L'inchiesta del Giornale
Modena, spunta una testimone: “Ho visto Koudri la sera prima, parlava di qualcosa che avrebbero visto tutti”. Finora nessun riscontro
Sul profilo di Salim El Koudri, l’italiano figlio di marocchini autore della tentata strage a Modena, si addensano nuove informazioni, notizie da verificare, sospetti da accertare. “Dettagli” che non escluderebbero una matrice islamica al gesto folle. Il Giornale ha raccolta la testimonianza di una donna, paramedico, convinta di avere incrociato Koudri venerdì, la sera prima dell’azione che ha gettato nel panico la città, ferito otto persone (di cui una grave). L’avrebbe sentito dire, parlando con uno straniero più anziano, che sarebbe successo qualcosa “che l’avrebbero visto tutti” e avrebbe incassato molti soldi.
Sul Giornale spunta una testimone: ho visto El Koudri la sera prima
“L’abbiamo sentita sabato sera. Nell’immediato non sono stati trovati riscontri diretti, ma quanto riferito rimane all’attenzione”, scrive il quotidiano diretto da Cerno. La storia della testimone, poi sentita dalla questura, viene ripresa con la massima cautela. Ma se fosse tutto vero la regia della mancata strage avrebbe ben altre connotazioni da quelle attuali. La donna vive e lavora a Modena ed è vicina a Israele. “Un fatto che potrebbe far pensare male”, si legge sul Giornale che prosegue sostenendo che la testimonianza appare lineare e asciutta. “Sono uscita per andare a prendere la macchina percorrendo una strada che conosco bene – racconta – quando stavo arrivando davanti a un negozio gestito da pachistani ho notato due persone, che sembravano straniere ed erano vestite bene”. Descrive quello più giovane con “un giubbotto chiaro, beige, e pantaloni scuri larghi”. E l’altro più anziano, di spalle “come se non volesse farsi vedere”. Quando arriva a pochi passi da loro sostiene di avere sentito chiaramente il più giovane “che parlava a voce alta, quasi esaltato, dicendo “succederà qualcosa che vedranno tutti””.
La donna: l’ho sentito parlare di soldi con un uomo più anziano
Poi un altro particolare rilevante. Sente parlare di soldi. “Sarebbero stati pagati 40mila euro e se andrà bene avrebbero preso anche di più”. Sul primo momento la testimone pensa “al solito straniero che fa lo sbruffone”. Poi – continua il racconto del Giornale – la donna si insospettisce perché “l’uomo più anziano, rimane di spalle e fa segno con la mani al ragazzo di abbassare la voce, come se volesse dirgli “basta””. Dopo la tragedia di sabato le torna tutto in mente Un amico giornalista la convince ad andare in questura, dove arriva dopo le 21. Dalla questure confermano il colloquio (“l’abbiamo sentita, ma sembrava un po’ vaga”. Quando domenica escono sui giornali le prime foto di El Koudri la donna lo riconosce nella foto in bianco e nero.
“Sono sicura, se mi chiamano sono pronta a tornare in questura”
“Il giovane era lui” ribadisce molto convinta aggiungendo che parlava italiano ma non troppo bene. Se fosse vera la storia dei soldi, ma ripetiamo non esistono riscontri oggettivi, si tratterebbe di qualcosa di pianificato, ordinato. Anche se – osserva chi si occupa del caso – “non c’è stata alcuna rivendicazione, come i gruppi jihadisti fanno sempre”. Ma la donna sentita dal quotidiano, a condizione di restare anonima, è convinta di aver intercettato l’autore della folla corsa in macchina che ha tranciato la folla. “Sono sicura che era lui e se mi chiamano sono pronta a tornare in questura per ribadirlo senza problemi”.
Le scuse della sorella: “Non so se riuscirò a guardarlo negli occhi”
Ma c’è dell’altro. Dagli investigatori emergono dettagli importanti, a partire dalla ricerca disperata di un lavoro che per El Koudri era diventata un’ossessione.E ancora i suoi diari in arabo (passati al setaccio delle traduzioni) e le testimonianze dei familiari che confermano che negli ultimi tempi si era chiuso sempre più in una dimensione virtuale tra cellulare e web. Intanto la sorella del 31enne si scusa a nome della famiglia con i feriti e le loro famiglie. “Non riesco a trovare a trovare le parole…se non che ci dispiace. Non possiamo neanche smettere di volergli bene, lo andremo a trovare ma non sappiamo quando…non so neanche se riuscirò a guardarlo negli occhi”.
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