L'ex governatore si racconta
Michele Emiliano in versione amarcord: «Mio padre era fascista». E sui funerali di Berlinguer ricorda il silenzio rispettoso per Almirante
Michele Emiliano si racconta al Corriere della Sera e, come spesso accade quando parla senza filtri, finisce per offrire un ritratto che assomiglia più a un romanzo politico che a una classica autobiografia.
Lo scrittore, magistrato, ex sindaco di Bari ed ex governatore della Puglia ha messo nero su bianco la sua biografia personale. C’è la grande storia del Novecento, la famiglia di militari, il nonno deportato nei lager tedeschi dopo aver rifiutato la Repubblica Sociale, il padre fascista, lui comunista, l’amicizia con Gianrico Carofiglio, la magistratura, la politica e perfino la nuova paternità a 66 anni.
Un racconto che, inevitabilmente, mette in luce anche alcune delle tante contraddizioni che hanno accompagnato la lunga carriera dell’ex sindaco di Bari e governatore pugliese.
«Mio padre era fascista. Io comunista»
Tra i passaggi più sorprendenti dell’intervista c’è quello dedicato al padre.
«Mio padre era fascista. E io comunista», racconta Emiliano.
Una contrapposizione che sembra uscita da un film italiano degli anni Settanta. Da una parte il padre missino “perbene”, convinto che la destra rappresentasse l’onestà e il senso dello Stato; dall’altra il figlio conquistato dal mito di Enrico Berlinguer, al punto da iscriversi al Pci dopo aver partecipato ai funerali del leader comunista. Una scelta che Emiliano ricorda ancora oggi con evidente nostalgia .
“Come mai era diventato comunista?”, chiedono Aldo Cazzulo e Tommaso Labate: “Per Berlinguer. Andai ai suoi funerali. Ricordo quella folla immensa. Il silenzio rispettoso al passaggio di Almirante. La gragnuola di fischi per Craxi, che l’aveva fatto fischiare al congresso di Verona. Presi la tessera, ma entrando in magistratura dovetti rinunciarvi”.
Il nonno maresciallo del Regio Esercito nei lager dopo l’8 settembre
Molto più intensa e significativa la storia del nonno Michele Emiliano, maresciallo maggiore del Regio Esercito. Dopo l’8 settembre fu deportato in Germania insieme ai figli e rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Una vicenda drammatica che racconta bene il sacrificio di tanti militari italiani finiti nei campi di prigionia nazisti.
Un pezzo di storia nazionale che merita rispetto e che rappresenta probabilmente uno degli aspetti più interessanti dell’intera intervista.
Da Berlinguer alla magistratura con Carofiglio
La carriera in magistratura nasce quasi per caso. Emiliano e Gianrico Carofiglio, amici inseparabili, decidono di tentare il concorso dopo essere stati accusati da alcuni conoscenti di non fare abbastanza per la società. Lo passano entrambi. Da lì inizia un percorso che porterà tutti e due ai vertici delle rispettive carriere, anche se con fortune politiche e mediatiche molto diverse.
La sinistra, D’Alema e il solito copione
Quando si arriva alla politica, Emiliano torna su una delle questioni che lo accompagnano da anni: il rapporto con Massimo D’Alema. Respinge ancora una volta le accuse di chi sostiene che la sua ascesa politica sia stata favorita dall’allora leader della sinistra. Secondo Emiliano, la candidatura a sindaco di Bari sarebbe stata il frutto esclusivo del consenso popolare e dei sondaggi. Una ricostruzione che naturalmente continua a far discutere, soprattutto tra chi ricorda bene le dinamiche del centrosinistra di quegli anni.
La frecciata a Meloni
Non poteva mancare un giudizio sull’attuale presidente del Consiglio. Emiliano riconosce a Giorgia Meloni la «ferocia del capo», ma sostiene che la sua leadership sarebbe oggi più debole e che sul piano internazionale nessuno vorrebbe un’Italia troppo forte.
Una lettura piuttosto bizzarra, soprattutto alla luce della indiscussa centralità conquistata dall’Italia negli ultimi anni nei principali dossier europei e internazionali. Una centralità che viene riconosciuta a livello globale anche dalle testate internazionali più lontane dalla destra.
Schlein promossa, Conte quasi
Se dovesse scegliere tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, il governatore pugliese non ha dubbi. Scommette sulla leader del Pd e arriva perfino a immaginarla a Palazzo Chigi. Un’immaginazione sfrenata, che conferma l’attitudine da romanziere, in questo caso di romanzi di genere fanta-horror per gli elettori del centrodestra.