Convergenze
Meloni: «Circostanze straordinarie chiedono risposte. L’Ue deve agire con coraggio, concretezza, velocità»
La premier ha ricevuto a Palazzo Chigi il primo ministro irlandese Micheál Martin, alla vigilia dell'assunzione della presidenza Ue da parte di Dublino: «Tra di noi diverse sintonie». Sul tavolo energia, bilancio Ue e crisi internazionali
Le crisi internazionali e le sfide che deve affrontare l’Ue sono state al centro dell’incontro a Palazzo Chigi tra la premier Giorgia Meloni e il primo ministro irlandese Micheál Martin. Un incontro particolarmente significato non solo per i rapporti bilaterali tra i due Paesi ma anche sul piano delle priorità europee, alla luce dell’imminente assunzione della presidenza Ue da parte dell’Irlanda, che prenderà il testimone da Cipro il primo luglio. «Voglio assicurare il sostegno pieno dell’Italia per la presidenza Ue irlandese e voglio augurare buon lavoro e risultati veloci, coraggiosi, pragmatici per l’Irlanda per l’Italia e per l’Europa nel suo complesso», la presidente del Consiglio.
Meloni: «L’Ue deve agire con coraggio, concretezza, velocità»
«Ci siamo confrontati a lungo su alcune delle priorità, chiaramente la dimensione geopolitica e il rilancio della competitività, la difesa dei valori comuni. Mi fa piacere aver riscontrato diverse sintonie tra di noi», ha spiegato, sottolineando che «l’inizio del semestre irlandese coincide con un momento nel quale l’Europa è chiamata ad agire dal nostro punto di vista con coraggio, con concretezza, con velocità, sulla sicurezza, sull’energia, sulla competitività». «È evidente – ha spiegato la premier – che noi non possiamo continuare a chiedere alle nostre imprese di correre sui mercati globali se siamo poi noi i primi a frenare la competitività di quelle imprese sotto il peso della burocrazia, degli oneri amministrativi, dei regolamenti che finiscono anche per amplificare in modo asimmetrico tra gli Stati membri l’aumento dei costi energetici».
La questione energetica «un’assoluta priorità per l’Italia»
La questione energetica, ha ribadito Meloni, per l’Italia «è un’assoluta priorità: la crisi iraniana sta producendo effetti che sono pesanti per le famiglie e per le imprese sulla competitività dei nostri sistemi produttivi». «Non si tratta di fare maggiore debito ma di allocare al meglio ciò che è già previsto», ha sottolineato la premier, che con il collega irlandese ha parlato anche delle proposte italiane contenute nella lettera inviata alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Siamo davanti a «circostanze straordinarie, al di fuori del controllo degli Stati membri, che a nostro avviso necessitano di risposte», che «legittimano l’estensione della flessibilità, che è stata già concessa per le spese in sicurezza e difesa, anche agli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica», ha spiegato Meloni, ricordando che «anche l’energia è sicurezza, anche l’economia è sicurezza per i nostri sistemi».
Il «segnale» che deve arrivare da Bruxelles
Per questo va prevista «l’estensione del campo di applicazione della National Escape Clause anche agli interventi necessari per tutelare le famiglie, i lavoratori e le imprese dall’impatto della crisi», ha detto Meloni, richiamando nuovamente la Ue a riflettere sul fatto che la previsione di spendere 800 milioni di euro per ristrutturare la sede del Consiglio Ue, «non va nella giusta direzione» e «quindi forse anche qualche segnale da questo punto di vista può essere interessante».
Le convergenze su migranti e bilancio
Ancora per quanto riguarda l’Ue, Meloni e Martin hanno condiviso «l’attenzione verso la dimensione esterna dell’Unione europea e quindi la cooperazione anche con le nazioni di origine e di transito che l’Ue sta portando avanti» sul fronte migranti e riscontrato «una convergenza per quello che riguarda anche diverse altre materie del quadro finanziario pluriennale 2028-34», a partire dal fatto che «la Politica agricola comune e la coesione non sono in contrasto col concetto di competitività, sono piuttosto due preposizioni per garantire la giusta competitività ai nostri sistemi produttivi».
Le crisi internazionali: Ucraina, Gaza, Libano
Al pari dei temi europei, i due leader hanno avuto «uno scambio di vedute anche sui principali temi internazionali, a partire dal «processo per una pace giusta in Ucraina, su cui la presidenza di turno Ue irlandese sarà impegnata, e chiaramente deve sapere che troverà ogni sostegno possibile da parte dell’Italia». E poi il Medio Oriente, dove i due leader, «fermo restando il diritto alla sicurezza di Israele», condividono «alcuni punti fermi sulla situazione a Gaza e in Cisgiordania»: «La soluzione dei due Stati come unica pace giusta e duratura possibile, l’importanza di assicurare la assistenza umanitaria la popolazione civile, la condanna delle violenze dei coloni e delle attività di insediamento israeliane». Meloni e Martin hanno poi ribadito l’impegno a compiere «ogni sforzo utile per riportare stabilità, garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz» e per «garantire stabilità e sicurezza lungo il confine israelo-libanese, oltre che il pieno sostegno alla sovranità libanese».
Il punto sulle relazioni bilaterali tra Italia e Irlanda
Infine, un punto sulle relazioni bilaterali che «sono solide e crescono positivamente» e nel 2025 hanno visto segnare un aumento del 20% dell’interscambio commerciale. Ma, ha sottolineato Meloni, «io penso sempre che ci siano i margini per fare meglio per chi non si accontenta dei propri risultati». Su infrastrutture, energia, ma anche difesa, «ci sono diverse iniziative che stiamo portando avanti, sulle quali possiamo sviluppare una cooperazione strutturata coerente con le priorità europee che condividiamo», così come ci sono «le condizioni per lavorare su altri fronti», a partire dalla promozione degli scambi culturali, scientifici e studenteschi, «per aumentare le opportunità di crescita reciprocamente per i nostri ragazzi». «Il governo italiano – ha riferito Meloni – sta lavorando proprio in queste settimane particolarmente sul tema dello studio dell’inglese, che è fondamentale in quest’epoca. E ci piace l’idea di una cooperazione strutturata con diversi paesi, a partire ovviamente dai Irlanda Gran Bretagna».
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