi.
Il ruolo delle Università e le criticità operative
Pur fra oggettive difficoltà logistiche e riluttanza di alcuni docenti, le Università statali si sono ben comportate. Sussistono ovviamente margini di miglioramento, soprattutto sotto l’aspetto del tutorato a livello locale. Le idee non ci mancano né manca la giusta attenzione alle istanze delle associazioni studentesche, il cui parere va sempre ascoltato e valorizzato. Come va ascoltata la CRUI in quanto l’onere dell’organizzazione logistica e didattica è in capo ai Rettori.
Un sentito ringraziamento quindi a Rettori, Coordinatori dei corsi di studi, Presidi e docenti impegnati in prima linea negli insegnamenti del semestre. Vi siamo grati di come avete agito nell’interesse pubblico anche quando nutrivate legittimi dubbi, riserve e critiche, come è logico che sia quando si cambiano abitudini consolidate.
Allineamento pubblico-privato e prospettive
Fra gli aggiustamenti urgenti vi è quello di allineare il percorso delle Università private a quelle pubbliche. Di qui la meritoria proposta di legge di FdI a prima firma Cangiano di procedere in tal senso. Con la dovuta cautela, la prima impressione è che gli studenti che hanno frequentato il semestre siano molto motivati e confidiamo che ciò si traduca in una diminuzione degli abbandoni durante l’intero percorso di studi.
Ringraziamenti istituzionali
Un sentito ringraziamento alla premier Giorgia Meloni per avere dato un impulso fondamentale a questa riforma ispirata dalle pari opportunità di accesso al sistema universitario ed un plauso alla ministra Anna Maria Bernini per averci tutti pungolati a correre per riuscire a varare la riforma in tempi record.
∗Giorgio Zauli, ex-rettore Università di Ferrara
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