"Le risorse ci sono"
Emergenza energia, Procaccini sferza Bruxelles: “Fondi inutilizzati, mentre famiglie e imprese pagano il conto”
L’Europa continua a mostrare rigidità proprio mentre gli Stati membri chiedono maggiore flessibilità per affrontare le emergenze energetiche. A sottolineare la contraddizione al Corriere della Sera è Nicola Procaccini, dopo il no della Commissione europea alla richiesta italiana di derogare ai vincoli del Patto di Stabilità per finanziare misure straordinarie sul fronte dell’energia.
«È stata avviata una discussione che però non c’era – spiega l’eurodeputato di Fratelli d’Italia e copresidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR) – Conferma che non c’è stata un’apertura, però ricordo che l’articolo 26 del nuovo Patto di Stabilità consente già agli Stati membri di usufruire del parametro del 3% per fare fronte a situazioni emergenziali». Secondo l’esponente di FdI, il caso dello shock energetico provocato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz rientra pienamente tra le circostanze che giustificherebbero un intervento straordinario.
«Siamo alle solite: alcuni Paesi hanno più margini di altri»
Procaccini sottolinea come anche altri governi abbiano avanzato richieste analoghe a quella italiana, ma denuncia un atteggiamento consolidato da parte di alcuni partner europei. «C’è la solita distanza tra i Paesi cosiddetti frugali che hanno maggiori spazi di bilancio e consentono di intervenire con aiuti di Stato e altri che non hanno questi margini di manovra».
Per l’eurodeputato di FdI-Ecr il nodo resta sempre lo stesso: «Le discussioni europee sono sempre complesse e lente, come è normale per un condominio che ha 27 inquilini. Il problema, però, è che talvolta non c’è tempo da perdere mentre invece siamo in una sorta di limbo».
I fondi europei inutilizzati
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda la proposta avanzata dal presidente del PPE Manfred Weber e rilanciata anche da altri esponenti europei di utilizzare fondi già esistenti per sostenere le emergenze.
Procaccini ricorda che «ci sono fondi di diversi tipi, penso anche al Just Transition Fund, che non sono utilizzati». Da qui l’invito a superare rigidità burocratiche e pregiudizi ideologici: «Piuttosto che correre il rischio di non utilizzare per i progetti che si erano immaginati, penso sia opportuno impiegarli per venire incontro alle necessità dei cittadini».
Una posizione che si inserisce nella linea sostenuta da Fratelli d’Italia e dal gruppo ECR, favorevoli a una gestione più pragmatica delle risorse europee e meno condizionata da schemi amministrativi che spesso rallentano le risposte alle emergenze.
«Le posizioni possono cristallizzarsi»
Quanto alle prospettive di un accordo in sede europea, Procaccini non nasconde le difficoltà ma invita a non considerare chiusa la partita. «Nel senso che un lato in Europa c’è l’ottimismo di chi pensa che la crisi possa rientrare e anche in tempi non lunghi. Dall’altro, ci sono opinioni opposte, legate anche a situazioni geopolitiche particolari». Per questo, aggiunge, «da un lato in Europa c’è l’ottimismo di chi pensa che la crisi possa rientrare e anche in tempi non lunghi, dall’altro ci sono opinioni opposte».
Difesa e Nato: «Gli impegni vanno rispettati»
Nell’intervista trova spazio anche il tema delle spese per la difesa e degli impegni assunti dall’Italia in ambito Nato. Procaccini ricorda che «l’Italia intende utilizzare quelle risorse ma gli accordi che abbiamo sottoscritto in sede Nato prevedono il 5% del Pil in spese militari». Tuttavia, precisa, l’attuale crisi energetica rappresenta una situazione eccezionale che richiede priorità immediate.
«Si è creata una situazione eccezionale, che certo l’Italia non poteva prevedere né ha causato, che richiede una rivalutazione delle priorità. Oggi – ribadisce Procaccini – c’è un’emergenza e, pur mantenendo i patti, intendiamo farvi fronte».